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Sabra e Shatila nel poema "Elogio dell'Ombra Alta"
di Mahmud Darwish
Beirut, alba
Beirut, pomeriggio
Beirut, notte:
il fascista esce dal corpo di vittima,
veste di polvere da sparo: uccidi per esistere.
Per venti secoli ha aspettato la pazzi
per venti secoli è stato un sanguinario col turbante in testa
per venti secoli ha pianto... ha pianto,
nascondeva la spada nella sua lacrima
o caricava di lacrime il fucile
per venti secoli ha aspettato il palestinese al bordo del campo profughi
da venti secoli sapeva
che il pianto è la sua arma.
***
Sabra è una ragazza addormentata.
Gli uomini sono partiti per l’esilio,
la guerra ha dormito due piccole notti,
Beirut si è piegata ed è diventata capitale...
Notte lunga
a Sabra sorveglia i sogni,
e Sabra è addormentata.
Sabra è quel che la mano lascia nel corpo della vittima
ha dato l’addio ai suoi cavalieri e al proprio tempo
si è arresa al sonno, a causa della stanchezza e degli arabi che l’hanno trascurata.
Sabra, e non lo scordano i soldati partiti dalla Galilea
non compra e non vende che il proprio silenzio
in cambio di rose per la treccia.
Sabra canta la metà perduta tra il mare e l’ultima battaglia:
perché partite
e lasciate le vostre donne nelle viscere di una notte di ferro?
Perché partite
e appendete la sera
sopra il campo e sopra il canto?
Sabra copre il petto nudo con la canzone dell’addio,
conta le sue mani e sbaglia
quando non trova il braccio:
quante volte partirete
fino a quando viaggerete
e verso quale sogno?
E se un giorno tornerete
a quale esilio tornerete,
a quale esilio tornerete?
Sabra strazia il petto scoperto:
quante volte
si schiuderà il fiore?
Quante volte
partirà la rivoluzione?
Sabra teme la notte. La poggia sul ginocchio
la veste col nero dei suoi occhi. Piange per distrarla:
sono partiti e non hanno detto
nulla del ritorno.
Sono appassiti e non hanno lasciato
il cuore della rosa!
Sono tornati e non sono tornati
all’inizio del viaggio.
Gli anni sono bambini
che fuggono il bacio.
No, non ho un esilio
per poter dire: ho una patria
Dio, che tempi ...!
Sabra dorme e il pugnale del fascista si sveglia
Sabra chiama ... chi chiama
tutta questa notte è mia, e la notte è sale
il fascista le taglia il seno e la notte si restringe,
balla intorno al suo pugnale e lo lecca. Canta per la vittoria del cedro,
e toglie
lentamente ... lentamente la carne dalle ossa
e stende gli organi sul tavolo
e continua il suo ballo il fascista e sogghigna agli occhi sospesi
ed è pazzo di gioia e Sabra non è più un corpo:
la ricompone come vuole il suo istinto, e la forgia la sua volontà.
E le ruba un anello di carne, e riconosce nel sangue la sua immagine
ed è mare
ed è terra
ed è nuvola
ed è sangue
ed è notte
ed è sabato
ed è Sabra.
Sabra è l’incrocio di due strade su un corpo
Sabra è la discesa dell’anima in una pietra
Sabra è nessuno
Sabra è l’immagine del nostro tempo fino all’eternità …
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