Il presente progetto di ricerca nasce da un’esperienza concreta di fallimento scolastico: il caso A, un apprendente con ADHD, interrompe prematuramente il percorso di studi.
Questo evento ha rappresentato il punto di avvio di una riflessione professionale e scientifica orientata a comprendere come la scuola possa rispondere in modo più efficace ai bisogni educativi degli apprendenti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività.
L’indagine si sviluppa a partire da una domanda centrale: come supportare il percorso di studi in presenza di ADHD?
L’analisi della letteratura e dell’esperienza didattica evidenzia come la compromissione delle funzioni esecutive incida in modo significativo sulla capacità di organizzare il pensiero, di pianificare azioni di studio e di intervento pertinenti al contesto e di produrre testi coesi e compatti.
Le ricadute più evidenti si osservano infatti nell’espressione scritta, ambito su cui la scuola secondaria di II grado fonda gran parte dei processi di valutazione e di apprendimento.
Ne deriva un disallineamento strutturale: gli apprendenti con ADHD risultano, quasi sistematicamente, svantaggiati in un sistema che privilegia proprio la competenza per loro più fragile.
A partire da questa criticità, la presente ricerca individua nel dispositivo narrativo una possibile leva didattica. La narrazione, opportunamente rielaborata e modellata sul contesto di apprendimento, viene trasformata in uno strumento operativo per sostenere l’organizzazione del pensiero e la produzione linguistica. Il dispositivo viene adattato alle esigenze specifiche dell’insegnamento e reso progressivamente strutturato in base alla crescita delle competenze sollecitate nell'apprendente.
In questo processo, la metodologia EAS (Episodi di Apprendimento Situato) fornisce un impianto fondamentale: introduce una scansione chiara delle fasi di lavoro, definisce ruoli e azioni, e contribuisce a creare un ambiente di apprendimento piuttosto prevedibile. Questa strutturazione risponde direttamente ai bisogni degli studenti con ADHD, offrendo stabilità, riducendo l’ansia e facilitando l’ingaggio nel compito.
Le attività vengono organizzate prevalentemente in piccoli gruppi o a coppie, favorendo l'inclusione, la cooperazione, il confronto tra pari e le interazioni comunicative.
Un ulteriore elemento chiave è l’integrazione dell’intelligenza artificiale come strumento di supporto didattico. L’IA assume diverse funzioni operative:
supporto nella costruzione del diario di bordo, grazie alla possibilità di catalogare le chat come archivio;
facilitazione linguistica (traduzione e riformulazione);
aiuto nell’organizzazione del compito, attraverso un'interfaccia rapida e presente;
sostegno alla coerenza testuale;
semplificazione delle spiegazioni;
riduzione del carico cognitivo.
L’IA interviene durante il processo di apprendimento con l'obiettivo di renderlo accessibile, guidato e sostenibile.
Oggi, il presente modello didattico, risultante da tutte le componenti sopra illustrate, viene proposto anche in contesti disciplinari diversi e in ambienti di apprendimento eterogenei, con l’intento di verificarne la trasferibilità e l’efficacia. In questa prospettiva si colloca la candidatura del progetto al Festival dell'Innovazione Scolastica edizione di settembre 2026, come occasione di confronto e validazione.
La ricerca si configura quindi come un tentativo di costruire pratiche didattiche concrete, replicabili e orientate all’inclusione reale, capaci di rispondere alle sfide poste dai bisogni educativi emergenti.
La realizzazione dei diversi dispositivi didattici è oggetto di studio e sarà presentato in forma estesa in una futura pubblicazione.