Consiglio direttivo: Salvatore C. Trovato (Presidente), Iride Valenti (Vicepresidente), Rita Abbamonte, Angela Castiglione, Salvatore Menza
I dialetti galloitalici di Sicilia rappresentano il risultato di migrazioni medievali (XI-XIII sec.) dall’Italia nord-occidentale, avvenute al fine di colmare il vuoto demografico causato dall’espulsione degli Arabi dall’Isola. Nel secolare contatto con le varietà siciliane, queste comunità hanno acquisito numerosi prestiti lessicali e hanno accolto diversi tratti morfosintattici meridionali, mentre hanno conservato numerosi tratti settentrionali, in particolare nella fonologia.
I principali dialetti galloitalici della Sicilia sono parlati a San Fratello, Acquedolci, San Piero Patti, Novara di Sicilia, Montalbano Elicona, Fondachelli-Fantina (ME); Randazzo (CT), Sperlinga, Nicosia, Aidone, Piazza Armerina (EN) e Ferla (SR).
A questi si aggiungono centri di parlata siciliana con notevoli tracce galloitaliche: Francavilla, Roccella Valdemone, S. Domenica Vittoria (ME); Maletto, Bronte, Mirabella Imbàccari, Caltagirone, S. Michele di Ganzaria (CT); Corleone (PA); Valguarnera Caropepe (EN); Buccheri e Càssaro (SR).
Tra i centri di questo secondo gruppo e quelli di parlata esclusivamente siciliana che li circondano, si estende un’anfizona che presenta sporadici elementi galloitalici, che ha recepito per naturale contatto: Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia (CT); Motta Camastra, Moio, Tripi, Basicò, Raccuia, Ucria, Frazzanò, Tortorici, Galati Mamertino, Mistretta, Floresta (ME); Capizzi, Cerami, Barrafranca (EN) e Mazzarino (CL).