La politica dell'effimero
La vita politica di Renato Nicolini
la partecipazione nel PCI
La vita politica di Renato Nicolini
la partecipazione nel PCI
Renato Nicolini con alle spalle Patrizia Sacca,
Fondazione Gramsci
Renato Nicolini, figura poliedrica e dalle molteplici sfaccettature, è stato un personaggio di rilievo anche nel campo della politica, a cui ha dedicato gran parte della sua vita. La sua figura rappresenta l'apertura e l'intersezione tra le arti e le varie discipline, convergendo in un pensiero forte e concreto.
Nicolini si laurea in architettura nel 1969, in un periodo cruciale per l'attività politica del paese. Gli anni '60 sono caratterizzati da fermento giovanile, violenza, idee di rivoluzione e cambiamento che culmineranno negli Anni di Piombo. Tuttavia, la figura di Nicolini, pur impegnata politicamente, non è associata alla lotta armata e alla violenza che hanno segnato profondamente quel periodo. Fa parte di quel vasto movimento di intellettuali di sinistra, alternando l'impegno politico agli studi universitari e alla carriera accademica. Sebbene si definisca socialista, il suo pensiero politico è più vicino al comunismo.
Nel 1963, durante gli studi, partecipa con Alessandro Anselmi al secondo congresso internazionale degli studenti di architettura a L'Avana, Cuba. Nicolini afferma che "dal '68 in poi al centro dei miei pensieri non era stata la politica ma l'architettura," ma nonostante questo, ha dedicato la maggior parte della sua vita alla politica, integrandola con i suoi numerosi interessi.
Renato Nicolini seduto sulla sabbia, dall'archivio fotografico del PCI.
Nel 1972 si iscrive alla sezione Trevi Campo Marzio del PCI, dove ricopre la carica di segretario fino al 1974. Diventa assessore alla cultura del Comune di Roma dal 1976 al 1985, nelle amministrazioni di sinistra di Giulio Carlo Argan, Luigi Petroselli e Ugo Vetere. Nel suo pensiero e attività politica, Nicolini è sempre stato un portavoce dell'effimero, un'idea centrale nel suo approccio alla cultura e alla vita politica.
Dopo la sua rivoluzionaria esperienza come assessore, Renato Nicolini fu eletto deputato per il PCI, continuando il suo impegno politico a livello nazionale. Il contesto politico all'interno del PCI durante il suo ingresso non era semplice. Nel 1983, sotto la guida di Enrico Berlinguer (scomparso nel 1984, sostituito da Alessandro Natta), il partito affrontava sfide significative cercando di mantenere l'unità.
All'interno del PCI, emergeva una tensione tra l'ala riformista, che mirava a modernizzare il partito e allontanarsi dalle politiche sovietiche, e un'ala tradizionalista, che difendeva una visione più ortodossa del comunismo. Questo dibattito si intensificò verso la fine degli anni '80, con una crescente consapevolezza della necessità di trasformare il partito per rimanere rilevante a livello parlamentare. Tale trasformazione culminò nella "Svolta della Bolognina" del 1989, promossa da Achille Occhetto.
Nel 1991 il Partito Comunista Italiano si trasforma, scindendosi in Partito Democratico della Sinistra (PDS) e Partito della Rifondazione Comunista (PRC). Questa bipartizione avvenne in seguito ad un periodo di delusione per chi perseguisse l’ideale di comunismo sovietico, a seguito della caduta del muro di Berlino del 1989 e la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. In Italia, così come in molte altre parti del mondo, il comunismo era sempre più percepito come un'ideologia fallimentare, associata a regimi autoritari e a fallimenti economici. Questo influenzò la leadership del PCI nel valutare la necessità di un cambiamento radicale.
Nicolini, in questo ambiente eterogeneo, rimase coerente con il suo approccio "effimero", sostenendo l'innovazione e l'apertura anche all'interno del PCI. La sua visione di una politica culturale influenzò profondamente il dibattito politico nazionale. Tuttavia, nonostante la sua innovazione, il suo essere "effimero" rappresentò un'eresia per l'epoca, suscitando un dibattito incessante durante i suoi anni di esperienza parlamentare.
La sua visione innovativa, sebbene sconvolgente per alcuni, fu un importante catalizzatore in un periodo in cui l'Italia era ancora influenzata dall'oscurità degli Anni di Piombo, una fase che segnava profondamente il panorama intellettuale. La figura di Nicolini giocò un ruolo fondamentale nel superare quelle tensioni, contribuendo a un nuovo capitolo nella storia politica e culturale del paese.
Articolo redatto da:
Enrica Donati