Sono passati più di 10 anni da quando è entrata in vigore, eppure ancora oggi l’espressione “riforma Gelmini” fa storcere la bocca a molti insegnanti. Di che cosa si tratta e perché?
La riforma Gelmini è stata l’ultima grande revisione dell’organizzazione scolastica a tutti i livelli (dalla scuola elementare all’università): ha riguardato il personale docente e non docente, gli indirizzi di studio, gli orari, i programmi delle materie esistenti e ha introdotto nuove discipline. C’è stato un “prima” e un “dopo” la riforma Gelmini e i provvedimenti successivi sono stati dei correttivi o degli aggiustamenti, ma non hanno raggiunto una simile profondità.
Ha preso il nome dalla ministra dell’istruzione Mariastella Gelmini, in carica durante il governo Berlusconi dal 2008 al 2011. All’epoca la riforma venne soprannominata riforma Tremonti (dal nome del ministro dell’economia e delle finanze), che nella legge finanziaria aveva tagliato i fondi destinati alla scuola per rimettere in sesto i conti pubblici.
Le proteste di piazza furono veementi: il 30 ottobre 2008 uno sciopero della scuola vide aderire la maggior parte del corpo docente (con cifre discordanti tra il MIUR e gli organizzatori delle manifestazioni). Ci furono cortei in tutta Italia e si fece strada il movimento studentesco Onda anomala, che organizzò cortei e assemblee per almeno due anni.
La riforma entrò in vigore nell’anno scolastico 2009/2010 per la scuola media e nell’anno scolastico successivo alle superiori. Il primo esame di Stato post-riforma fu nell’anno scolastico 2014/2015.
“È arrivata l’alta marea” era il titolo di prima pagina del Manifesto il giorno dopo la manifestazione (a questo link tutto l’articolo).
Nella sostanza le modifiche principali introdotte da questa riforma sono:
Alle scuole medie
riduzione del monte orario passa da 33 a 30 ore settimanali,
introduzione della prova nazionale dell'Invalsi di italiano e matematica nell'esame finale,
valutazione in decimi e necessità della sufficienza in tutte le materie per essere promossi.
Alle scuole superiori
riduzione dell’indipendenza degli istituti,
riordino dei licei, che vengono ridotti a 6 (classico, scientifico, scienze umane, linguistico musicale e coreutico, artistico), con qualche indirizzo specifico all’interno (per esempio, scientifico scienze applicate o scientifico sportivo),
riordino degli istituti tecnici, che vengono ridotti a 2 (tecnico economico e tecnico tecnologico), con alcuni indirizzi al loro interno (come istituto tecnico per il turismo o istituto tecnico agrario),
riduzione del numero di ore in tutti i tipi scuola, soprattutto negli istituti tecnici e nei professionali,
introduzione della materia Cittadinanza e costituzione (oggi rinominata Educazione civica).
In questa pagina si trovano le slide che il MIUR diffuse per spiegare le novità introdotte. La loro bruttezza grafica è tale da meritare una visita!
Per quanto riguarda gli argomenti da trattare, vennero diffuse delle nuove indicazioni nazionali, che indicavano in modo grossolano in quale anno scolastico andasse trattato ogni argomento. Queste indicazioni obbligarono molti insegnanti a modificare la scansione degli argomenti che avevano seguito per anni, con conseguenti difficoltà nella pratica didattica quotidiana. Dopo quasi 12 anni dalla riforma, molti insegnanti continuano (o sono tornati) a una prassi che si avvicina a quella che seguivano in passato.
Il problema principale di queste indicazioni è la ricorsività di certi argomenti: interrompere una spiegazione e riprenderla due anni dopo (come nel caso della biochimica e della biologia molecolare al liceo) è considerata una perdita di tempo più che un valore pedagogico aggiunto.
Quindi in definitiva la riforma Gelmini non ha lasciato buoni ricordi e nel decennio successivo ci sono stati molti passi indietro: nuovi investimenti, nuove assunzioni di personale, nuovi indirizzi e sperimentazioni. Rimangono invariati l’esame di Stato (al netto delle difficoltà legate alla pandemia) e l’Invalsi, di cui avremo modo di riparlare meglio in futuro.
Caterina Guzzanti nei panni della ministra Gelmini spiegava obiettivi e retroscena della riforma della scuola.
Cosa bisogna ricordare? La riforma Gelmini è stata controversa perché ha portato a una riduzione dei fondi per l’istruzione e a un riordino di indirizzi scolastici e programmi.