NOTA BIOGRAFICA
Federico Lotito è nato a Corato, ha iniziato presto a scrivere poesie, ma solo
nel 2015 ha pubblicato la prima raccolta di poesie ‘Gocce d’anima’, edita da SECOP
edizioni. Le sue liriche sono presenti in diverse antologie.
Nel 2016 è stato ospite della XLVII Edizione del Festival Internazionale di
Poesia "Smederevo's poet autumn" a Smeredevo (Serbia); alcune sue liriche
sono state tradotte in serbo dal poeta Dragan Mraovic e pubblicate nell’Antologia
del Festival. E’ autore del testo teatrale "Don't try - il mio Hank", ispirato alla vita
dello scrittore americano Charles Bukowski, rappresentato a Corato e
successivamente in vari teatri di città limitrofe sotto la sua regia.
Nel 2018 ha pubblicato ‘E’ passato un silenzio’, SECOP Edizioni, sua seconda
silloge di poesie. Nel 2020, insieme ai poeti Luciana De Palma, Alberto Tarantini e
Nico Mori, ha pubblicato ‘Atti pandemici, quattro spiriti in quarantena’, opera di
poesie e prose autoprodotta. Nel 2021 pubblica per Besa editrice un racconto che
è stato inserito nella raccolta ‘C’era una nota in Puglia’. Nel 2022 pubblica ‘La
punteggiatura non è il mio forte’, SECOP ed, una raccolta di racconti.
Nel 2023 ha portato in scena ‘Sempre madre, lavoro teatrale liberamente tratto
dal film ‘Tutto su mia madre’ del regista spagnolo Pedro Almodovar.
È presente in diverse antologie di poesia e di prosa.
Collabora con la rivista letteraria on line ‘Zona di disagio’, diretta dal poeta e
critico letterario Nicola Vacca e con la rivista cartacea ‘Correlazioni universali’,
edita da Secop edizioni.
Nel 2024 sempre con SECOP edizioni ha pubblicato “Presenze minime” la sua nuova
raccolta di poesie.
Prefazione
Federico Lotito è un poeta che ama osservare la realtà e la sua poesia scaturisce dal vero delle cose
che tocca ogni giorno.
Le sue parole affondano sempre nella fisicità, si ritrovano in un gesto, non si sottraggono al tempo,
ma soprattutto sono interessate a mostrare sempre una chiarezza e limpidezza del linguaggio.
Con Presenze minime il poeta pugliese affronta tutto questo con la naturalezza e l’onestà di un dire
che spiazza, disarma e soprattutto fa pensare che nell’esistenza nulla è come sembra.
Il minimalismo poetico di Federico Lotito è prima di tutto un esercizio di disincanto in cui fare
poesia diventa l’unico modo per essere coinvolti e implicare nell’accadere che ci riguarda.
«me ne sto fuori dal chiacchiericcio, dall’esserci comunque. Della manciata di like, respiri di
narcisismo, non so che farmene. me ne sto fuori da tutto senza essere proprio fuori da questa vita
che mi presenta il conto con tasse e mance calcolate a parte. me ne sto fuori, scelgo di non
comprendere per forza questo o quello. me ne sto fuori, non mi preoccupo della mia solitudine tra
milioni di esistenze attente a coltivare l’apparenza».
Con questo incipit il poeta si propone e si presenta al suo lettore con le idee chiare e una scrittura
autentica che non ha nessuna intenzione di rinunciare alla parola nuda.
Presenze minime è un viaggio terrestre delle possibilità dell’umano e Lotito, come il suo amato
Carver, si inoltra nell’acqua scura e fonda del guado.
«… salviamo le vere parole dall’abuso / lasciamo al tempo la loro difesa / spetta a lui renderle
potenti e / domani saranno l’urlo di una gola muta».
Lotito sente addosso il terrore di essere poeta e quindi sa benissimo che bisogna scrivere nello
stesso modo in cui è necessario vivere.
La sua poesia è affollata dall’umiltà delle presenze minime e dall’ostinata libertà di cercare sempre
nella poesia il coraggio di dire no: «siedo qui nell’angolo / nessun compromesso con l’idiozia / non
amo essere un riflesso e scelgo io i colori / per la mia opera prima».
Federico Lotito nei versi di Presenze minime cerca quanto di più umano c’è nell’uomo, non arretra
davanti al caos e alla tragedia. La sua poesia ha sempre gli occhi aperti sulla realtà, le sue parole
non cercano scorciatoie e comode vie di fuga.
Nell’amaro sapore del viaggio incompiuto il poeta scava con lungimiranza nella fallibilità di cui
siamo fatti, noi presenze minime con le nostre illusioni e un prezzo da pagare.
Federico Lotito è un poeta implicato nell’ accadere e che sa aggiungere senza retorica e senza enfasi
le parole al racconto della vita che gli scorre sotto gli occhi.
Presenze minime è un libro solido di un poeta che nella scrittura ha deciso di essere sempre vigile,
di un uomo che ha scelto la parola per appartenere alla sua epoca, essendo in disarmonia con il
proprio tempo. Una parola sempre ostinata e contraria in cui la poesia è la lingua determinata nel
senso di un destino.