Splash* nasce per aprire uno spazio di lavoro basato su valori, pratiche di cura e responsabilità condivisa e circolare. Metodo e merito del progetto si intersecano in una pratica permanente di restituzione reciproca dei punti di forza, valorizzazione delle capacità latenti, tanto interne alla cooperativa quanto ai processi e alle relazioni che attiviamo.
Sperimentare configurazioni alternative di economia
L'obbiettivo che ci proponiamo è determinare spazi generativi di economie alternative all'economia dominante. Vogliamo quindi determinare condizioni di possibilità per ibridare forme di lavoro e forme di vita. Immaginiamo un lavoro che non sia scisso dai nostri obiettivi di superamento dell'economia estrattiva, con il suo individualismo sfrenato e finalizzato alla mera retribuzione. Il lavoro diventa una condizione materiale primaria per produrre una dimensione sociale che sia politicamente attiva.
Abbiamo imparato in ogni ambito della nostra vita sociale che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Mentre la fine del mondo inesorabile si avvicina, ci siamo ritrovat* nel bisogno vitale di tornare a immaginare. Crediamo fermamente che le alternative prendano forma quando si mettano insieme, rigenerandole, capacità, intelligenze e la nostra vita quotidiana vincolata al lavoro salariato. Costruire forme di lavoro alternative in cui la produzione - di qualunque tipo - sia fine e mezzo corrispondente all'espressione di desideri e bisogni nostri e delle realtà che abbracciamo non è un'utopia, ma la forma più ragionevole e sostenibile di produrre. Materializziamo nel qui ed ora il mondo che vogliamo e che crediamo valga la pena costruire.
In questo mondo immaginiamo un proliferare di produttori e produttrici liberamente associate dove l'unico parametro di valore del lavoro intellettuale e materiale sia la piena realizzazione del sè, individuale, collettivo e territoriale.
Altre forme di stare in relazione determinano altre temporalità: fuori dalla linearità dello spazio-tempo capitalista accumuliamo negli interstizi le forze per rispondere alle nostre necessità e desideri piuttosto che alle imposizioni che riceviamo.