A cosa serve studiare i polinomi? Perché perdiamo tempo con la storia della struttura del nucleo? Perché dovrei sapere le fasi della mitosi? Cosa mi serve sapere le differenze tra un basalto e un’arenaria? Quante volte, da studenti abbiamo pensato queste cose. E chissà quante volte le hanno dette e pensate gli studenti in classe. Perché in fin dei conti i temi ambientali e scientifici di attualità sembrano quanto di più lontano ci possa essere dai programmi scolastici.
In effetti, incasellare i temi di attualità in un argomento del programma di biologia, chimica e scienze della Terra non è banale, perché richiedono conoscenze che vengono acquisite in anni scolastici diversi. Per esempio, parlare di inquinamento dell’aria richiede di conoscere la struttura dell’atmosfera, i cicli biogeochimici di azoto, carbonio o zolfo, la chimica delle molecole che si formano e chissà cos’altro. D’altro canto, non possiamo affrontare tutti gli argomenti di attualità all’ultimo anno perché non c’è tempo.
Dobbiamo dunque ricorrere all’approccio riduzionista: qualunque fenomeno, metodologia o concetto di una disciplina può essere ridotto al minimo sufficiente a spiegare i motivi per cui quel fenomeno, metodologia o concetto funziona o è fatto in quel modo. In altre parole dobbiamo andare per gradi e scomporre i problemi, affrontandoli di volta in volta in base agli argomenti del programma che stiamo affrontando.
Facciamo un esempio: le microplastiche. Questo problema ambientale è difficilissimo da gestire e non possiamo limitarci a dire “è semplice, basta raccogliere e smaltire tutta la plastica che c’è in giro e il problema è risolto”. Se fosse così, qualcuno lo avrebbe già fatto. Per mostrare la complessità dell’argomento potremmo presentarlo nella sua complessità e tirarlo in ballo ogni volta che si collega al programma. Nel presentarlo potremmo dare la definizione di microplastiche e poi creare una mappa con tutti i suoi possibili collegamenti. Una cosa simile a questa:
Ogni volta che tratteremo uno di questi argomenti, ci ricollegheremo a questa mappa e approfondiremo quell’aspetto. In questo modo restituiamo la complessità dell’argomento e creiamo un filo rosso lungo tutta la nostra spiegazione.
Altri esempi di mappe interdisciplinari (all’interno delle scienze) possono essere il consumo di energia, la produzione e il consumo di cibo, la perdita di biodiversità. Grandi temi che si ricollegano perfettamente all’Agenda 2030, di cui abbiamo parlato in altre occasioni.
Ogni volta che prendiamo un grande tema e lo svisceriamo, possiamo partire da un fatto di attualità o da una notizia. Sulle microplastiche abbondano sempre, ma anche sugli altri temi di cui abbiamo parlato.
Possiamo affidare agli studenti questo argomento in modalità flipped classroom oppure come progetto parallelo da condurre mentre trattiamo il programma in classe. Proprio per questo motivo possiamo portare avanti più temi trasversali per volta.
Il velista Giovanni Soldini racconta spesso del problema della plastica nei mari e di cosa voglia dire navigare in un mare inquinato. Questo è uno spunto efficace quando si parla di venti e di correnti marine .
Perché seguire questo criterio? Per agganciare il programma tradizionale ai temi di attualità e dare motivazioni a quegli studenti che fanno fatica a studiare in astratto.
Questa pagina è stata inserita sia nella sezione Per ragionare sugli argomenti del programma (Microplastiche), sia nella sezione Didattichese da capire (Riduzionismo).