Pubblicato il 12/09/2019 "GIOCA SOGNA VIVI" è l'EP che segna l'esordio discografico di "Alessandro Pediconi".
Alessandro è un Cantautore Teramano "classe 1999" che, nonostante sia al suo primo lavoro in studio, dimostra di non essere uno sprovveduto presentandosi con un prodotto di qualità che, certamente non stupirà per "innovazione ed originalità" ma rappresenta comunque un ottimo "pass di ingresso" nel mondo della discografia italiana.
Noi di "Parole & Musica" abbiamo avuto l'onore di ascoltarlo e recensire questo EP in anteprima:
“Gioca Sogna Vivi”, disponibile in streaming e download già a partire dal 12/09/2019, segna l’esordio discografico del Cantautore “Alessandro Pediconi” e, come detto in prefazione, rappresenta un ottimo biglietto di ingresso nel mondo musicale proponendo uno stile certamente "già noto" ma con una qualità compositiva comunque di tutto rispetto.
5 (cinque) sono i brani contenuti in questo EP e questo, dal mio personale punto di vista, rappresenta una pecca dal momento che la qualità della produzione meritava di puntare “un pò più in alto” andando a delineare un progetto “maggiormente identificativo” dello stile compositivo dell'autore inserendo almeno un altro paio di brani.
L’impressione che si ha ascoltando tutto , viste le molteplici e variegate influenze che possiamo cogliere, è infatti che manchi un "rafforzativo" stilistico che permetta di comprendere meglio la "visione musicale" dell'artista: i 5 brani, pur rifacendosi chiaramente al cantautorato italiano degli anni '70, coprono una panoramica molto ampia abbracciando e strizzando l'occhio a molti aspetti della musica "Folk tradizionale", delle "Ballads Anglosassoni" della musica "balcanica", del "pop nostrano", ecc. e ciò che ne esce, se da un lato rappresenta il pregio di un lavoro "cangiante" che non è in grado di annoiare l'ascoltatore, dall'altro non lascia una netta sensazione sull'identità stessa dell'autore senza pertanto riuscire ad identificarlo in una "etichetta musicale" più specifica rispetto a quella ormai abusata di "cantautore".
Molti, compreso l'autore, potrebbero non essere d'accordo con me nel definire questo come un difetto (ed infatti non lo è... anzi) ma appare evidente che in un mondo musicale come quello odierno, in cui l'ascoltatore fatica a dare spazio ad un emergente, è difficile essere riconosciuti senza una vera e propria identità ben definita. Ad ogni modo "Alessandro Pediconi" non è il primo venuto... ha talento ed abilità sia in veste di paroliere che come compositore e siamo certi che se saprà lavorare altrettanto bene nel marketing e nella promozione in molti sapranno apprezzarne le indiscutibili qualità.
Come detto 5 Brani che creano l'atmosfera di una storia narrata che quasi sconfina nella fiaba, guardando la copertina dell'album, in una metafora della vita vista come una "Giostra" dove forse l'unico senso del "gioco" sta proprio nel giocare accettandone, nel bene e nel male, tutte le regole.
L'apertura spetta alla "Title Track" "Gioca, Sogna, Vivi": l'introduzione narrata aiuta a costruire l'immagine di un "cantastorie", un senzatetto, alla ricerca di un senso rispetto al proprio posto nella società ed al senso di quella vita, reale od immaginata, che nonostante tutto vale la pena di vivere proprio giocando e sognando. Le atmosfere e le sonorità sanno di già ascoltato ma non per questo risultano banali o poco interessanti essendo supportate da un testo tecnicamente ineccepibile per efficacia e struttura e da una voce intonatissima e ben riconoscibile.
Un cambio di sonorità introduce "R.P. Resort": ballata che racconta la fine di un amore soffocato da un cumulo di neve e di macerie, in una vicenda "liberamente ispirata" dai fatti di "rigopiano", in uno stile tipico delle "Sad Ballads" irlandesi. Personalmente mi viene un confronto immediato con alcune canzoni di "Massimo Bubola" ed alcune ispirazioni del testo più tipiche della poetica di "De Gregori". Ad ogni modo sicuramente un bel brano.
Il brano migliore dell'EP è a mio modo di vedere "L'uomo dal Cilindro Verde". Protagonista è la personificazione in un uomo (dal cilindro verde) di quello che è "il mondo interiore" di una ragazza la quale si serve del suo aiuto per affrontare tutte le problematiche e le paure tipiche dell'adolescenza. É proprio in questo brano che a mio avviso si avvertono le principali influenze del Cantautorato Italiano con un mood ed un giro armonico che richiama ed aggrega insieme un mix di "De Andrè" e "De Gregori" (o Bob Dylan) ma anche di "Jovanotti" ed "Ivan Graziani". Il risultato è un brano piacevole e moderno che si ascolta volentieri nonostante la "leggerezza" della musica nasconda un sottofondo di tema molto più profondo ed esistenziale.
Il quarto brano, "Desiderio", è una canzone d'amore... una dedica rivolta parlando alla luna alla quale si chiede aiuto per trovare, insieme al conforto, le giuste parole per far comprendere il proprio "desiderio" nei confronti dell'amata che si trova forse lontana o forse già perduta. A mio modo di vedere il brano è un giusto mix di poetica e leggerezza che lo renderebbero, tra tutti, il brano su cui puntare per il lancio dell'EP o per una uscita radiofonica.
Ascoltando "Una Rosa", brano che chiude l'EP, sembra invece di vivere un piccolo dejavù entrando in quelle atmosfere di musica folk tipiche della musica balcanica o di un vecchio disco di "Vinicio Capossela". Il confronto, con le dovute proporzioni sembra reggere ma rispetto all'inizio l'attenzione rischia di cadere leggermente come se al brano, nonostante un buon arrangiamento, mancasse qualcosa.
Nel complesso il giudizio sintetico dell'EP è sicuramente positivo ma, come detto, manca qualcosa...
Come anche i lettori avranno notato infatti, non a caso, volutamente ho fatto richiamo in ogni brano ad artisti che possono forse, o forse no, aver influenzato l'autore ma indipendentemente dal fatto che ciò sia o meno avvenuto ed al fatto che siamo di fronte ad un lavoro interessante, alla fine dei 5 brani non è ancora chiara la vera "personalità" dell'autore... Chi è? Cosa lo caratterizza? In cosa si differenzia da chi già conosco?
Non fraintendete... non è minimamente in dubbio la qualità dell'artista che risulta meritevole di tutti i miei complimenti e palesemente dotato di estro, personalità e di un'ottima voce, ma quando ad un recensore viene naturale il confronto con artisti del passato, e ne ho citati solo alcuni, siamo di fronte ad un lavoro per certi versi "incompiuto".
Riconoscendone il valore mi piacerebbe poter invece sostenere che "Alessandro Pediconi" è unico nel suo genere ma per farlo dovrei aver trovato conferma con un paio di brani aggiuntivi che sciogliessero ogni dubbio scolpendomi la sua voce ferma nella mente a tal punto da farmela riconoscere tra altre 1000. Ma così purtroppo non è... l'invito che faccio quindi ad "Alessandro", augurandogli tutte le fortune e le gioie perchè questo suo primo lavoro possa avere le fortune che merita, è che in futuro possa "osare di più" andando a costruire una sua identità, poetica e/o musicale, che non consenta al primo "scemotto" che recensisce od all'ascoltatore medio di cercare, ascoltando le sue canzoni, facili confronti con autori ben più famosi... (per chi non lo avesse compreso lo scemotto sono io...).
Tralasciando questa considerazione l'album ha comunque ottime qualità, sia nella composizione che nella produzione e, nonostante si riveli all'ascolto un album per tutti non si tratta di un album da "primo ascolto" e, per essere compreso a pieno, merita di essere ascoltato e metabolizzato con una analisi più profonda. Siamo infatti di fronte ad un lavoro più ricercato di quanto non possa sembrare che, grazie anche a sonorità ed arrangiamenti, può con facilità essere apprezzato anche dal grande pubblico e magari compreso meglio di quanto non abbia fatto io stesso.