Noi di "Parole & Musica" abbiamo avuto l'onore di ascoltare questo EP e recensirlo all’interno della nostra rubrica:
Recensione a cura di : Michele Briganti
Quando ho ricevuto incarico di recensire questo EP sono stato preso da una miriade di dubbi su quanto io potessi effettivamente essere la persona adatta per offrire un giudizio obiettivo e professionale… io, che difficilmente nei miei ascolti e nelle mie composizioni riesco a distaccarmi dal “classico” e dalla musica cantautorale in cui i testi sono il punto di forza, mi sono trovato d’un tratto catapultato in un mondo di “sperimentazione” e "suoni elettronici", con brani esclusivamente "strumentali" dai quali, per molti giorni non sono in realtà riuscito a cavare il cosiddetto “ragno dal buco”.
È stato però familiarizzando, durante i vari ascolti, con questi “NOISE” (Rumori, Suoni, Disturbi) che ho piano piano iniziato a comprendere che la musica è in realtà un “linguaggio universale” e che, semplicemente essendo in grado di ascoltare, possiamo cogliere significati ed emozioni anche al di la di quanto espressamente dichiarato “con le parole”; proprio sul concetto che “tutto ciò che ci circonda è musica” e che “la musica è principalmente emozione” ho iniziato a scrivere la mia recensione basandomi sulle sensazioni ancor prima che sul cercare di comprendere la composizione musicale.
Proprio questo ultimo concetto è a mio parere infatti quello che forse principalmente ha mosso l’operatività di un ispirato “Wladimir Pascali”, al suo secondo album autoprodotto nel giro di pochi anni, nel realizzare l’idea di fondo della sua “Opera” che in realtà di “Classico” ha molto più di quanto non si possa intuire ad un primo ascolto superficiale…
La prima cosa che salta all’occhio, ancor prima che all’orecchio, è proprio la “struttura” dell’EP: “Ouverture”, “Prelude”, “Interlude”, “Outro”. Un chiaro riferimento a come i brani non siano “entità” slegate tra loro ma bensì, in pieno stile ed omaggio alle “Opere Classiche” di altri tempi, imprescindibilmente connessi e conseguenti l’uno all’altro in quella che a tutti gli effetti è una trasposizione moderna di una “OPERA CLASSICA” che pone le sue basi in 4 distinte “ere” della musica: “l’Opera in stile classico dei primi ‘800”, “gli albori dell’elettronica degli anni ’50" frutto delle sperimentazioni di “Stockhausen”, la “rivoluzione dei Sintetizzatori degli anni ‘70” (per capirsi Switched-On Bach di Wendy Carlos era del 1968) e non per ultima “La modernità dei suoni della musica attuale” strizzando l’occhio a quelli che potrebbero anche essere i suoni del “Futuro”.
Il principale difetto di questa Opera sta proprio nella sua "Complessità di concetto" che ne rende l'ascolto potenzialmente molto "difficile" e richiede una certa consapevolezza dell'ascoltatore. Chi si avvicina all'opera di "Pascali" deve infatti essere pronto ad affrontare il significativo sforzo di superare indenne i primissimi minuti di "Ouverture" e non cadere nella tentazione dello"skip". Siamo infatti ben lontani dalla logica di "canzone" e soltanto chi avrà la pazienza di ascoltare con attenzione ed andare al di la delle semplici prime impressioni potrà piano piano apprezzare l'intero EP una volta terminato.
É infatti evidente che non siamo di fronte a brani da ballare o da ascoltare come sottofondo all'aperitivo con gli amici: qui si parla di un impegno ancora diverso... l'inizio dell'opera, che difficilmente verrebbe associato ad una "melodia accattivante", è ben rappresenta dal suo titolo... "NOISE": siamo infatti di fronte a dei "rumori" che, seppure magistralmente gestiti dalle sapienti mani dell'autore, nient'altro sono che un insieme di impulsi, suoni e disturbi... alcuni indubbiamente piacevoli alcuni quasi irritanti e sgraziati... É analizzando tali aspetti che io ho personalmente deciso di proseguire nell'ascolto alla ricerca di un senso... ho iniziato ad immaginarmi la sensazione che si ha al mattino quando svegliandosi si iniziano ad avvertire tutti quei rumori che identificano l'inizio di una nuova giornata: il cinguettio di uccelli, tanto piacevole quanto irritante, ma anche il traffico veicolare, la sveglia che ronza, la macchinetta del caffè ed il dialogo delle persone intorno... non so se questa fosse veramente l'intenzione dell'autore ma i suoni si miscelano piano piano in un corale che acquista "spazialità" e significato in un crescendo che, come nell'arco della giornata, crea di fatto una melodia vera e propria che non si fatica più a riconoscere quando si arriva all'ascolto ormai consapevole di "Interlude" decisamente il brano musicalmente più identificativo e riconoscibile.
Le sensazioni che si hanno nell'ascoltare i brani sono molteplici: da un lato i miei ricordi mi riportano a quando da piccolo, partecipando ad una fiera musicale, assistetti ad una performance di un dimostratore Roland che suonava un “Juno 106”. L’atmosfera in cui mi sentii allora proiettato era letteralmente quella del “mondo futuro” immaginato in quegli anni’80 in cui la fantascienza era tornata così di moda e supportata da film come "E.T.", "Ritorno al Futuro" e dalla serie TV "Visitors", da far credere a tutti che da li a poco avremmo viaggiato a bordo di astronavi verso un mondo futuro...
I suoni acquistano piano piano sempre più familiarità e ci si rende conto di quanto in realtà essi "ci appartengano" più di quanto potessimo rendercene inizialmente conto... li riconosciamo in molte delle colonne portanti della musica Pop degli ultimi 30 anni, dai "Depache Mode" a "Michael Jackson", da "Frankie Goes To Hollywood" ai "Pet Shop Boys", dai "Prodigy" all'ultima schiera di "canzoni Indie" in stile "Calcutta" e "Gazzelle" che tanto piacciono negli ultimi anni alle nuove generazioni. Il tutto proietta ulteriormente verso un futuro prossimo immaginandosi di stare ascoltando la colonna sonora di un remake in chiave moderna di "2001 Odissea nello Spazio" in questo continuo legame che è possibile cogliere tra "Passato e Futuro", tra "Classicismo e Fantascienza".
Un album difficilissimo da comprendere e, non lo nego, forse io stesso non sono riuscito a farlo correttamente ma una cosa resta comunque evidente, indipendentemente dai gusti personali, alla fine dell'ascolto: siamo di fronte ad un lavoro di ricerca molto accurato ed impegnativo. Durante l'ascolto sono stato ad esempio incuriosito dalle modalità di realizzazione perché non riuscivo a comprendere se i brani fossero stati realizzati con "Sintetizzatori Analogici", dei quali è percepibile il calore e la saturazione dei suoni, o da più moderne "Tecnologie Digitali" rappresentate dalla pulizia estrema dei suoni utilizzati nelle composizioni. Mosso dalla curiosità mi sono proiettato su "Google" alla ricerca di informazioni e sono rimasto letteralmente stupito dallo scoprire che il tutto è nato da "suoni" e "rumori" della vita quotidiana come barattoli, bicchieri, gocce d'acqua, ecc. Registrati, Campionati e poi Modificati Digitalmente fino a rappresentare la base per la composizione musicale dei brani.
Ebbene, non sono un cultore di musica elettronica e molto probabilmente "Noise" non sarà nella mia personale playlist come "musica da ascolto" durante la quotidianità della vita ma non posso fare altro che COMPLIMENTARMI con "Wladimir Pascali" per il magistrale lavoro svolto e per aver dimostrato come estro “compositivo” e “tecnologia” possano oggigiorno consentire di “produrre musica” di qualità partendo dalle cose semplici della vita quotidiana.
Arriva adesso il momento del voto e sono nuovamente in forte difficoltà. Provo a lasciare da parte il gusto personale, basarmi su quanta gratificazione meriterebbe un lavoro così sapientemente realizzato e prodotto con non poco impegno da parte dell'autore ed azzardo inizialmente un "9"... poi penso a quanti sarebbero sulla mia stessa linea e come da normali fruitori di musica riuscirebbero a comprendere il lavoro che sta dietro a quest'opera non superando i primi 2 minuti e relegando il tutto ad un misero "5" in pagella... Sono quasi tentato, non capendo poi molto di musica elettronica e sperimentale, ad astenermi dal voto ma poi mi decido e convinco che forse la verità sta nel mezzo e che il mio ruolo mi impone in ogni caso di dovermi "pronunciare" in un giudizio...
Per quanto lavoro ed impegno abbia richiesto realizzare questo EP e quanto esso sia ricercato e meritevole di tutta la mia stima, a mio modesto parere la "musica" non dovrebbe mai mettere l'ascoltatore nella condizione di doversi sforzare per poterla comprendere... e questo EP è indubbiamente "difficile" e riservato ad una nicchia ormai sempre più ristretta di pubblico: credo che il giusto voto in questo caso sia rappresentato dalla diplomatica "via di mezzo".