Impermanenza significa che tutti i fenomeni (cose, esseri, sensazioni, emozioni, pensieri, situazioni) sono soggetti a nascere, durare un certo tempo e passar via o sparire. Ogni cosa esistente è un insieme di elementi in relazione tra loro, transitori e soggetti ad un continuo cambiamento. Tutto ciò che ha inizio, ha fine. L’impermanenza è appunto questo processo di continua creazione e distruzione dei fenomeni e senza, la vita non sarebbe possibile. Essa ha due aspetti :
Grossolano : è la cessazione, morte o scomparsa dei fenomeni ;
Sottile : è la continua trasformazione dei fenomeni, istante per istante.
L’impermanenza porta il praticante a creare un atteggiamento mentale diverso dal consueto insegnandoci soprattutto a guardare le cose e le situazioni così come sono, senza sviluppare sentimenti di attaccamento o di avversione. Noi soffriamo non perché l’impermanenza sia di per sé sofferenza, ma perché non riusciamo ad accettare che le cose cambino.
Nel nostro desiderio di stabilità, ci riteniamo traditi quando ci accorgiamo che il mondo è un complesso di fenomeni in continua evoluzione, che non ci è possibile controllare completamente e nel quale non si trova una realtà ultima dotata di una natura permanente ed immutabile in cui possiamo confidare.
Pensiamo che cambiamento equivale a perdita e sofferenza; vogliamo disperatamente che tutto continui così com’è. In realtà, l’unica cosa durevole è paradossalmente proprio l’impermanenza e la nostra lotta per trattenere le cose così come oggi sono non solo è impossibile, ma ci provoca proprio quella sofferenza che vogliamo evitare.
L’errore sta nel fatto che per essere felici ci aggrappiamo a ciò che è per natura inafferrabile. Invece di aggrapparci disperatamente alle cose e tenerle strette dovremmo imparare ad allentare la presa e a lasciar andare: accettiamo l’impermanenza, gustando nello stesso tempo la vita senza possessività.