La Resistenza "partigiana"
La Resistenza "partigiana"
Dina Clavena ed Enrico Boriani
Molti furono i giovani che, a Codogno, decisero di dire di "no" al regime impugnando le armi e facendo la scelta della lotta partigiana.
Tra questi Dina Clavena, esempio di Resistenza "al femminile" ed Enrico Boriani, “Tigre” per i partigiani, einhundertsechsundzwanzingtausendfunfundsiebzig (n.126.075) per i nazisti.
Lo zio Enrico, come viene ricordato in famiglia, era un ragazzo come tanti, che amava divertirsi con gli amici, suonare la fisarmonica, aveva una fidanzata e tanti sogni per il futuro ma... la guerra gli portò via tutto. A soli vent’anni, scelse di combattere il nazifascismo sulle montagne piacentine trovando la morte nel campo di concentramento di Mauthausen il 22 aprile 1945.
Oggi Codogno lo ricorda con una pietra d'inciampo posta presso via Cesaris, la strada dove all’epoca risiedeva la famiglia del Boriani. Ed è stata proprio questa cerimonia, svoltasi il 26 gennaio scorso, che ci ha spinto ad approfondire la conoscenza di questo giovane concittadino. Così, il 26 febbraio abbiamo incontrato la nipote, dott.ssa Enrica Maffini, che ci ha parlato di lui, dello zio Enrico.
Rosolino Ferrari
Il giorno 11 marzo noi alunni e alunne della classe 3^B abbiamo avuto il piacere di incontrare il sign. Aldo Ferrari, figlio di Rosolino Ferrari, e di ascoltare dalla sua viva voce la storia del padre: è stato un incontro importante perché il sign. Aldo ci ha parlato non solo di un partigiano ma, soprattutto, di un uomo coerente fino alla morte con i valori di pace e di libertà in cui credeva.
Per Rosolino (Lino) Ferrari la guerra cominciò molto presto: nel 1935 fu chiamato alle armi e inviato in Africa per la guerra di Etiopia, dove fu impiegato come autista. Vi partecipò con scarso ardore, presto sconvolto dagli atti di brutalità che gli italiani misero in atto contro la popolazione locale per portare a compimento la conquista dell'Etiopia. Fu proprio questa esperienza sconvolgente che gli aprì gli occhi sul fascismo e ne orientò le successive posizioni politiche ed ideologiche.
Dopo la caduta di Mussolini Lino fece la scelta della Resistenza partigiana: fu l’organizzatore e il comandante della 171ª Brigata SAP Garibaldi della zona di Codogno, che fu intitolata a Lolo Clavena, giovane partigiano codognese morto nel combattimento di Megolo. Venne catturato il 7 marzo 1945 a Codogno; portato a Lodi, malgrado le torture subite, dichiarò sempre di non essersi pentito di aver aderito alla Resistenza. Fu sommariamente condannato a morte e fucilato l’8 marzo al Poligono di tiro.
Le sue ultime parole, conservate in una lettera indirizzata alla moglie che il sign. Aldo ci ha letto durante l'incontro, sono un esemplare testamento spirituale, un invito al perdono, un inno alla vita e un dono d'amore...
Grazie sign. Aldo!