Una delle parole più ricorrenti per chi si occupa di politica scolastica nel 2022 è orientamento. Con questo termine l’Unione Europea indica il
processo continuo che mette in grado i cittadini di ogni età, nell'arco della vita, di identificare le proprie capacità, le proprie competenze e i propri interessi, prendere decisioni in materia di istruzione, formazione e occupazione nonché gestire i loro percorsi personali di vita nelle attività di istruzione e formazione, nel mondo professionale e in qualsiasi altro ambiente in cui è possibile acquisire e/o sfruttare tali capacità e competenze. L'orientamento comprende attività individuali o collettive di informazione, di consulenza, di bilancio di competenze, di accompagnamento e di insegnamento delle competenze necessarie per assumere decisioni e gestire la carriera.
Il motivo principale è che il MIUR vuole intraprendere entro il 2022 una riforma del sistema di orientamento. Questa riforma è finanziata dalle risorse del piano economico “Italia domani – Piano di ripresa e resilienza” (PNRR), che rientra nel quadro del piano europeo “Next Generation EU”, approvato dagli stati membri dell’Unione Europea nel 2020 per risollevare la loro economia dopo la crisi causata dalla pandemia di COVID-19. Il PNRR prevede l’investimento di 191,5 miliardi di euro per attuare riforme economiche strutturali in diversi settori. Si articola in sei missioni, ovvero sei ambiti nei quali i diversi ministeri possono sviluppare dei progetti strutturali d’intervento. La missione 4 riguarda l’istruzione e la ricerca e nel capitolo 1 (M4C1) racchiude gli interventi di riforma didattica e infrastrutturale degli asili nido, della scuola e dell’università. All’interno di questa missione rientrano due riforme: Riforma del sistema di orientamento e Orientamento attivo nella transizione scuola-università. Tali riforme dovrebbero essere annunciate e definite entro la fine del 2022.
L'intento è migliorare il sistema che guida il passaggio di studenti e studentesse dalla scuola media alla scuola superiore e poi dalla scuola superiore all’università. Questo intento è strettamente legato a un altro obiettivo presente nel PNRR, ovvero valorizzare lo studio delle cosiddette materie STEM. L’acronimo si riferisce alle parole inglesi science, technology, engineering, mathematics e viene usato per indicare tutte le materie scientifiche. Dunque, attraverso i progetti finanziati si vuole aumentare la qualità dell’insegnamento nelle discipline scientifiche e, in parallelo, il numero di studenti iscritti/e a indirizzi di scuola e corsi di laurea specifici.
Per capire i motivi alla base di una riforma del sistema di orientamento scolastico può essere utile partire dai dati socio-economici a disposizione. Non tutti questi dati afferiscono direttamente al mondo della scuola, ma restituiscono una fotografia della condizione della fascia più giovane della popolazione attiva, che in genere viene etichettata con i termini di Millenials (nati tra il 1981 e il 1996) e Generazione Z (nati tra il 1996 e il 2012).
Innanzitutto, è interessante osservare l’andamento delle iscrizioni nei diversi tipi di scuola superiore: liceo, istituto tecnico e istituto professionale. Nell’ultimo decennio si è verificato un progressivo aumento delle iscrizioni ai licei, che sono passati dall’accogliere il 47,4% degli/delle studenti nell’a.s. 2012/2013 al 57,8% dell’a.s. 2021/2022, con una crescita costante nel decennio. Gli istituti tecnici si sono mantenuti pressoché costanti, con una quota di iscrizioni che ha oscillato sempre tra il 30 e il 31% degli/delle studenti del primo anno. Il calo maggiore si è registrato negli istituti professionali, che sono passati dal 21,6% degli/delle iscritti/e nell’a.s. 2012/2013 all’11,9% dell’a.s. 2021/2022, con una diminuzione di circa un punto percentuale all’anno.
Andamento delle iscrizioni nei 3 tipi di scuola superiore nel decennio 2012-2022 (dati MIUR rielaborati)
Questi tre tipi di scuola si articolano in diversi percorsi. I licei sono così suddivisi: artistico, classico, linguistico, musicale-coreutico, scientifico, scienze umane. Gli istituti tecnici sono divisi in economici e tecnologici. Gli istituti professionali sono stati riformati negli ultimi anni, per cui la suddivisione esiste, ma non è omogenea e per questo è stata trascurata. Nel quinquennio che comprende gli anni scolastici dal 2016/2017 al 2020/2021, il liceo scientifico è l’indirizzo che ha goduto della maggior crescita di iscrizioni; anche il liceo delle scienze umane è cresciuto in percentuale, mentre gli altri licei sono pressoché costanti. Tra i tecnici si mantiene un rapporto costante nei due percorsi.
Andamento delle iscrizioni nei diversi percorsi di scuola superiore nel quinquennio 2018-2022 (dati MIUR rielaborati)
Se si osserva la distribuzione per genere, si nota che nello stesso periodo il rapporto maschi/femmine sul totale degli/delle iscritti/e al primo anno è in media 52,5% maschi / 47,5% femmine. Dunque, in una situazione ideale, in ogni percorso scolastico il 47,5% degli iscritti dovrebbe essere costituito da studentesse. Nessun percorso registra una simile percentuale e, al contrario, ci sono nette polarizzazioni. La figura mostra anche due intervalli di confidenza, ovvero un margine di accettabilità intorno al valore teorico medio: nell’intervallo ±5% non rientra nessun percorso scolastico, mentre nell’intervallo ±10% rientrano l’istituto tecnico economico, l’istituto professionale, il liceo musicale-coreutico e il liceo scientifico. Le scuole che rientrano nell’intervallo accolgono circa il 52% degli/delle iscritti/e alla classe prima, mentre le scuole che non rientrano nell’intervallo accolgono il restante 48%.
Percentuale di studentesse sul totale degli iscritti in ciascun percorso scolastico nel quinquennio 2016-2020; la linea continua indica il valore percentuale teorico di studentesse e due intervalli di confidenza intorno (dati MIUR rielaborati)
Sul fronte dei risultati ottenuti dagli/dalle studenti dei diversi tipi di scuola, si può fare riferimento ai risultati delle prove standardizzate Invalsi. Queste prove coinvolgono tre materie (inglese, matematica e italiano) nelle classi seconda e quinta della scuola superiore. In tutte le materie e in entrambe le classi emerge che a raggiungere le competenze minime è meno di un quinto degli/delle studenti degli istituti professionali e meno della metà degli/delle studenti degli istituti tecnici. I risultati sono positivi in tutte le materie per il liceo scientifico, mentre decisamente più altalenanti nella categoria “altri licei”, che in tutte le prove sono simili (e talvolta peggiori) dei risultati degli istituti tecnici.
Percentuale di studenti di 5° superiore che hanno raggiunto il livello 3 nelle prove standardizzate di italiano, matematica, inglese lettura e inglese ascolto. I risultati sono divisi per anno e per tipo o percorso scolastico (dati Invalsi rielaborati)
Un altro fenomeno scolastico monitorato dal MIUR è quello della dispersione scolastica, che può essere esplicita (o abbandono scolastico o drop-out) o implicita (o in-school drop-out). Con il primo termine si fa riferimento all'allontanamento definitivo dalla scuola prima di aver completato il ciclo di studi; con il secondo si indica un percorso scolastico altalenante, fatto di più bocciature, assenze prolungate dalle lezioni e scarso rendimento lungo tutto il percorso. Secondo INVALSI la somma dei due valori porta a un livello di dispersione totale del 20%, più del doppio della soglia del 9% fissata come obiettivo da raggiungere entro il 2030 secondo l’Unione Europea. Per indicare questa quota di studenti si usa l’acronimo ELET (Early leaving from education and training).
Il tema degli ELET è direttamente collegato a quello dei NEET. L’acronimo NEET (Not [engaged] in Education, Employment or Training) indica le persone tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non seguono corsi di formazione e non cercano lavoro. Il 25% dei giovani rientra in questa categoria. Se si disaggrega il dato, emerge che i NEET nella fascia 15-19 anni sono il 10% e nella fascia 20-24 anni sono circa il 30%. Per quanto riguarda il genere, le donne NEET sono il 55% del totale nella fascia 25-29 anni e il 66% del totale nella fascia 30-34 anni. In termini assoluti ciò significa che la popolazione NEET conta 3 milioni di persone e, di queste, 1,7 milioni sono donne. Per quanto riguarda il titolo di studio, nella fascia 15-29 anni il 40% dei NEET ha conseguito soltanto la licenza di scuola media.
Per capire se queste categorie possano trovare un impiego adeguato alla propria formazione, è utile consultare le richieste che giungono dal mondo imprenditoriale. Un rapporto di Unioncamere ha riassunto le competenze digitali richieste dal mercato del lavoro attuale e i nuovi profili professionali che sono emersi negli ultimi anni. Le tre competenze (o e-skills) individuate sono:
capacità di gestire soluzioni innovative, ovvero sviluppare piattaforme adeguate agli scopi dell’azienda;
uso di linguaggi e metodi matematici e informatici, ovvero capacità di gestire e analizzare i dati raccolti;
capacità di usare competenze digitali, ovvero l’uso di tecnologie internet e la capacità di gestire e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale.
Nel rapporto si legge che il 26,5% delle imprese ha avuto difficoltà a trovare candidati da testare e il 18,5% ha riscontrato l'assenza di queste competenze nei candidati individuati.
In questo contesto si inserisce la riforma dell’orientamento. Questo termine non è nuovo: i primi riferimenti all’orientamento risalgono al 1962, con l’introduzione della scuola media statale. Ciononostante, la strutturazione di un vero sistema di orientamento è cominciata negli anni Novanta su iniziativa delle istituzioni europee. A livello nazionale, il testo di riferimento più completo e recente è intitolato Linee guida per l’orientamento permanente e risale al 2014.
La ricerca di settore in tema orientativo si è basata sulla sperimentazione di diversi metodi. Tuttavia, emergono alcuni caratteri che possono tornare utili in qualunque attività di orientamento:
far emergere negli/nelle studenti consapevolezza nei propri mezzi e nei propri interessi. A questo si unisce la possibilità di testare il livello di indecisione, al fine di lavorare su certi aspetti della personalità e rendere meno traumatico il passaggio alla destinazione successiva;
far crescere il benessere psicologico degli/delle studenti, soprattutto alla scuola media, per alleggerire il peso della scelta;
svolgere attività pratiche nella scuola o nel corso universitario di destinazione e conoscere alcuni/e insegnanti prima dell’iscrizione;
coinvolgere le famiglie nel processo decisionale;
formulare un consiglio orientativo articolato e motivato.
Non sappiamo quanto le aziende private e gli enti pubblici che ruotano attorno alla scuola abbiano consultato la ricerca di settore per realizzare i materiali a supporto di insegnanti e studenti per l’orientamento. Ciononostante, i materiali offerti nel 2022 da case editrici, aziende del settore educational, enti pubblici e privati sono raggruppabili in tre gruppi:
materiali pensati per aumentare la conoscenza di sé stessi e dunque la consapevolezza della scelta;
materiali informativi più descrittivi delle caratteristiche della scuola o del corso di studi;
materiali ispirazionali rivolti agli/alle studenti e agli/alle insegnanti.
Nessun ente, però, ha offerto materiali che tocchino tutti questi aspetti.
Tutta questa analisi ha fatto emergere degli spunti di ricerca ulteriori, per ora esplorati poco o per nulla:
quale percorso educativo hanno seguito i membri delle categorie ELET e NEET e che cosa li ha allontanati dagli studi?
Perché le studentesse tendono a preferire percorsi scolastici o corsi di laurea in cui spesso c’è una netta prevalenza femminile?
Quali scelte compirebbe una coorte di studenti alla quale non fossero forniti materiali di alcun genere per l’orientamento?
Cosa bisogna ricordare? Il termine “orientamento” è comparso per la prima volta nel 1962 e da allora non è stato definito un sistema univoco ed efficace per portarlo a termine; tuttavia esistono molti spunti dalla ricerca di settore e dalle proposte presenti sul mercato scolastico per cominciare un percorso di orientamento (più) efficace.