Partiamo da una storia di avventura. È il 1533, l’Europa è in un momento di grande espansione demografica ed economica. Dopo la scoperta dell’America, le tratte commerciali sono aumentate notevolmente e interessano il Nuovo Mondo, l’Africa e l’Asia. Solo due anni prima ad Anversa è nata la borsa valori, un luogo in cui avvengono gli scambi commerciali più rilevanti, capaci di influenzare tutte le altre trattative. I beni di lusso sono sempre più ambiti dai nuovi ricchi europei, ovvero banchieri, mercanti e imprenditori del settore manifatturiero. Tra i beni più gettonati ci sono le spezie, i tessuti, i metalli preziosi e l’avorio.
L’avorio è un materiale affascinante perché si ricava dalle zanne e dai corni di animali iconici come gli elefanti e i rinoceronti. Per ottenerlo occorre catturare (ma più spesso, abbattere) questi grandi mammiferi e dunque chi ci riesce dà ai rivali una dimostrazione di forza. D’altro canto, è una merce rara e costosa, per cui chi può permettersi di sfoggiarla dimostra la sua potenza economica. È un materiale duro, liscio e lucente, perfetto per gioielli e oggetti d’arredo, con buona grazia degli animali abbattuti.
In quell’anno, il 1533, un veliero portoghese (la caracca Bom Jesus) salpa da Lisbona per raggiungere le Indie orientali, ma scompare al largo dell’Africa sudoccidentale. Il relitto non viene mai più ritrovato e dell’intero equipaggio non c’è traccia. Che fine ha fatto la nave? E che cosa trasportava?
Alla seconda domanda diventa impossibile rispondere nel 1755, quando un terremoto di magnitudo 8,5 della scala Richter colpisce e distrugge la città di Lisbona. Il sisma abbatte l’archivio della Casa da Índia, l’istituzione che nel XVI secolo gestiva i commerci con le colonie dell'Impero portoghese. Mappe, lettere e registri di navigazione vengono perduti e così cresce il mistero della Bom Jesus.
Ma nel 2008, durante la ricerca di miniere di diamanti sulle coste della Namibia, viene alla luce il relitto. Soprattutto viene alla luce il suo carico, un bottino da capogiro: monete, avorio e lingotti d’oro, d’argento e di rame.
Un’immagine satellitare del luogo in cui è stato ritrovato il relitto (fonte Google Earth).
A questo punto entriamo negli aspetti scientifici. Per una serie di circostanze fortunate, il carico si è conservato alla perfezione. Il più deteriorabile tra i materiali presenti è l’avorio, che però ci è arrivato integro e analizzabile. Grazie alle analisi chimiche e molecolari delle zanne è stato possibile ricostruire l’ecologia e il destino delle popolazioni di elefanti del Cinquecento. In un articolo pubblicato su Current Biology i ricercatori hanno raccontato che le zanne appartenevano ad elefanti africani di foresta (Loxodonta cyclotis) dell’Africa occidentale. Questi individui appartenevano a popolazioni diverse, alcune delle quali hanno dei discendenti che sono arrivati fino a oggi. Questi risultati sono stati ottenuti grazie all’analisi degli isotopi 13C e 15N.
Per approfondire questa storia ci sono un video, un articolo in italiano e un articolo in inglese.
Una volta scoperta questa vicenda, la reazione più normale che può venire a chiunque è WOW! Quanti spunti da una storia sola? È utile in storia, per parlare delle rotte commerciali; è utile in scienze della Terra per parlare dei venti, delle correnti marine, persino di terremoti; è utile in chimica per parlare di isotopi e datazione con i radionuclidi; è utile in tecnologia per parlare di materiali; è utile in biologia per parlare di ecologia e sistematica. Insomma, è una miniera vera e propria.
I viaggi di esplorazione sono una fonte incredibili di storie e collegamenti. Usiamoli come grimaldello per fare collegamenti con discipline apparentemente molto lontane.
Come puoi cominciare la prossima lezione? Assegniamo la lettura di un articolo che parli della Bom Jesus o di un’altra esplorazione geografica e chiediamo agli studenti di approfondire e raccontare gli aspetti relativi all’argomento che stiamo trattando in classe in quel momento.