Leggere rende liberi.
Questo è il motivo essenziale che porta gli uomini e le donne di tutto il mondo a perdersi in un racconto o in una storia, sfogliar pagine colme di parole una dopo l'altra bramando di arrivare a un finale, per piangere, ridere, commuoversi.
Scrittorincittà punta ad appassionare grandi e piccoli al grande mondo della lettura, organizzando incontri con scrittori di tutti i tipi e generi. Quest'anno a Cuneo si è tenuta la 27° edizione di questo festival letterario, con un tema molto speciale: CERCHI. Una parola che può essere intesa come voce del verbo cercare, "Cosa cerchi?" per capire meglio i desideri e sogni di ognuno, o come la perfezione delle cose.
A scrittorincittà si sono formati soprattutto cerchi di persone, radunate per condividere un'unica passione. Quest'anno ha partecipato all'evento un ospite molto speciale: don Ciotti, un sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, degli emarginati, perché anche lui ha vissuto l'esperienza di chi inizia una nuova vita, giudicato e deriso da chi non comprende le diversità. All'età di cinque anni si trasferì con la famiglia a Torino, lontano dal luogo in cui era nato, un paesino tra le Dolomiti. Viveva in una baracca, vicina al luogo in cui lavorava il padre. All'età di sei anni dovette iniziare la scuola primaria, ma i suoi genitori non potevano permettersi il grosso fiocco e il grembiule anche per il figlio più piccolo: era l'unico bambino senza, in tutta la scuola. L'insegnante un giorno entrò in classe, e, adirata per motivi privati, non riprese i bambini in ultima fila che facevano baccano, ma lui, il povero bambino che arrivava dalle Dolomiti. Quando la maestra iniziò a chiamarlo "montanaro", anche i suoi compagni lo presero in giro. Lui, accecato dalla rabbia, scaraventò il calamaio contro la maestra. Venne espulso nei primi venti giorni di scuola primaria, e questo evento gli cambiò la vita. Da adulto creò due associazioni per aiutare i ragazzi con problemi di dipendenza e per i migranti. "Non commuoversi, ma muoversi" dice il sacerdote, spronando i ragazzi ad aiutare il prossimo, e a combattere la discriminazione.
Don Ciotti ha scritto molti libri, tra cui "Lettera sul razzismo agli adulti di domani", rivolti ai giovani di tutto il mondo, per spiegare loro cos'è il razzismo e come porre fine a generalizzazioni e discriminazioni, per un mondo migliore.
"La pace non si costruisce restando puliti. Si costruisce sporcandosi le mani per il bene."
Elisabetta Fontana
By Giulia Marenchino e Flavia Patrichi
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“La scuola è la più potente arma di cambiamento” ha detto il premio nobel Malala Yousafzai. La nostra scuola ha deciso di fare parte di questo cambiamento e in occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne si è impegnata per sensibilizzare gli studenti su questo argomento importantissimo.
Nel 2025 il 26,5% delle donne italiane ha subito violenza fisica o sessuale; il 14,7% atti persecutori e stalking da parte del proprio partner, il 9% da parte di altri; a questo si aggiungono violenze psicologiche (17,9%) ed economiche (6,6%). E’ quanto emerge dall’ultimo report dell’Istat “La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia”.
Questi terribili dati rimangono pressoché costanti nelle rilevazioni e per questo bisogna parlarne, per capire e agire in modo adeguato. La scuola è uno dei primi posti dove si può fare tutto questo, sensibilizzando e facendo capire la gravità della situazione: solo così si potrà iniziare a fermare la violenza sulle donne che non riguarda solo l'Italia, ma tutto il mondo. Per questo il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il nostro istituto ha affrontato il tema in modi diversi adeguati alle diverse fasce d’età.
Per la scuola secondaria di I grado, si è trattato di un lavoro promosso dalla prof.ssa Trunfio con la collaborazione delle docenti di arte, prof.sse Lessan e Perelli, che ha coinvolto tutte le classi attraverso la realizzazione di un’installazione artistica.
Le classi prime hanno creato delle farfalle rosse e bianche, che rimandano alle donne che hanno subito violenze, ma anche al diritto a una vita sicura e libera dalla paura; le classi seconde hanno provveduto a portare quotidiani da cui sono stati selezionati articoli relativi al tema della violenza; le terze hanno realizzato foto significative sempre relative alla violenza sulle donne. In questo modo, grazie al contributo di tutti, si è riusciti a creare un percorso, scandito dalle farfalle e dai giornali, dall’ ingresso della scuola fino alla parete in vetrocemento delle scale interne, dove è stato appeso un cartellone incorniciato dalle foto dei ragazzi di terza. Durante la mattinata del 25, tutti gli alunni hanno visitato l’installazione e si sono confrontati con i docenti, per poi scrivere le proprie riflessioni su bigliettini che hanno attaccato sul cartellone.
Abbiamo intervistato la prof.ssa Trunfio, la quale ha ribadito l’esistenza di diverse forme di violenza, a cominciare da quella psicologica, oggi molto sviluppata anche per l’uso improprio dei social e di internet. La docente ha lasciato un messaggio per noi giovani, che è quello di fermarsi a riflettere sulle proprie azioni: tante volte si agisce senza ragionare, ma bisogna imparare a usare con consapevolezza gli strumenti tecnologici, perché possono essere utili ma possono diventare anche un'arma letale, se usati in modo sbagliato. Ci ha spiegato che purtroppo la giornata mondiale contro la violenza sulle donne continua ad essere di grande attualità perché ci sono molte più donne che subiscono violenza in una società ancora maschilista.
Speriamo che d'ora in poi ognuno di noi possa essere più attento, che non lasci passare inosservati eventuali campanelli di allarme e che agisca per costruire una cultura del rispetto tutti i giorni, non solo una volta all’anno.
Anna Ruffino e Giulia Marenchino
Il direttore dell’Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea, prof. Gigi Garelli, martedì 14 e venerdì 17 ottobre ha incontrato gli alunni delle classi III della scuola secondaria di I grado.
Al giorno d’oggi, è difficile non conoscere quello che succede nel mondo. Milioni di persone vivono tra guerre, conflitti, carestie, povertà… I giornali e i telegiornali non parlano d’altro. La guerra israelo- palestinese, ad esempio: quanti fra noi ragazzi ne conoscono davvero le cause e come si è arrivati a un conflitto così distruttivo? Per questo motivo il professor Gigi Garelli, da diversi anni responsabile della sezione didattica e direttore dell'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo, è stato invitato dalla nostra scuola per incontrare le classi terze e affrontare un argomento così delicato ma allo stesso tempo importante.
Una guerra solitamente è basata sugli errori di due parti, e spesso sono gli estremisti che causano queste situazioni di conflitto. Le tensioni nella regione della Palestina iniziano già dal 1948, l’anno in cui è stata proclamata unilateralmente la nascita dello Stato di Israele. Fin da subito nascono conflitti tra Palestinesi e Israeliani. Dopo la Shoah, l’ONU aveva deciso di affidare agli ebrei il territorio dove si erano già stanziati oltre duemila anni prima, ma in queste zone vivevano da secoli gli arabi… I territori vennero divisi in modo iniquo: la Cisgiordania e la Striscia di Gaza ai Palestinesi, il resto agli Israeliani. Venne dato molto più spazio agli Israeliani, anche se erano in minoranza. Ma la regione araba ancora oggi non è riconosciuta come uno Stato perché al tempo si era rifiutata di accettare la divisione.
Ma perché un territorio povero di materie prime e di risorse importanti è conteso violentemente da così tanti anni? Gerusalemme, la capitale culturale, è da sempre la sede delle tre grandi religioni monoteiste. Per l’ebraismo è la Terra Promessa da Dio al suo popolo. Per il cristianesimo è dove è morto Gesù Cristo. Per l’Islam è il luogo dove Maometto ebbe la sua ascensione. In questa città i pellegrini delle tre religioni possono recarsi per pregare nei rispettivi luoghi sacri: tempio di Salomone, moschea della Roccia e il Santo Sepolcro. Esse non sono mai riuscite a convivere pacificamente, ma dopo periodi di guerra e vari accordi di pace disattesi, si arriva finalmente a un compromesso: gli accordi di Abramo del 2020. Gli estremisti israeliani e palestinesi (Hamas) però non sono d’accordo con i due capi di Stato. È il 4 novembre 1995, quando il primo ministro israeliano Rabin viene assassinato da un suo connazionale estremista, che reputa, come molti altri estremisti, che senza un conflitto armato non si possa giungere a una conclusione. In più un’eventuale pace è una situazione scomoda anche per i produttori di armi che guadagnavano e guadagnano profitti miliardari. Ancora un'altra volta il tentativo di pace fallisce.
Dopo ripercussioni e violenze da ambo le parti, arriviamo al 7 ottobre 2023, giorno in cui 1500 miliziani di Hamas sfondano la recinzione della striscia di Gaza ed escono nel territorio di Israele, dove uccidono 1200 civili israeliani e ne catturano 400. Israele risponde bombardando la Palestina per cercare di distruggere le sedi di Hamas, ma uccidendo anche migliaia di innocenti. Così nasce un altro conflitto armato che ha portato alla distruzione di un terzo degli edifici della striscia di Gaza e al 93% della popolazione sofferente per la crisi alimentare.
Il prof. Garelli spiega chiaramente ogni dettaglio, lasciando spazio a qualunque domanda o dubbio. Coinvolge tutti, richiamando l’attenzione dei ragazzi con parole dello slang quotidiano e gesti divertenti. Usa esempi semplici e concreti, per parlare di un argomento che di semplice non ha proprio niente.
Bambini e adolescenti come noi, ma in altre parti del mondo, quando alzano gli occhi al cielo non hanno la fortuna di vedere la luna, le stelle, il sole. Il loro sguardo è concentrato su qualcosa di terribile. Le bombe che cadono sulla loro casa o su quella dei propri cari, sulla propria famiglia, sulla loro vita. Cercano di resistere alla fame, ma ecco che in un soffio di vento vengono portati via dalle braccia delle loro madri.
Ringraziamo molto il professore che è venuto a fornirci, come ha detto a inizio lezione, “Uno sguardo al passato per immaginare il futuro”, il futuro di noi giovani, e per averci fatto aprire gli occhi su un argomento di cui non dobbiamo essere all’oscuro.
Elisabetta Fontana, Anna Ruffino