La Resistenza "della parola"
La Resistenza "della parola"
Franco Galluzzi e la forza della poesia
Quando tutto intorno a te sembra crollare, in un mondo nel quale sei un giovane privato della libertà di parola e di pensiero, cresciuto tra parate militari e simboli di un'ideologia non condivisa, in un Paese in guerra, che corre inesorabilmente verso la disfatta, tra paure, privazioni, incertezza per il proprio ed altrui futuro, ecco, allora che la parola poetica può rappresentare anch'essa una forma di Resistenza, sincera ed appassionata, forse meno "urlata", ma di certo non meno "potente".
Franco Galluzzi nacque a Codogno il 10 giugno 1923. Il padre Carlo possedeva una tipografia a Codogno che, negli anni del regime, fu particolarmente attiva nella propaganda antifascista: lo stesso Franco, assieme agli amici che condividevano i suoi ideali, andava a distribuire per le strade della città la stampa clandestina per mantenere vivi i valori della libertà e della democrazia a cui i suoi genitori lo avevano educato.
Studente spesso richiamato per l'assenteismo alle parate fasciste (anche questa una forma di Resistenza), frequentò prima il Collegio Ognissanti, poi il Liceo Classico Verri di Lodi ed infine la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Statale di Milano. Gli studi universitari vennero interrotti dopo tre anni, con la chiamata alle armi nel gennaio del '43. Dopo l'8 settembre, tuttavia, fece una scelta, forse "naturale" per un ragazzo già segnalato per il suo antifascismo al Questore di Milano, ma non per questo meno facile: decise di aggregarsi alle formazioni partigiane della Valdossola, dove prese parte a vari combattimenti contro i nazifascisti. Arrestato più volte, partecipò all'insurrezione dell'aprile del 1945 ma il suo corpo già debilitato dai sacrifici cedette: Franco, all'età di soli 22 anni, si ammalò e morì il 2 maggio 1945.
Franco non c'è più, ma ci ha lasciato i suoi versi, quelli che scrisse adolescente, sotto il regime fascista, e quelli che scrisse ai tempi della lotta partigiana. Ci parlano di un ragazzo nobile e sensibile, capace di innamorarsi ed apprezzare le piccole gioie quotidiane, ma ci raccontano anche di riflessioni profonde, dolorose ed inquiete, come queste:
"Ma allora cos'è questa morte che tra le crepe della vita ci guarda / cogli occhi di un'amante respinta? Ce la sentiamo nelle pupille, / qualche volta; qualche altra nei sensi che la sua terribile inconsistenza / affila, scarna. Guardiamo a lei come si guarda al fondo d'un orrido e / ci corre per il corpo lo stesso raccapriccio che ci fa ritrarre, lo stesso / inverosimile fascino che ci tiene inchiodati a fissare. / La morte è la sola verità che l'uomo non può permettersi d'ignorare."
fine aprile 1945 (dagli scritti di Franco Galluzzi)
Fonte: "Franco Galluzzi, Se potessi...", Quaderni dell'Istituto Lodigiano per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea - n. 13 - aprile 2004
Ecco, oggi, noi ragazzi della 3^B abbiamo deciso di dare nuovamente voce alle sue parole...
Elias, Davide, Elisabetta, Riccardo, Nihal, Giulia, Carlotta, Elisa, Tommaso, Maria, Nikola, Matteo, Diego, Riccardo.