A Saturno conditum, questa una delle antiche definizioni di Arpino, che il mito vuole fondazione saturnina, opera di Cronos che, spodestato da Zeus, trovò rifugio nel Lazio, dove fondò le città del suo regno di abbondanza e benessere. Siti caratterizzati da un sistema di mura edificate dai Ciclopi, i soli capaci di trasportare e assemblare gli enormi massi che le costituiscono. Mura di cui ci resta un’importante testimonianza e che risalgono (forse) all’VIII o al VII secolo a.C. e che si combinano con altri elementi architettonici, come i torrioni difensivi del Rinascimento o la torre dei Piccolomini (XII secolo), fino a divenire, almeno cromaticamente, un tutt’uno.
Arpino è riuscita a barcamenarsi in un percorso storico di quasi tremila anni, giocando anche attraverso i suoi figli più illustri un ruolo importante in secoli ed epoche diverse. Nel De amicitia Cicerone definisce la sua famiglia stirps antiquissima, gente di pregio, come lo furono Caio Mario, sette volte console, o Vipsanio Agrippa, architetto del Pantheon, vincitore ad Azio, rifacitore di Roma. Non insignificante fu il contributo degli arpinati alla storia e alle lettere di Roma. In contesti diversi, come quello artistico, non di poco conto fu la presenza arpinate: si pensi a Giuseppe Cesari, il Cavalier d’Arpino o, modernamente, a personaggi come Umberto e Marcello Mastroianni, nati a Fontana Liri, a pochi chilometri da Arpino, ma di genitori arpinati, come i cognomi chiaramente attestano. Lo stesso vale per Ennio Morricone, figlio di arpinati, come il cognome rivela, ed estensore di un suggestivo encomio di Arpino. La storia ha lasciato tracce importanti pure nelle architetture: dai Ciclopi all’edilizia sacra e profana, dove ritroviamo il barocco, il romanico o testimonianze di epoche di mezzo.
Ma anche la geografia ha un ruolo importante nella vicenda di Arpino: sita su uno dei più importanti assi del centro Italia, fra Roma e Napoli, dove sono passati conquistatori o popoli in fuga, terreno di battaglia di Sanniti e Volsci, Latini e Romani, poi di tanti altri, dai Saraceni ai Francesi, dagli Spagnoli agli eserciti multietnici della battaglia di Montecassino. Queste diverse componenti della tradizione storica e della geografia arpinate le ritroviamo nel “dialetto”, dove latinismi e francesismi si combinano con termini di origine araba, spagnola o persino olandese, presenti ad Arpino con una colonia per avviare le nuove industrie della lana. Tali presenze, in primis quella napoletana, le riscopriamo a tavola, dove soprattutto l’influenza partenopea si fa sentire, in modi diversi. Assieme a una tradizione, quella della Ciociaria, nota per le sue paste artigianali, le carni di animali da cortile, i pesci di acqua dolce, i formaggi che arrivano anche dal vicino Abruzzo, per non parlare dell’olio, vero oro liquido di questa terra, con livelli di eccellenza non rari. Ci sarebbe ancora molto da dire di Arpino, ad esempio della sua ricca tradizione industriale e manifatturiera in epoca moderna, ma soprattutto della sua antica e ininterrotta tradizione negli studi umanistici e non solo. Ricordando, per tutti, il Liceo classico Marco Tullio Cicerone e il Convitto Nazionale.
Per la sua vicenda storica, per il suo territorio, per i suoi illustri figli, per la sua intrigante gastronomia, per le sue opere d’arte, per le ricche e antiche tradizioni culturali, Arpino merita di essere conosciuta ed “assaporata”, sempre pronta ad accogliere il visitatore con un Salvete Arpinum, benvenuti ad Arpino, e sagne e fagioli con gli asparagi di campo, ricetta principe della cucina arpinate.
L'entrata di Porta Napoli
Visto di Arpino dal quartiere Arco
Vista dell'Acropoli
L'Acropoli con la porta ogivale