Dopo l’intervista a Fabio Ferri, responsabile delle attività multimediali di Mondadori Education e Rizzoli Education, continua il viaggio nel digitale delle case editrici. Questa volta un’intervista doppia (non nel senso di quelle che fanno a Le Iene) a due redattori digitali del gruppo DeA Scuola: Simone Petralia di Petrini e Matteo Garlaschi di Garzanti Scuola. Entrambi si occupano di multimedia per libri umanistici delle scuole medie e Matteo segue anche i contenuti digitali dei libri di scienze per la scuola media.
Simone, Matteo, chi ha l’idea per i contenuti digitali che seguite?
SP - Gli insegnanti del ramo umanistico chiedono pochissimo, per cui non ci arrivano richieste specifiche. In genere è la redazione del libro o del digitale che propone e segue la realizzazione di questi contenuti, soprattutto video.
MG - L’autore del libro di scienze o di geografia a volte decide di mettere la sua impronta su un certo tipo di argomento. Ma dagli insegnanti di lettere in genere non arrivano proposte e quindi se ne occupa la redazione.
È cambiato qualcosa dopo la DAD del 2020?
MG - È cambiato l’approccio: prima della DAD c’era molta attenzione al numero di video, al totale di esercizi interattivi, alla mole di oggetti digitali complessivi di un corso; a causa della DAD la richiesta è stata quella di contestualizzare questi oggetti, inserendoli in un’attività, legandoli a un obiettivo, aggiungendo un contesto d’uso.
SP - Concordo: puntare meno sulla quantità e più sulla qualità degli oggetti che si forniscono. Questo vale per tutti i video, ma anche per gli altri contenuti digitali.
Parliamo un attimo di video: vi siete dati un limite di durata?
MG - Ci imponiamo il limite di 3 o 4 minuti per ciascun video, ma questa durata non viene rispettata se l’argomento necessita di una spiegazione più lunga.
Riuscite a raccogliere dei feedback?
SP - Il parere degli studenti arriva mediato dagli insegnanti, ma riusciamo a farlo emergere solo tramite focus group o questionari per gli insegnanti.
MG - Nella mia esperienza gli studenti non ci danno mai dei feedback diretti, mentre riusciamo a carpire delle informazioni dagli insegnanti attraverso dei focus group appositi che organizziamo.
Come rendete disponibili i vostri video?
MG - Si trovano nell’ebook…
SP - … o anche sul sito del libro, protetti con un login.
Quali altri contenuti digitali producete?
SP – Stiamo finendo di realizzare un videogioco vero e proprio, che si chiama Ross e la Sgrammanebbia e che sarà associato ai corsi di italiano. Per ora c’è una demo.
WOW! E come si realizza un videogioco per un libro di scuola?
SP - Abbiamo contattato una serie di software house di Torino e con una di queste abbiamo instaurato una collaborazione.
Quali difficoltà avete incontrato per realizzarlo?
SP - Non è affatto banale: per fortuna abbiano trovato un’insegnante appassionata di videogiochi che ha potuto aiutare gli sviluppatori informatici a rendere educational questo gioco.
MG - Se posso intervenire, estenderei il discorso anche ai video. Fare un video per la scolastica è difficile perché devi trovare delle agenzie di videomaking che sappiano fare questo genere di video. Se ti rivolgi a un’agenzia specializzata in prodotti pubblicitari, magari monterà un video molto bello dal punto di vista estetico, che però manca di quelle caratteristiche che lo rendono utile per lo studio a casa o in classe. La caratteristica più banale è la presenza di testi in sovraimpressione che ribadiscano i concetti chiave: chi non è abituato a fare video di scolastica, non ci pensa.
Altri contenuti al di là del videogioco?
MG - Un Power Point non si nega a nessuno! Fuor di battuta, il minimo indispensabile per ogni libro è: il Power Point della lezione, le mappe interattive modificabili, gli esercizi interattivi.
SP - Noi abbiamo provato a eliminare dei Power Point in un corso di grammatica, sostituendoli con dei brevi video e con le tavole statiche dei video date in pdf.
E i podcast sono uno strumento spendibile a scuola?
MG - Alle scuole medie sicuramente no perché gli studenti sono ancora molto legati alle immagini. Gli studenti più grandi delle superiori forse possono essere interessabili, ma per adesso non mi sembra un format pensato per loro.
SP - Ci sono case editrici che già oggi forniscono degli oggetti che chiamano “podcast”, ma in realtà sono delle lezioni in formato mp3 e che non rispondono alle caratteristiche di un vero podcast (una sigla, un’introduzione, delle interviste, degli elementi ricorrenti).
Per finire: qual è il valore aggiunto di un contenuto digitale proposto da una casa editrice?
SP – Visto che su Internet si trova davvero di tutto, insegnanti e studenti vanno su Google e digitano qualche parola chiave nella speranza di trovare qualcosa di utile. Una casa editrice non può fronteggiare un fenomeno simile, ma deve produrre dei contenuti davvero di qualità, che facciano fare il salto in avanti per la comprensione di un argomento da studiare.
La presentazione del videogioco Ross e la Sgrammanebbia, per ripassare e capire meglio la grammatica.
Perché seguire questo metodo? Per cambiare il modo in cui si cercano e usano i video e i multimedia per arricchire la propria spiegazione in classe. (Sì, è lo stesso che avevo proposto nell’intervista a Fabio Ferri!)