«L’obiettivo principale della scuola è quello di creare individui capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto.»
Jean Piaget
Istruzione e formazione rappresentano il primo elemento di cambiamento sociale. Esse non devono essere privilegio di pochi, né una gara per il raggiungimento del posto migliore, bensì un diritto sancito dalla Costituzione da mettere in pratica con politiche attive. Il sistema culturale e formativo sono elementi fondamentali per capire in quale direzione sta andando la nostra società: ecco perché nessuno può e deve esserne escluso.
Oggi più che mai la scuola è chiamata, insieme al resto della comunità, alla costruzione di un mondo inclusivo, attraverso un percorso che tenga conto del grande mutamento intercorso nelle condizioni giovanili – a partire dalle modalità di comunicazione, che hanno a loro volta inciso su tempi, modi e luoghi dell'apprendimento – nonché delle prospettive generali del pianeta.
Il nostro governo, in piena continuità con quelli precedenti, ha destinato meno di un decimo dei duecento miliardi previsti dal PNRR all’istruzione e alla formazione. Questo al fine di sostenere spese militari sempre più massicce, in totale asservimento agli interessi USA e NATO e a discapito di istruzione e salute dei propri cittadini. Paghiamo la guerra di altri col nostro futuro.
UNICEF e OCSE considerano l'Italia agli ultimi posti tra i Paesi europei per riconoscimento ed esercizio dei diritti di infanzia e adolescenza. Il 13,5% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni abbandona precocemente gli studi, precludendosi possibilità emancipatorie attraverso un lavoro dignitoso. In questo senso, i percorsi di riqualificazione professionale sul nostro territorio, come il già collaudato Chiantiform, ci appaiono un ottimo strumento per arginare il problema, purché non cerchino di sostituirsi a un adeguato percorso assistenziale e perdano di vista la principale causa di rinuncia all’istruzione: la povertà.
Gli ultimi anni, poi, hanno registrato inoltre un’accelerazione verso la privatizzazione del sistema educativo e la sua finalizzazione alle esigenze del mercato e delle imprese, penalizzando gli aspetti formativi e pedagogici.
Attraverso la contrattazione di istituto, con cui il potere decisionale si è accentrato nella figura del dirigente scolastico (definito “datore di lavoro”), la scuola è diventata un’azienda, retta da logiche commerciali. L’alternanza scuola-lavoro nasconde dietro la facciata di una formazione sul campo veri e propri stage non retribuiti, spesso anche pericolosi, che abituano lo studente alla normalità di situazioni lavorative precarie e poco sicure. Si tratta di una strumentalizzazione del sistema scolastico atta a creare competenza senza conoscenza, e il suo fine è soltanto l’inserimento in un mercato del lavoro caratterizzato da precariato e sfruttamento, in cui l’individuo è considerato unicamente sulla base della sua produttività e isolato nell’ignoranza dei propri diritti. Ciò è parte dello stato di cose che porta a un numero così allarmante di morti sul lavoro.
La scuola deve invece mettere al centro il rapporto dei più giovani con il paesaggio e la natura, con altre culture e spiritualità, con tutto ciò che è estraneo e diverso; stimolare la loro immaginazione passando dai divieti alle possibilità; metterli in grado di pensare e di agire in modo autonomo, creando connessioni con umani e non umani; esaltare il valore del gioco, del tempo perso, dell’amore per la lentezza in una società sempre troppo frenetica, che non lascia alcuno spazio per guardarsi dentro – dove ogni cosa ha inizio.
Le nostre proposte:
1. Inaugurare una battaglia culturale per sganciare l’accesso all’asilo nido dal welfare per la parità di genere e agganciarlo invece ai diritti dell’infanzia e alla prevenzione delle disuguaglianze educative. L'asilo nido può essere un diritto individuale da garantire a tutti, invece che un servizio a domanda individuale. Il Nido è educazione alla famiglia.
2. Rivedere e rafforzare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria al fine di rendere tutti gli edifici esistenti adeguati alla salvaguardia della sicurezza e superamento delle barriere architettoniche ancora esistenti.
3. Lavorare per garantire trasporto scolastico e mense accessibili a tutti, e gratuiti per i meno abbienti (vedi al punto “trasporti”).
4. Inserire percorsi di educazione affettiva e relazionale all’interno delle scuole, gestiti da professionisti – psicoterapeuti e pedagogisti – laici. Sappiamo che l’umanità del futuro dovrà fare i conti con un inedito paesaggio antropologico, economico e sociale: quella relazionale è perciò una competenza fondamentale per gli adulti del futuro. Occorre aprirsi a nuove prospettive, eliminando alla radice tutti i pregiudizi etnici, linguistici, religiosi e di genere.
5. Sostenere forme di educazione all'aperto per avvicinare alla cura di ambiente, piante, animali, tempo e relazioni personali. Incentivare le strutture culturali e sportive del territorio – musei, biblioteche, associazioni del terzo settore, del volontariato sociale e associazioni sportive – perché arrivino a formulare proposte e organizzare insieme alle scuole attività di ricerca, di studio, di organizzazione creativa del tempo libero da dedicare anche a percorsi di esplorazione e interventi di cura del territorio, ricevendo a tal fine risorse adeguate.
6. Tornare al tempo pieno nella scuola primaria ed estenderlo alla secondaria I grado, anche in forma di laboratori che coinvolgano agenzie culturali del territorio. Lavorare più con i ragazzi nelle strutture e caricarli molto meno di compiti per casa. Il tempo pieno ha consentito di attivare un nuovo rapporto con la comunità, con il territorio, garantendo capacità di accoglienza, integrazione delle diversità e rilancio della conoscenza e istruzione.
7. Prevedere l’inserimento nei tirocini formativi e professionalizzanti di un’adeguata educazione in materia di diritto del lavoro e sicurezza. Tali tirocini inoltre devono essere svolti soltanto se non sottraggono tempo prezioso alla didattica e devono essere retribuiti.
8. Superare gli organi collegiali poiché non sanno garantire la partecipazione attiva dei genitori e di tutti gli attori coinvolti nel processo di educazione. Una scuola ben pensata richiede l'ascolto dell'intera comunità educante. È indispensabile riprendere il dialogo tra tutti gli attori di un processo di cambiamento che è incentrato sui luoghi del sapere.
9. Aprire sul territorio del comune una Scuola Professionale Edile del Chianti che faccia da riferimento per tutta l'area, sul modello di quella di Firenze, per dare dignità formativa a un settore spesso descolarizzato e a bassa professionalizzazione. Il polo consentirebbe di avviare percorsi di coscienza individuale e collettiva nei confronti di responsabilità, rischi, sicurezza e diritti, e potrebbe essere il centro propulsivo per immaginare e implementare un’edilizia sostenibile per il futuro (come accennato nel punto “Urbanistica”).
«La cultura (…) è organizzazione, disciplina del proprio io interiore: è presa di possesso della propria personalità e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.»
Antonio Gramsci
Riferimento imprescindibile per tutti gli aspetti del nostro programma sono i valori dell’antifascismo. Poiché il contesto politico attuale vede il partito erede della tradizione fascista in maggioranza al governo, e le organizzazioni neofasciste in espansione, promuovere l’antifascismo è il primo e il più importante dei mezzi a nostra disposizione per arginare il dilagante processo di normalizzazione, se non addirittura di mitizzazione, del fascismo.
La Costituzione italiana è nata dalla Resistenza, con la vittoria e la liberazione dalla dittatura fascista: tale Costituzione rimane per noi il punto di riferimento fondamentale per attuare i principi di una democrazia sostanziale, e non solamente formale.
Poiché i beni artistici e culturali devono poter dialogare con il presente e non inventare la tradizione, per noi è fondamentale superare la retorica di certi appuntamenti annuali ormai scontati e privi di autentico significato, se non quello commerciale, per calare nel contesto del quotidiano la lezione dell'antifascismo, così come la lotta contro la violenza di genere e la promozione di ogni forma di inclusività.
Mettere la cultura al centro delle politiche dell’amministrazione comunale significa anche attivare una molteplicità di interazioni che tengano conto di tutte le istanze (generazionali, geografiche, economiche, psicologiche, sociali), nonché valorizzare le figure professionali che operano a molteplici livelli nel settore culturale, abbandonando l’idea elitaria dei circuiti chiusi che troppo a lungo ha caratterizzato la gestione degli eventi artistici e culturali nel nostro Comune.
La cultura non è un ambiente chiuso e stantio, ma è un dialogo continuo che trascende confini materiali e ideali, temporali e spaziali; che affonda le proprie radici nel passato per interpretare il presente e creare il futuro, promulgando il valore della giustizia sociale. Presuppone un impegno diffuso per la comprensione degli eventi e per l'emancipazione dei popoli. Solo riconoscendo la centralità di questi valori si può pensare a fare cultura; diversamente, si tratta di una mera sequenza di eventi. Il nostro punto di partenza è pertanto quello di intercettare istanze e bisogni della comunità nella sua eterogeneità; raccogliere le proposte, studiarne la fattibilità e contribuire attraverso una programmazione culturale partecipata e diffusa a quel processo evolutivo che, a partire dal singolo, abbraccia l'intera collettività.
Le nostre proposte:
1. Mappare gli spazi culturali esistenti e creare un tavolo unico dove siano rappresentati tutti i soggetti che operano in campo culturale per fare un’analisi attenta dei bisogni e di eventuali interventi nei vari ambiti: dalle arti visive alla letteratura, dal teatro al cinema alla musica. Individuare se necessario nuovi spazi da destinare a tali attività e per aprire centri di formazione, laboratori, doposcuola, ludoteche o altri spazi autogestiti (alcuni di questi ambienti potrebbero derivare dai fondi discussi al punto “Commercio e Turismo”). Valorizzare in senso culturale i circoli ricreativi e le realtà associazionistiche già presenti nel capoluogo e nelle frazioni: non si può accettare passivamente la deriva che li sta tramutando tutti quanti in “mangiatoie”.
2. Implementare e potenziare gli strumenti di bilancio partecipativo: l’obiettivo è allocare risorse da destinare a proposte e progetti dal basso. Tale processo deve prevedere: la pubblicazione del bilancio e degli atti ad esso collegati sul sito del Comune, con sufficiente anticipo rispetto alla discussione in aula; lo svolgimento di assemblee di frazione e di una conferenza cittadina al fine di discutere le manovre di bilancio, predisponendo inoltre versioni semplificate per facilitare la comprensione; la possibilità di avanzare proposte di iniziativa popolare al bilancio di previsione tramite una raccolta firme.
3. Promuovere una cultura dell’antifascismo basata su un’educazione alla complessità dei fatti storici, che non nasconda né luci né ombre, ma che si opponga da un lato al revisionismo storico promosso e incentivato dalle destre, e alla “brandizzazione” di un antifascismo di facciata promulgata dal centrosinistra. La scuola deve farsi principale promotrice, attraverso un’azione coordinata col Comune, con l’Anpi e le altre associazioni antifasciste, di proposte formative rivolte alle classi e ai docenti. L’Assessorato alla cultura deve occuparsi in prima persona di raccogliere e curare la comunicazione con gli istituti, in modo che la proposta culturale legata alla storia – in particolare a quella contemporanea – sia facilmente fruibile.
4. Potenziare la biblioteca, con un ampliamento all’interno delle frazioni. Non si tratta di realizzare nuove strutture, ma di decentrare attività e risorse in spazi già esistenti, spesso lasciati al degrado e all'abbandono.
5. Valorizzare dell’attività museale immaginando un nuovo ruolo per il nostro Museo Ghelli tramite attività parallele in loco: musica, teatro, conferenze, personalità locali o nazionali.
6. Ripensare e riqualificare il rapporto del territorio con le proprie eredità archeologiche, aprendo all’intervento di esperti per dare la giusta dignità ai reperti presenti sul territorio, come la tomba dell’Arciere e la necropoli di Montefolchi (Valigondoli/Poggio la Croce), per rimediare al disinteresse e ai danni dalle amministrazioni precedenti.
7. Lavorare per l'istituzione di un biglietto unico di accesso a tutte le iniziative museali e archeologiche indicate ai punti 5,6 e 7, oltre che agli eventi annuali promossi dal comune e alla rassegne proposte nel punto “Agricoltura”.
8. Sensibilizzare i giovani alla gestione degli spazi pubblici, tramite forme di responsabilizzazione che passino attraverso progetti di autogestione e iniziative promosse e organizzate esclusivamente da loro. La nostra vuole essere un’alternativa sistemica alle solite ricette in tema di controllo e sicurezza, senza visione, coraggio o inventiva, le quali contribuiscono solamente a fare dei luoghi pubblici una sorta di spazi ostili, aree di nessuno, sotto l’occhio freddo delle telecamere, e non aiutano invece in alcun modo i giovani a sentirsi più responsabili o partecipi del luogo in cui vivono.
9. Puntare alla creazione di occasioni educative permanenti, capaci di coinvolgere i cittadini dall’infanzia fino all'età adulta e senile, e di aprirsi al contributo delle culture extracomunitarie presenti, alla loro valorizzazione e interazione, inserendo nella programmazione eventi da studiare e costruire insieme. Tali iniziative andrebbero a fare da complemento alle manifestazioni annuali già presenti.
10. Rilanciare l'educazione degli adulti e della terza età, creando e promuovendo opportunità educative di tipo professionale, culturale e sociale che favoriscano il pieno esercizio del diritto di cittadinanza e del diritto di apprendimento e formazione lungo tutto l’arco della vita. Particolare attenzione potrà essere data all’alfabetizzazione linguistica e digitale, alle competenze matematiche funzionali, alle competenze sociali (come fiducia in sé, autodeterminazione, capacità di rischiare, autonomia, ecc.) e alle competenze trasversali (educazione affettiva).
11. Immaginare un Comune promotore della pace e del rispetto dei diritti umani. Seppur mantenendo un linguaggio istituzionale e rispettoso, il Comune deve rompere con le posizioni “cerchiobottiste” e schierarsi apertamente contro l’invio di armi e contro il sostegno alle guerre architettate e promosse da altri paesi, così come stabilito dalla Costituzione. Ogni voce conta, ed è dunque fondamentale premere con tutti i mezzi a disposizione per: il rifiuto dell’asservimento alla macchina bellica Nato, impostoci da un governo che non ci rappresenta e dalle pressioni statunitensi; per il cessate il fuoco immediato in tutte le zone di guerra; per la restorazione delle relazioni diplomatiche; e per la condanna del genocidio in corso a Gaza.
12. Partecipare come comune all’azionariato popolare della Cooperativa GFF a sostegno del progetto di reindustrializzazione dal basso degli ex-lavoratori GKN. Per dimostrare che un altro tipo di industria è possibile: una fabbrica socialmente integrata, nel rispetto della comunità e dell’ambiente. Fare inoltre pressione attraverso gli organi istituzionali affinché il Consiglio Regionale discuta una legge per l’istituzione di un consorzio pubblico regionale che intervenga direttamente a rilevare l’area e permetta finalmente la reindustrializzazione dal basso del sito.