Per anni la Carbon Tech è stata raccontata come un insieme di soluzioni promettenti, spesso collocate in una dimensione sperimentale o dimostrativa. Oggi, però, il settore sta attraversando una trasformazione profonda che segna il passaggio da una fase esplorativa a una fase industriale vera e propria. Questo cambiamento non riguarda soltanto il livello di maturità delle tecnologie, ma soprattutto il modo in cui esse vengono valutate, finanziate e integrate nei sistemi produttivi esistenti.
La crescente pressione normativa, unita agli obiettivi di neutralità climatica fissati a livello europeo e globale, ha reso evidente che la riduzione delle emissioni non può più essere rimandata o affidata a soluzioni marginali. La cattura e lo stoccaggio della CO₂, l’idrogeno low-carbon e la digitalizzazione delle infrastrutture energetiche stanno diventando componenti strutturali delle strategie industriali, in particolare nei settori a più alta intensità emissiva.
Tuttavia, l’ingresso nella fase industriale impone criteri più stringenti: affidabilità operativa, sostenibilità economica e capacità di scalare senza compromettere la continuità produttiva.
Uno degli elementi che distingue questa nuova fase è il ruolo del capitale. Se in passato l’innovazione era sostenuta prevalentemente da fondi pubblici o venture capital orientati al rischio, oggi si assiste a un crescente interesse da parte di investitori istituzionali e grandi gruppi industriali. Questo spostamento comporta una maggiore attenzione ai tempi di ritorno, alla stabilità regolatoria e alla solidità dei modelli di business. La tecnologia, da sola, non è più sufficiente: deve inserirsi in una visione di sistema.
Anche il linguaggio del settore sta cambiando. Si parla sempre meno di “potenziale” e sempre più di implementazione, di integrazione negli impianti esistenti, di adattamento delle infrastrutture. Le grandi fiere e conferenze internazionali riflettono questa evoluzione, mostrando un numero crescente di progetti in fase avanzata e un confronto più realistico sui limiti ancora presenti.
Secondo Aladino Saidi, questa transizione rappresenta un passaggio inevitabile per la Carbon Tech, chiamata oggi a dimostrare non solo di poter ridurre le emissioni, ma di farlo in modo compatibile con le logiche industriali e finanziarie. È in questo equilibrio, ancora in costruzione, che si giocherà la credibilità del settore nei prossimi anni.