Il Principato Ebraico di Musolino
Anche l’Italia ebbe i suoi esponenti precursori del sionismo.
Benedetto Musolino, figura importante del Risorgimento italiano, calabrese ateo, fondatore nel 1834 dell’organizzazione nazionalista patriottica clandestina chiamata la Setta dei Figliuoli della Giovine Italia, impegnato nelle rivolte del 1848 e successivamente nella Spedizione dei Mille, eletto nel 1861 nel primo parlamento italiano, fu certamente anch'egli un precursore del sionismo.
Musolino considerava l’Inghilterra un faro di civiltà culturale e la sua potenza imperiale un riferimento politico; era anche convinto che l'Europa e l'Asia fossero minacciate dall’espansionismo russo, data la fragilità dell'Impero Ottomano.
Dopo tre viaggi in Palestina, elaborò un progetto geopolitico di riassetto del Medio Oriente all’interno del quale l'elemento principale era la creazione di un principato ebraico, facente parte dei territori ottomani ma sotto l'egida della Gran Bretagna.
Musolino illustrò questi propositi nel 1851 in un trattato dal titolo: Gerusalemme ed il Popolo Ebreo. Progetto da rassegnarsi al Governo di Sua Maestà Britannica.
In esso prefigurava il Principato Ebraico, da lui definito il “Bosforo ebraico”, esteso su un territorio molto vasto, da gran parte del Libano attuale al Golfo di Suez e al Mar Rosso, una sorta di ‘territorio vedetta’ in grado di consentire agli inglesi di controllare e preservare le vie verso le loro colonie nelle Indie e nell’Estremo Oriente.
L'anno successivo, Musolino si recò in Inghilterra per cercare di farsi finanziare il quarto viaggio in Palestina presentando il suo trattato a Lord Palmerston, ministro degli esteri, che tuttavia non gli diede ascolto.
AI di là dell'epilogo di quella vicenda, nel trattato di Musolino, tra gli altri, ci sono due elementi notevoli che un secolo dopo si sarebbero ritrovati nei fondamenti dell'entità sionista.
Il primo è costituito dalla definizione della nazionalità in base alla religione ebraica: nell'articolo 16 della Costituzione del Principato Ebraico si legge: “La nazionalità è inerente alla qualità d'israelita dopo aver fissato domicilio nel Principato”, un’inquietante anticipazione di quella che sarà la famigerata “Legge del Ritorno” israeliana del 1950 con le modifiche del 1954 e del 1970 che, su basi razziste, prevede per ogni ebreo (definito tale in base ai canoni della religione ebraica) il diritto di stabilirsi nell’entità sionista e ottenerne automaticamente la cittadinanza.
Il secondo riguarda l’indicazione di Musolino di far rinascere dall'ebraico antico la nuova lingua nazionale ufficiale del Principato Ebraico (18). Il trattato di Musolino restò inedito fino al 1951 quando alcuni esponenti del sionismo italiano decisero di pubblicarlo; la nuova edizione del 2014 fu realizzata nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Note:
18. Benedetto Musolino, Gerusalemme e il Popolo Ebreo (1851), Nuova edizione a cura di David Meghnagi, Libri Liberi, Firenze 2014
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Fonte: Le radici storiche colonialiste e imperialiste del sionismo. pagg. 21-22