Ora che i cambiamenti climatici sono un fatto evidente, ma soprattutto noto alla popolazione, i libri di scuola sono ricchissimi di approfondimenti e spunti su questo tema. I libri di biologia approfondiscono temi come la perdita di biodiversità, la distruzione degli habitat e il cambiamento degli ecosistemi, mentre i libri di scienze della Terra si concentrano sull’alterazione dei cicli biogeochimici e sulle modificazioni chimico-fisiche dell’atmosfera e dell’idrosfera. In molti libri ha fatto capolino il termine Antropocene.
Con questa parola viene indicata l’epoca geologica in cui viviamo (o staremmo vivendo) adesso. Ma andiamo per gradi. In questo articolo avevamo già spiegato com’è suddiviso il tempo geologico e quanto è difficile capire la differenza tra centomila e dieci milioni di anni fa. Oggi viviamo nell’eone Fanerozoico, era Cenozoica, periodo Quaternario, epoca Olocene o Antropocene, a seconda del punto di vista.
Nel Congresso internazionale di geologia del 1885 venne fissata la data di inizio dell’Olocene intorno a 11500 anni fa, alla fine dell’ultima glaciazione. In questa epoca la specie Homo sapiens, che era comparsa nel Pleistocene, si è affermata e ha iniziato la sua storia, fatta di civiltà e cultura. Il termine Olocene deriva dal greco e significa “più recente”, cioè l’ultima epoca.
Un secolo dopo quel congresso, il limnologo (cioè uno studioso di laghi, stagni e paludi) Eugene Stroemer ha proposto il termine Antropocene, che indica l’epoca caratterizzata dalla presenza umana. L’etimologia in questo caso è fuorviante: il prefisso “antropo” deriva dal greco e significa “essere umano”, ma il suffisso “cene” (che significa “recente”) serve solo a indicare che si tratta di un’epoca (come Olocene, Pleistocene e Pliocene). Questo termine è stato poi rilanciato dallo stesso Stroemer e dal premio Nobel per la chimica Paul Crutzen nel 2000. In un articolo i due ricercatori giustificavano così la loro idea di introdurre una nuova epoca:
Because human activities have also grown to become significant geological forces, for instance through land use changes, deforestation and fossil fuel burning, it is justified to assign the term “anthropocene” to the current geological epoch. This epoch may be defined to have started about two centuries ago, coinciding with James Watt’s design of the steam engine in 1784.
Famosa poi la battuta che lo stesso Crutzen ha fatto nel 2000 al simposio del Programma internazionale Geosfera-biosfera di Cuernava, in Messico: «Basta parlare di Olocene! Non siamo più nell’Olocene ma nell’Antropocene!».
Questo termine non è ancora stato accettato ufficialmente dalla comunità scientifica, anche se esiste un gruppo di lavoro dell’International Union of Geological Sciences che dal 2019 sta valutando la consistenza scientifica di questa richiesta. La principale difficoltà sta nel definire la data di inizio di questa epoca geologica, perché ci sono pareri discordanti su quale sia la prova inconfutabile che ne segna l’inizio. Ciò nonostante, dal punto di vista mediatico è ormai molto diffuso. Basti pensare al successo del film-documentario Antropocene, della mostra Anthropocene e dei tantissimi libri e siti che si occupano di questo tema.
Ma come far capire a studenti e studentesse il passaggio da Olocene a Antropocene, qualunque sia la data, si può usare uno schema presente in un articolo del 2016 di Will Steffen:
Immaginiamo la Terra come una pallina all’interno di un avvallamento. L’avvallamento è dato dagli equilibri naturali che ha raggiunto. Questi equilibri possono cambiare se ci sono stravolgimenti interni alla Terra (eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici, terremoti) o esterni (impatto con asteroidi), che agiscono come forze sulla pallina. Le prime forze fanno oscillare la pallina in un intervallo tollerabile, che non fa pensare a uno stravolgimento, ma se le forze sono abbastanza consistenti, la pallina può uscire dall’avvallamento e raggiungere un nuovo stadio di equilibrio.
Nella visione proposta in questo articolo, a partire dal 11500 anni fa, la Terra si trova nell’avvallamento dell’Olocene e si muove con una discreta oscillazione. Con la comparsa dell’agricoltura (10000 anni fa), comincia ad andare oltre l’oscillazione normale e si spinge verso i confini dell’avvallamento. Questo movimento accelera con la rivoluzione industriale, che schiaccia l’acceleratore dei cambiamenti climatici e dopo il 1950 raggiunge un livello tale da far schizzare la Terra fuori dall’avvallamento dell’Olocene, in un nuovo spazio, quello dell’Antropocene.
Uno schema simile può essere proiettato o costruito con palline e binari, in modo che sia più semplice da ricordare quando il termine Antropocene sarà accettato in modo ufficiale dalla comunità scientifica.
Perché seguire questo criterio? Perché il termine Antropocene è ormai molto diffuso ed è utile avere uno schema mentale di cosa rappresenti per poterne capire fino in fondo le conseguenze.