Ci sono immagini identiche in tutti i libri di scienze. Una di queste è la suddivisione degli strati dell’atmosfera. Hai presente quella figura con indicate troposfera, tropopausa, stratosfera, ozonosfera e tutto il resto? Ecco, quella. Sì, questa:
Le differenze tra un libro e l’altro dipendono solo dallo stile del disegnatore, la sostanza non cambia. Questa si trova in una ricerca fatta dagli studenti di un istituto tecnico di Cagliari.
La troposfera è la fascia più vicina al suolo, dove si concentra la maggior parte dell’ossigeno, dove volano gli aerei di linea, dove si formano le precipitazioni e le nubi. Già, le nubi, le nuvole. In genere dopo aver spiegato questo schema si passa a spiegare le caratteristiche delle nubi e le differenze tra i diversi tipi.
Nembi, strati, cumuli, cirri e mille combinazioni di questi nomi. Ci sono nubi tra i 5000 e i 7000 metri che annunciano l’arrivo della pioggia (cirrocumuli); poi ci sono nubi a elevato sviluppo verticale che portano temporali di forte intensità (cumulonembi); senza dimenticare le nubi stratificate basse di color grigio scuro (nembostrati). A queste si aggiungono poi tutti i tipi particolari: Cumulonimbus Pileus, Cirrus Lenticularis e così via. Qui trovi tutta la descrizione e tutte le fotografie.
Ammetto che ogni tanto ho provato a riconoscere i tipi in cielo a partire da questa classificazione. Ma i risultati sono stati scarsissimi. Nella vita quotidiana osserviamo le nuvole per capire il meteo imminente, ma non ci serve sapere che quel nuvolone grigio sopra di noi è un cumulonembo per capire che poco dopo pioverà.
Quindi, perché far ricordare agli studenti nomi e caratteristiche che poi non useranno mai né a scuola né in altri contesti? Se uno studente ha una capacità di concentrazione e memoria pari a 100, non possiamo rubargliene 10 o 20 parti per ricordare i nomi e le forme delle nuvole.
Ma allora come affrontare il tema? Per rispondere a questa domanda dobbiamo chiederci “che cosa deve sapere lo studente a proposito delle nuvole? Perché è importante che lui o lei sappia qualcosa su questo argomento?”.
La risposta è che le nuvole sono fondamentali per gli equilibri naturali per almeno 3 motivi:
riversano al suolo le precipitazioni e i fulmini;
riflettono parte della radiazione solare e diminuiscono il riscaldamento del pianeta;
agiscono sui livelli di umidità e temperatura dell’aria.
Come raccontato in questo articolo, capire le nuvole ci può aiutare a capire alcuni aspetti dei cambiamenti climatici in corso. Quindi, spiegare le nuvole a scuola serve a capire i cambiamenti climatici più che ad avere una conoscenza pura dell’argomento.
Di questo sono consapevoli i ricercatori del CERN, il laboratorio di fisica delle particelle di Ginevra, dove esiste un programma per lo studio e l’analisi delle nuvole. Si chiama Cloud, che vuol dire “nuvola”, ma che sta anche per Cosmics Leaving OUtdoor Droplets.
Vorremo mica ridurre Mufasa a un cumulonembo, no?
Ora potresti pensare: ti accanisci contro un piccolo argomento di un programma enorme. Non è così, perché le nuvole non sono l’unico argomento con questo problema. Possiamo trovare molti argomenti classici del programma di scienze della Terra (idrosfera, atmosfera, litosfera ecc) che sembrano fini a loro stessi. Dobbiamo tentare di collegarli al climate change. Ovvero motivare ogni scelta di argomento alla luce dei cambiamenti climatici, dei problemi che provocano e delle soluzioni che stiamo adottando. Della serie “studiamo le nuvole perché riguardano i cambiamenti del clima per questo motivo:…” oppure “parliamo delle correnti marine perché sono collegate al surriscaldamento globale in questo modo:…”.
Il cambiamento climatico è il filo rosso che collega tutti gli argomenti di un programma e non è destinato a qualche approfondimento da far leggere ai più volenterosi tra gli studenti.
Perché seguire questo criterio? Per parlare davvero di cambiamenti climatici, lasciando perdere le nozioni mnemoniche e spiegando le tante sfaccettature della crisi ambientale.