Ai tempi di Renato Nicolini, tra la fine degli anni ’70 e la metà degli anni ’80, non esistevano, o più precisamente noi non usavamo, due parole chiave che oggi sono entrate nel linguaggio comune: “anello di retroazione” e “sinergia”. Non intraprenderemo una dotta discussione su quando e perché siano nate queste parole, soprattutto in un contesto come il nostro permeato da un marxismo puro, che guardava con sospetto alle anticipazioni nate proprio a Roma negli anni ’70. Con il Club di Roma e le prime comprensioni sistemiche e ecologiche del mondo. Nonostante sono a mio avviso fondamentali per comprendere veramente l’azione di Renato, queste parole non venivano affatto utilizzate.
Anello di retroazione:
Iniziamo dalla prima, “anello di retroazione”. Al tempo non esisteva una parola per descrivere la circolarità implicita nelle operazioni di Renato, che si manifestava in piazze, spiagge, parchi e monumenti.
Le operazioni di Renato erano innanzitutto profondamente anti-accademiche e indisciplinate, superando gli specialisti dell’archeologia, del restauro e della letteratura tradizionale per aprirsi alla cultura autentica, che zampillava pura e “contaminata” allo stesso tempo. Portare il circo in Piazza Farnese, ad esempio, non aveva nulla a che vedere con il restauro tipologico promosso da Cervellati, l’assessore alla cultura bolognese dell’epoca. Al contrario, Renato metteva in piazza tensioni, gioie e contraddizioni in modo libero e scapigliato, con l’obiettivo di attivare processi di decentralizzazione per aprire alla periferia, unendo spazi alti e bassi (di norma ci si riferisce all’arte povera e all’arte colta ma qui nel circo in piazza e. Egli acrobati tra i palazzi alto e basso assume naturalmente ancora un’altra valenza!) e coinvolgendo la popolazione di diverse età e ceto sociale.
Le operazioni di Renato non erano azioni lineari (da A a B), ma piuttosto circolari (da A a B a C e di nuovo ad A), creando un “anello di retroazione” che cambiava la percezione della realtà alla fine del ciclo. Questo aveva implicazioni sociali, politiche e disciplinari. Non avere una parola esatta per descrivere ciò non era irrilevante; ci costringeva a giri di parole per comprendere cosa stava succedendo, succedeva un anello di retroazione vedo e proprio.
Sinergia:
La seconda parola, “sinergia”, è ancora più interessante. Si parlava allora di effimero, ma questo termine era debole e non rendeva giustizia alla natura delle operazioni di Renato. Le operazioni erano invece sinergiche, perché la somma degli agenti creava un risultato molto molto più forte dei singoli elementi. Il concetto di sinergia, che attraversa vari campi dalla chimica al management, era stato riportato in auge da un libro di Richard Buckminster Fuller nel ’69 a manual for a space ship Earth.
Le operazioni di Renato erano più simili a quelle della Land Art o all’open Theater che a semplici eventi effimeri. La loro natura temporale non ne diminuiva l’importanza; anzi, proprio perché attiva processi sinergici, avevano un grande impatto. In quegli anni, la cultura internazionale stava vivendo cambiamenti significativi, in particolare in Spagna, dove la liberazione dal regime di Franco portò a un’esplosione di nuove idee architettoniche e culturali.
Mentre a Roma i resti archeologici erano gestite in modo rigido e disciplinare, in Spagna venivano integrate in biblioteche, scuole, spazi pubblici e commerciali. Ricordando il passato e creando una sorta di anello di retroazione culturale. E forse non è un caso che uno trai pochi architetti che abbia lavorato sul concetto di sinergia è lo spagnolo Sola Morales. A Roma, una delle poche grandi operazioni di questo tipo fu l’apertura alla cittadinanza dei Fori Imperiali durante l’amministrazione di Luigi Petroselli di cui Renato, era il diamante che portò alla consapevolezza del ruolo civile e politico dello spazio pubblico romano. Tuttavia, questa esperienza durò poco, poiché gli specialisti e i monetaristi finirono per prevalere, segnando la fine della visione innovativa di Renato e in buona parte di Roma stessa.
Articolo redatto da:
Antonino Saggio
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