il cammino 2 - ETICA
il cammino 2 - ETICA
Zenone, Epitteto, Seneca, Marco Aurelio:
come decidersi per resistere alle avversità
Plan didattico
Mattino: Lego Serious play
Pomeriggio: STOICI
Domande provocatorie di partenza:
la felicità è una condizione del mondo esterno, fisico, o di un mondo interno, dell'anima? come "crearci" le condizioni per viverla?
e l'infelicità da cosa dipende? il dolore è oggettivo o soggettivo? come possiamo alleviarlo e consolarci?
cosa significa avere carattere? esser virtuosi? e vivere eroicamente? quanto conta la motivazione e la forza di carattere per vivere bene e felicemente? come resistere alle avversità? come deve comportarsi un uomo forte e virtuoso? come rinforzare il carattere?
Scopo della vita saggia e felice: la serenità derivante dalla a-patìa (Pathos origine dei problemi):
Materiali per spiegazioni:
slide Stoicismo - concetti https://docs.google.com/presentation/d/16Ms7WblYA8aGoe_gF7nhMXrkV29eS8IykuYTfH3ifSc/edit?usp=sharing
slide extra: slide STOICI significati e resilienza def https://docs.google.com/presentation/d/1_N4wV7vyCnPXDg0hxiybq9eBeVtoiuR_CAV7_2WzOqc/edit?usp=sharing e slide STOICI anima e destino https://docs.google.com/presentation/d/1Z1T2hkOxLpECdV8d3y2SKNpimGuGSgfFpPoPzagLCsM/edit?usp=sharing
"Ricorda che il desiderio promette di farti ottenere ciò che desideri, l’avversione di non farti incorrere in ciò che avversi, e che chi non raggiunge l’oggetto del desiderio non ha la sorte dalla sua, mentre chi ricade in qualcosa da cui sta rifuggendo patisce la cattiva sorte. Ora, se avverserai soltanto ciò che è contrario alla natura tra le cose che sono in tuo potere, non incorrerai in nulla di ciò che avversi;ma se avverserai la malattia, la morte o la povertà, patirai la cattiva sorte. Pertanto rimuovi ogni avversione da tutto ciò che non dipende da noi e trasferiscila alle cose che, tra quante dipendono da noi, sono contrarie alla natura.” Epitteto, Manuale 2,1-2 ”
"Ricordati dunque che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitú siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell’agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e rimprovererai dio e gli uomini. Se al contrario pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo – come in effetti è – ti sia estraneo, nessuno potrà piú esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà piú ostacolarti, non muoverai piú rimproveri a nessuno, non accuserai piú nessuno, non farai piú nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai piú nemici, perché non subirai piú alcun danno." Epitteto, Manuale
Rifletti su cosa davvero sia in tuo controllo:
non sono gli eventi, ma la reazione agli eventi!
Es. di fuori controllo:
la possibilità reale di arrivare in orario
(sarei potuta arrivare in ritardo per colpa di quella telefonata di lavoro che è andata per le lunghe, proprio prima della riunione!)
ciò che il mio capo pensa davvero di me e del mio lavoro
raggiungere i miei obiettivi (non posso costringere le persone a …)
Es. di in controllo:
la volontà di arrivare in orario
dare importanza a ciò che il mio capo pensa di me e del mio lavoro
raggiungere i miei obiettivi
Quando i tuoi desideri e le tue avversioni sono «conformi a natura» (ossia, con ciò che è sotto il tuo completo controllo), hai la garanzia di non essere infelice, al di là del risultato.
Es.
a) non devi desiderare di essere amato dal tuo partner, ma solo di essere la persona più meritevole d’amore che puoi;
b) non devi cedere all’avversione causata dalla paura o frustrazione di perdere quando partecipi a un gioco o a uno sport, ma impegnarti per giocare al meglio.
RICONOSCI ED ESAMINA I GIUDIZI ALLA BASE DELLE TUE IMPRESSIONI E DEI TUOI IMPULSI (pensieri automatici).
Gli antichi stoici credevano che le emozioni nocive (quelle che chiamavano passioni) sorgessero a causa dei nostri erronei giudizi di valore su determinate situazioni. Queste emozioni non sono causate direttamente dalle circostanze, ma derivano dalle nostre opinioni riguardo a tali circostanze.
Per cui è importantissimo, quando proviamo emozioni o percezioni, dire a sé stessi «Aspetta un momento, sei soltanto un’impressione, non sei affatto ciò che sembri in apparenza». Fare ciò ti obbliga a rallentare prima di prendere decisioni o di reagire alle situazioni, in un certo senso facendo il contrario di ciò che dice quel famoso slogan pubblicitario: Just do it. No, non farlo e basta. Prima fermati e riflettici sopra.
Prevenire i killers mentali (significati depressivi) modificando le reazioni automatiche agli eventi:
1. Ricordiamo assieme i fattori interiori di agitazione/ansia/depressione (passivi) oppure di delusione/rabbia/frustrazione (attivi) da attenuare o limitare o cancellare, in quanto sorgenti di ossessioni (pensieri ripetitivi negativi) e risentimenti (aspettative implicite reiterate), attraverso ri-direzionamento dei pensieri:
2. In coppie, trovate almeno 1 o più automatismi tossici, di reazione automatiche/involontarie a situazioni o semplicemente a pensieri/percezioni negative (riferite ai fattori del punto precedente).
3. In coppie, trovate almeno 1 o più contro-automatismi benefici da adottare ritualmente, deliberatamente, in contro-reazione alle reazioni automatiche tossiche: "IFTT - if that... then this.
4. Infine in gruppo scriviamo almeno 1 o più contro-automatismi nella forma del mantra, ovvero di un "self-talks" ricorrente rispetto a un comportamento concreto e quotidiano, da descrivere il più osservativamente possibile (es. una risposta alla domanda “come stai?”).
e infine appenderle a vetro (se possibile) su "FInestra della reazione sana".
"Ricordati dunque che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitú siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell’agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e rimprovererai dio e gli uomini.
Se al contrario pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo – come in effetti è – ti sia estraneo,
nessuno potrà piú esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà piú ostacolarti, non muoverai piú rimproveri a nessuno, non accuserai piú nessuno, non farai piú nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai piú nemici, perché non subirai piú alcun danno."
Epitteto, Manuale
"O la morsa del destino è un ordinamento inviolabile,
o una provvidenza misericordiosa,
o la confusione di una casualità senza governo.
Ora, se vi è una necessità inviolabile, perché ti opponi? Se invece vi è una provvidenza che accoglie le suppliche, renditi degno dell’aiuto che viene dalla divinità. Se, infine, vi è una confusione anarchica, rallegrati che in un simile vortice tu possa avere in te un intelletto che ti dirige.”
Marco Aurelio, Pensieri XII,14
Epitteto suona piuttosto duro. Sembra quasi che voglia trasformarci in cinici (nel senso filosofico del termine). Ci richiede un distacco totale dalle cose esterne, inclusi la nostra carriera, le nostre pulsioni sessuali e persino i nostri cari.
se applichi seriamente la dicotomia del controllo, ogni giorno e in ogni occasione, la tua vita sarà caratterizzata dalla serenità, a prescindere dalle circostanze specifiche. Svilupperai un atteggiamento di equanimità che ti permetterà di accettare tutto ciò che ti capita: se le cose vanno come desideravi, sarai grato. Se no, sarai resiliente. L’idea di fondo dovrebbe esserti familiare, essendo il fondamento della filosofia stoica: l’unico vero bene nella vita è pervenire a buoni giudizi, e l’unico vero male è pervenire a cattivi giudizi (questa è la comprensione che acquisiamo grazie alla saggezza pratica). Tutto il resto è un indifferente preferibile o non preferibile, perché non ti rende, in sé stesso, una persona migliore o peggiore. E dato che i tuoi giudizi, al contrario delle cose esterne, sono in tuo potere, allora sei responsabile della tua felicità, intesa come eudemonia, una vita che valga la pena di vivere.
Gli Stoici erano convinti che comprendere il funzionamento del mondo fosse importante per imparare a vivere. Dopotutto, se non conosci i principi di base che regolano il comportamento del mondo, come puoi trovare il tuo posto in esso?
Differenza tra Destino e Fortuna:
Fortuna = eventi imprevedibili e non modificabili, non controllabili da noi!
Destino = significato dato agli eventi: per cui ognuno, sempre, ha un destino, che sceglie!
Uno dei concetti nevralgici in Epitteto è che gli esseri umani possiedono una strana tendenza a preoccuparsi e a indirizzare le loro energie proprio su quelle cose che non sono in grado di controllare. Secondo gli stoici, dovremmo invece prestare attenzione a quei termini dell’equazione che possiamo condizionare o influenzare: assicurarci che davvero vogliamo effettuare il viaggio che stiamo per cominciare e che abbiamo motivi validi per farlo; dedicare un po’ di tempo a scegliere l’equipaggio migliore (la compagnia aerea) per la nostra nave (l’aereo); fare tutti i preparativi necessari. Una delle prime lezioni dello stoicismo è pertanto di concentrare la nostra attenzione e indirizzare i nostri sforzi laddove abbiamo maggiore possibilità di controllo, per poi lasciare che l’universo segua il suo corso. In questo modo riusciremo a risparmiare energie, evitandoci al contempo un bel po’ di preoccupazioni.
Altra analogia, questa volta di Cicerone, per illustrare meglio il concetto. Immaginate un arciere che si sia prefisso di colpire un bersaglio. Come spiega l’autore latino, ci sono alcune cose che questi può controllare: ha stabilito per quanto tempo e con quale intensità allenarsi, ha scelto un arco e una freccia in funzione della distanza e del tipo di bersaglio, ha preso la mira come meglio poteva e ha deciso il momento esatto in cui scoccare il dardo. In altre parole, se è stato un arciere accorto, ha fatto tutto quanto rientrava nelle sue possibilità fino all’attimo in cui la freccia viene scoccata. Ora la domanda è: la freccia colpirà il bersaglio? Questo, chiaramente, non dipende da lui.
Dopo tutto, un’improvvisa folata di vento potrebbe alterare la traiettoria della freccia, che a quel punto potrebbe mancare completamente il bersaglio. Oppure qualcos’altro potrebbe inaspettatamente frapporsi tra l’arciere e il bersaglio, per esempio una carrozza di passaggio. O, ancora, il bersaglio stesso potrebbe spostarsi per evitare di essere colpito, soprattutto nel caso in cui sia un soldato nemico. Ecco perché Cicerone conclude che «il fatto di colpire il bersaglio sarebbe per così dire cosa da prescegliere, ma non da desiderare»,8 un’affermazione criptica soltanto all’apparenza e il cui significato dovrebbe ora esserci abbastanza chiaro: l’arciere stoico ha deliberatamente scelto di tentare di colpire il bersaglio e ha fatto tutto quanto era in suo potere per conseguire questo obiettivo.
Libertà dentro i vincoli: guidare il proprio mondo, non subire le fortune
Dopo aver visto il video di Sam, adesso rivolgi domande a te stesso:
1. quale è la cosa più importante che le persone dovrebbero sapere di me?
2. ho una filosofia di vita?
3. ho una disciplina interiore per raggiungere i miei obiettivi?
PRATICA: role-playing sui Mali
> - a) Dolori fisici e mentali: https://docs.google.com/document/d/1KD1LlIICQ8o02ssNGYPW80nM-jfcam1waHOj_Ii52Io/edit?usp=sharing
> - b) Eventi o Avversità: reagire all'inaspettato doloroso.
“Gli atleti, che si curano del loro fisico, li vediamo combattere con tutti i più forti ed esigere dagli allenatori che li impegnino con tutte le loro forze: si fanno colpire e malmenare e, se non trovano un loro pari, ne affrontano più d’uno alla volta.
S’indebolisce la virtù senza avversario: la sua grandezza e il suo vigore si manifestano solo quando essa mostra la sua capacità di sopportazione.
Sappi pure che lo stesso devono fare gli uomini buoni, non spaventarsi delle asprezze e difficoltà e non lamentarsi del fato, prendere bene e volgere in bene ogni avvenimento: importa non quello che sopporti, ma come lo sopporti.”
Seneca, La provvidenza 2
“Punto primo: quale rapporto esiste tra me e loro? Bisogna tener presente che siamo nati l’uno per l’altro […].
Punto secondo: quale genere di persone sono a tavola, a letto, in tutto il resto; e, soprattutto, a quali necessità soggiacciono in conseguenza dei loro principi, e con quale vanità le assolvono.
Terzo: se in questo agiscono rettamente, non bisogna esser maldisposti verso di loro, mentre se non agiscono rettamente, è chiaro che lo fanno senza volerlo e senza saperlo. […]
Quarto: anche tu commetti molte colpe e non sei che un altro individuo di questa specie; e se ti astieni da certe colpe, hai comunque la tendenza a commetterle, benché appunto – per viltà o sete di prestigio personale o per un analogo ignobile motivo – tu ti astenga da colpe come quelle.
Quinto: non hai neppure raggiunto la certezza che sbaglino; sono molte, infatti, le cose che avvengono in conseguenza di una determinata linea di condotta e, in generale, bisognerebbe prima assumere molte informazioni per esprimersi con piena cognizione su quello che fanno gli altri.
Sesto (per quando proprio non reggi all’ira o all’amarezza): la vita umana dura meno di un istante, dopo di che siamo tutti stesi nella tomba.
Settimo: non sono le loro azioni a infastidirci, in quanto esse stanno nei loro principi dirigenti, ma le nostre opinioni in merito. Sopprimi, quindi, e abbandona decisamente il giudizio che il loro comportamento sia qualcosa di terribile, e l’ira è svanita. […]
Ottavo: quanto l’ira e il dolore che proviamo di fronte a simili cose ci infliggano un danno più grave dei fatti stessi per cui ci adiriamo e addoloriamo.
Nono: la benevolenza è invincibile, se è benevolenza autentica, senza sarcasmo, senza recita.”
Marco Aurelio, Pensieri XI,18
“Aggiungi che ogni dolore a tratti si placa o, almeno, diminuisce. Inoltre è possibile prevenirlo e contrastarlo con le medicine; ogni tipo di sofferenza presenta chiari sintomi, specie se ritorna spesso. È, dunque, possibile sopportare la malattia se ne disprezzi le estreme conseguenze. Non renderti più gravosi i tuoi mali, non opprimerti con i lamenti: il dolore è leggero se non lo accresci con la tua suggestione. Se comincerai invece a farti coraggio e a dirti: «Non è niente o almeno è cosa da poco; resistiamo, sta per finire», con questi pensieri lo renderai leggero. Tutto dipende dalla suggestione; e non ne sono soggette soltanto l’ambizione, la lussuria, l’avidità: soffriamo per suggestione. Ognuno è infelice quanto ritiene di esserlo. Ma evitiamo, io la penso così, di lamentarci per i dolori passati dicendo: «A nessuno è mai capitato di peggio. Che sofferenze, che mali ho sopportato! Nessuno pensava che mi sarei ripreso. Quante volte i miei mi hanno pianto, quante volte i medici mi hanno dato per spacciato! Nemmeno sotto tortura si soffre tanto». Anche se questo è vero, ormai è andata; a che serve rivangare i dolori sofferti ed essere infelice ora perché lo sei stato in passato?
Tutti ingigantiscono i loro mali e mentono a sé stessi! E poi è piacevole che siano finiti quei dolori che è stato duro sopportare: quando il male finisce, è naturale goderne.
Due cose, dunque, vanno eliminate: il timore di un nuovo male e il ricordo di quello vecchio; l’uno ancora non mi tocca, l’altro non mi tocca più.”
Seneca, Lettere a Lucilio IX, 78, 12-14
Soffriamo in proporzione alle nostre opinioni e quando ci convinciamo di essere infelici, allora lo siamo davvero, al di là delle circostanze oggettive.
La forza non sta nell’efficacia, che misura gli esiti della performance,
ma tutta pre-performance, tutta nel carattere, ovvero nel modo di affrontare l’evento (attraverso una performance).
Su questa forza che è del carattere, tutti possiamo avere controllo, attraverso l’allenamento: in questo consiste la virtù, ovvero nell’abilità di guidare la propria mente a reagire in un certo modo agli eventi.
Agire in modo opposto è una tecnica chiave con cui gli stoici antichi addestravano il proprio cervello a comprendere che non è sempre necessario obbedire in modo acritico ai propri desideri e alle proprie avversioni. La ricerca moderna nella terapia cognitivo-comportamentale (Cognitive Behavioural Therapy, CBT) suggerisce che cambiare i nostri comportamenti possa influenzare le nostre emozioni.
Siamo tutti membri della popolazione umana e siamo qui per aiutarci a vicenda.
Chiediti perché le persone fanno ciò che fanno, specialmente quando fanno qualcosa di sbagliato. Comprendere le loro ragioni può aiutarti molto.
Nessuno fa il male di proposito. Nessuno vuole essere considerato una persona cattiva. Le persone commettono errori, talvolta orribili, ma lo fanno pensando di fare la cosa giusta.
Non sentirti superiore agli altri: sei fallibile quanto loro.
Ricordati che spesso non conosci sufficientemente le motivazioni o le situazioni delle altre persone, quindi astieniti dal formulare giudizi.
Tieni a mente che sei mortale e che la vita umana è breve. Qualunque cosa ti infastidisca, non durerà a lungo.
Ciò che provoca la nostra perdita di serenità non è ciò che fanno gli altri, bensì le nostre opinioni riguardo a ciò che fanno e le nostre opinioni sono in nostro potere.
Spesso, rimanendo arrabbiati per qualcosa, arrechiamo maggior danno a noi stessi di quanto non ce ne abbia arrecato la cosa stessa.
Fai del tuo meglio per correggere gli altri, ma con tatto e senza ironia, e fallo per la ragione giusta, non per vantarti.
Non aspettarti che le persone non facciano mai niente di sbagliato, perché è da sciocchi. Ma non permettere loro di nuocere ad altri, se è in tuo potere fermarli, perché questo è il tuo dovere in quanto essere umano.
Educarsi al desiderio comporta anche prepararsi al dolore (cfr. "sono il capitano della mia anima" di W.E.Henley) https://www.open.online/2019/04/27/sono-il-capitano-della-mia-anima-la-poesia-che-accompagno-nelson-mandela-durante-la-sua-prigionia/
Task 1 - storytelling: quando ce l'ho fatta?
>- in coppie, racconta al compagno un evento o frangente in cui, pur nelle avversità o in previsioni tendenzialmente sfavorevoli, sei riuscita a trovare le forze per uscirne o per raggiungere quell'obiettivo
Task 2 - self case-analysis: VIA test
>- conosci i tuoi punti di forza? svolgi il "VIA test" per identificarli, website https://www.viacharacter.org/ (ci sono 120 domande, per circa 30 minuti).
EXTRA sul concetto di RUOLO
Task 1 - Storytelling: io sono il mio ruolo?
>- a partire dall' "Apologo del rospo e dello scorpione", confrontarsi sulla dialettica identità-ruoli nella tensione tra chi pensiamo di essere e le aspettative altrui o del contesto, raccontare in coppie una storia di attrito tra ruolo pensato e agito e atteso
Task 2 - Role-playing: quanto siamo determinati dal contesto delle pressioni sociali e di ruolo?
Social network: dipendenza dai conformismi e oppressione sotto le pressioni sociali: https://docs.google.com/document/d/1E92D4DZsNtv3HLvEAP9f3rdV98VwTd3DDJS7IYFp3TM/edit?usp=sharing
Alternativa: Storytelling estetico-etico (kalos+agathos)pensare a una cosa/persona/azione/esperienza che ti ha procurato godimento (piacere, sensazione di bellezza, percezione di riempimento) per il fatto stesso di esser buona, e viceversa, pensa a una cosa/persona/azione/esperienza che hai compreso esser buona/giusta/doverosa per il fatto stesso di esser bella (la sua bellezza si è rivelata intrinsecamente anche come bontà)
CONCLUSION
"invece di cercare di cambiare il mondo, forma il tuo carattere"
"la felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri" Marco Aurelio