Nella puntata del 12 febbraio della trasmissione Propaganda Live è stato ospite lo storico Alessandro Barbero. Nella lunga intervista che ha concesso, Barbero è tornato su un tema che lo aveva già visto al centro delle polemiche: l’alternanza scuola-lavoro. Nel 2017 aveva bollato come sbagliata l’idea di interrompere il percorso di studi per fare un periodo di lavoro. La sua posizione, spiegata meglio a Propaganda Live, è che l’alternanza scuola-lavoro mina la centralità della scuola perché si basa sull’idea che
forse ci vanno troppo a lungo, questi ragazzi, a scuola […] e insomma, invece di perdere tempo a scuola, mandiamoli a lavorare già un po’, anche negli anni in cui sono ancora a scuola. Cos’è questo lusso, che fino a 18 anni non lavorano?
Secondo Barbero chi pensa che la formazione scolastica sia fondamentale per avere dei buoni cittadini non fa passare l’idea che a scuola si perda del tempo. E con la stessa logica considera sbagliata anche l’idea del liceo quadriennale, ovvero la sperimentazione del percorso di scuola superiore in 4 anziché 5 anni scolastici.
Questo spunto è utile per allargare la riflessione al tema dell’obbligo scolastico. Il MIUR definisce l’obbligo scolastico così:
È obbligatoria l’istruzione impartita per almeno 10 anni e riguarda la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni.
L’obbligo scolastico non coincide con l’obbligo formativo. Perché il primo viene assolto solo dalla scuola (pubblica o paritaria), mentre il secondo può essere assolto anche da altri enti di formazione accreditati.
Ma da quando in Italia è obbligatorio andare a scuola fino a 16 anni? Un tempo non era così.
La prima legge sull’obbligo scolastico risale al 1859: la legge Casati introduce nel Regno di Sardegna un obbligo scolastico di 2 anni, ma viene applicata pochissimo perché mancano gli insegnanti. Nel 1877 la legge Coppino estende le scuole elementari a 5 anni complessivi, con l’obbligo per tutti di farne almeno 3. Queste le parole con cui Coppino giustifica la sua decisione (fonte encicopledia Treccani):
o le scuole, egli osservava, contengono in sé una minaccia pel nostro avvenire, e non resta se non sopprimerle; o sono la forza più poderosa per affrettare il miglioramento civile, e ne viene conseguenza di procacciar loro la maggiore efficacia possibile, non soltanto con l'accrescerne il numero, ma anche col renderle più frequentate.
I suoi avversari politici gli rinfacciano i maggiori costi della riforma, ma soprattutto ritengono inutile avere una massa così elevata di persone che sappia leggere, scrivere e contare. Oggi può far sorridere visto che si parlava di dare la terza elementare a chi, fino a quel momento, aveva fatto al massimo la seconda.
Nel 1881 esce la prima parte di Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi, in cui il tema centrale è proprio l’importanza della scuola.
Negli anni successivi l’industrializzazione del paese richiede operai in grado manovrare macchine utensili e dunque è necessario un certo grado di istruzione. Nel 1910 una legge prevede che, per essere assunto, un minore debba aver completato gli anni previsti dall’obbligo scolastico.
Nel 1924 entra in vigore la riforma Gentile, anche chiamata sistema scolastico a canne d’organo: prevede una serie di scuole parallele, ciascuna caratterizzata da indirizzi separati, lunghezza diversa, non comunicanti tra loro, con una forte corrispondenza tra indirizzo di scuola e ceto sociale. L’obbligo scolastico viene innalzato fino a 14 anni, anche se questa disposizione viene ignorata fino agli anni Sessanta. Cioè fino all’istituzione della scuola media, nel 1962, che accomuna tutti i percorsi di studi post-elementari e dà libero accesso a qualunque tipo di scuola superiore. Era ministro Luigi Gui, che nel 1968 istituirà anche la scuola materna statale.
Fino agli anni Novanta, l’obbligo scolastico rimane di 8 anni, dai 6 ai 14 anni d’età. Nel 1997 la riforma Berlinguer innalza a 10 anni l’obbligo scolastico, cioè fino al compimento del sedicesimo anno di età, ma nel 2003 la riforma Moratti lo riduce nuovamente. L’obbligo scolastico torna a essere di 8 anni (cioè fino al quattordicesimo anno di età) e per i successivi due anni rimane solo un obbligo formativo, cioè l’iscrizione a una scuola superiore o a un corso di formazione lavorativa. Nel 2006 il ministro Fioroni riporta a 10 anni l’obbligo scolastico e così rimane ancora oggi, nonostante alcuni tentativi di ridurlo nuovamente.
Ma come funziona nel resto d’Europa? In Belgio, Portogallo, Paesi Bassi e in alcuni lander della Germania l’obbligo è fino a 18 anni (19 negli altri lander). Nella maggior parte degli stati si conclude a 16 anni, ma talvolta si comincia a 5 anni, altre a 6 o a 7. Interessante il caso della Francia, dove l’obbligo scolastico va da 3 a 16 anni e l’obbligo formativo da 16 a 18. Il report Compulsory Education in Europe di Eurydice per la Commissione Europea fa una bella panoramica su questo tema (disponibile in italiano), ma non è aggiornatissimo: nel luglio 2021 anche la Finlandia ha innalzato a 18 anni l’obbligo scolastico.
E nel resto del mondo? Secondo le Nazioni Unite il 91% dei bambini nel mondo è iscritto alle scuole elementari, ma sono ancora 57 milioni i bambini che non possono andarci. La metà di questi vive nell’Africa subsahariana. Uno dei traguardi dell’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è proprio quello di dare accesso ai primi anni di scuola a tutti i bambini.
Cosa bisogna ricordare? L’obbligo scolastico è diverso dall’obbligo formativo e il dibattito in Italia è più rivolto al suo abbassamento che a un innalzamento fino a 18 anni.
NOTE:
In questo articolo c’è una descrizione molto approfondita della storia dell'obbligo scolastico, da cui ho preso alcuni spunti.
L’immagine è uno dei tanti murales sparsi per Vernante, in provincia di Cuneo, che riprendono i disegni di Attilio Mussino.