Il paese è adagiato in una conca verde attraversata dal nastro argenteo dello Scoltenna ingrossato da vari immissari (Rio Perticara, Rio Tagliole, Rio Grosso, Rio Piccolo). I rilievi dell’Appennino chiudono la valle a cerchio in un abbraccio protettivo e imponente.
La superficie complessiva del Comune è di kmq 76,44 di cui in area parco e preparco circa kmq 57,32 e aree sopra i mt. 1200 per kmq 45,72. Alla data del 31.12.2014 conta 2224 abitanti.
Il capoluogo, attraversato dalla S.S.12 e dalla S.P.324, è situato a 781 m. s.l.m. , dista circa 85 km da Modena e la sua vetta più elevata è il monte Giovo (1991 m. s.l.m.) . Tale varietà altimetrica favorisce diversi tipi di turismo: da quello estivo prevalentemente sportivo essendo dotato di un’impiantistica che non ha rivali tra i Comuni dell’Alto Appennino a quello invernale , in particolare per la pratica dello sci alpino, nordico, escursionismo, etc.
Frazioni :
S.Annapelago (1070 mt s.l.m.) località turistica estiva ed invernale dotata degli impianti sciistici di proprietà comunale e meta di escursioni sulle montagne del crinale.
S.Andreapelago : (1000 mt. s.l.m.) ridente e verdeggiante, vicina al capoluogo che ospita le capanne celtiche nella parte alta dei Casoni e la fabbrica del gruppo Beghelli che dà lavoro ad un centinaio di dipendenti.
Tagliole (1158 mt. s.l..m.) adagiata nella valle più bella dell’Alto Appennino per la presenza dei laghi Santo , Baccio, Turchino e delle vette del Giovo e del Rondinaio.
Roccapelago (1.095 mt. s.l.m.) rifugio alpestre del condottiero Obizzo da Montegarullo, sede del polo museale storico e antropologico a seguito del rinvenimento nel 2011 di numerosi corpi mummificati naturalmente.
Le prime testimonianze sicure dell’organizzazione civile economica e religiosa della popolazione dell’alto frignano, risalgono al XII secolo. Comunità rurale unita nella organizzazione del “Comune et Universitas Plebatus Pelagi”, Pievepelago, era il centro di convergenza di scambi commerciali, di interessi civili e politici e di vita religiosa. Il territorio era attraversato da un insieme di strade e di sentieri che la connettevano con la valle, e con la Toscana. La viabilità dovette ricevere un sensibile impulso soprattutto per opera di Bonifacio e di Matilde di Canossa.
Tre erano le strade principali: una, partendo da Pistoia, passava da Fiumalbo e giungeva a Riolunato percorrendo il versante destro della valle ed escludendo Pievepelago; le altre due, che partivano da Lucca, passando il crinale appenninico l’una attraverso la foce del Giovo e l’altra attraverso il Saltello raggiungevano Pievepelago e scendevano a valle. Quest’ultima era sicuramente la più importante, molto percorsa, come si può rilevare dalla esistenza di due ospizi per pellegrini, S. Bartolomeo presso il Saltello e San Leonardo presso il Perticara.
Vittima delle guerriglie dei Da Montegarullo con gli Estensi, passò dal dominio degli uni a quello degli altri più volte fino a quando, nel 1406, passò definitivamente con la Casa D’Este. Confinando con i territori toscani, fu coinvolto a più riprese in gravi questioni di confine soprattutto con gli uomini di Coreglia e di Barga. Fu travagliato nei secoli anche dalle numerose piene dei fiumi attigui che ne misero più volte in pericolo l’esistenza fino a quanto l’ingegner Aragona, per conto del duca di Modena, propose l’erezione di bastioni a levante e barbacani a settentrione; i ripari più solidi furono però eretti nel 1836
Come altri paesi subì nei secoli carestie e malattie contagiose, il transito delle armate napoleoniche e di quelle risorgimentali, gli assalti dei briganti ai primi dell’Ottocento e le devastazioni e i lutti delle guerre mondiali; infine con il progresso del secondo dopoguerra Pievepelago fu paese all’avanguardia nella costruzione di strutture sportive e nel perseguire iniziative turistiche e culturali, molte delle quali ancora attuali ed importanti.
Sede della centenaria Accademia Scientifico Culturale “Lo Scoltenna” che organizza annualmente convegni di altissimo livello in diversi Comuni del Frignano ed anche in zone limitrofe a seguito della collaborazione con altre associazioni culturali, da alcuni anni, ha assistito alla riscoperta del prestigioso Premio letterario “Frignano” che, nato per la poesia , ora è dedicato ad opere letterarie di narrativa prestigiose a livello nazionale.
Ulteriori iniziative e manifestazioni uniche nel territorio sono:
- la tradizionale “Infiorata del Corpus Domini” con i caratteristici tappeti floreali lungo tutta la Via Tamburù
- la “Mascherata dell’Epifania “ del 5 gennaio a S.Annapelago (che unisce motivi del carnevale con quelli dell’Epifania) con diversi carri allegorici ispirati a fiabe antiche e moderne, a temi di attualità oltre alle maschere tradizionali del paese.
- Recentemente il Comune ha istituito la “festa del fungo porcino” a S.Annapelago che si tiene il terzo week end di settembre per celebrare questo prelibato prodotto dei boschi ; nel corso della festa ogni angolo del paese viene vestito a tema per ricordare la vita di un tempo sulle montagne e nei boschi durante l’autunno.
- Attualmente si sta cercando di ridare vitalità e arricchire di contenuti “Verde Pieve”, mostra mercato dei prodotti della terra che si tiene nel mese di maggio.
- Infine la giornata del musei a Roccapelago, iniziativa promossa dalla Provincia di Modena ed attuata a cura del Comune di Pievepelago e dell’Associazione Volontaria Pro Rocca; tale giornata è sempre stata di richiamo per il pubblico di qualsiasi età in quanto, alla tradizionale visita del museo, si affiancano iniziative a tema di notevole interesse (da quelle gastronomiche ai convegni, escursioni ecc.)
Lago Santo, Lago Baccio, Lago Turchino, Monte Giovo, Monte Rondinaio, in genere tutto il crinale Appenninico sovrastante S.Annapelago, tutti i restanti territori del Parco Regionale, i torrenti Scoltenna, Perticara, rio Tagliole e Rio Grosso.
Leggende sul Lago santo: molte sono le leggende che cercano di raccontare l’origine di un nome così alto, come Santo. La più nota parla di due cacciatori, che in una domenica d’inverno, inseguendo un lupo, giunsero al lago ghiacciato. Uno dei due uomini sentendo le campane della chiesa di tagliole che chiamavano alla messa andò a soddisfare la comunione domenicale, l’altro continuò la caccia al lupo. Quest’ultimo riuscì anche ad ucciderlo ma il sangue caldo della bestia fece sciogliere il ghiaccio, e il “miscredente ”cacciatore fini nel lago. Il nome “Santo” del Lago deriverebbe dalle tante Benedizioni che il parroco di Tagliole faceva per onorare gli annegati.
Chiesa Plebana di Santa Maria Assunta - Via della Chiesa - costruita su disegno dell’architetto Cesare Costa con inizio dei lavori nel 1868 venne consacrata il 14 agosto 1874. Il violento terremoto del 1920 fece crollare il vecchio campanile i cui lavori di ricostruzione si protrassero dal 1923 al 1927. A seguito dell’intervento di risanamento della pavimentazione in arenaria effettuati nel 2004, sono venuti alla luce i resti di costruzioni appartenute a uno o più edifici precedenti; il prof. Aurelio Mordini ed il prof. Paolo Mucci hanno condotto una ricerca storica accurata che ha portato alla pubblicazione, nel 2007, di un libro dal titolo “La Pieve di Santa Maria del Pelago e le sue trasformazioni nel tempo”.
I Ponti Elena e di Modino costruiti all’epoca dei lavori della Via Giardini (iniziati nel 1766), il palazzo della direttoria (attuale sede comunale) così detto perché destinato a residenza del direttore della Via Giardini.
Il palazzo comunale di un tempo (attuale sede dell’Istituto di istruzione superiore A.Barbieri) innalzato negli anni 1817 e 1818 con la caratteristica torretta dell’orologio.
L’oratorio detto “dei Bianchi” costruito alla fine dell’Ottocento con i denari elargiti dall’imperatrice d’Austria Maria Anna Carolina Pia al suo primo passaggio per Pievepelago avvenuto il 27 agosto 1851. La sua singolare architettura lo fa somigliare più a un teatro che ad una chiesa.
Palazzo Fontanelli, iniziato dal tenente maresciallo Achille Fontanelli, ministro della Guerra e della Marina nel primo regno italico, attualmente di proprietà delle famiglie Vicini e Fea.
L’oratorio di Modino risale al Seicento, interamente rifatto nella seconda metà dell’Ottocento (1859-1863). La facciata in pietra è opera dell’architetto Cesare Costa.
L’oratorio di San Luigi Gonzaga (detto comunemente “dei Rossi” dal nome della Confraternita del S.S. Sacramento) venne costruito sull’antico sagrato a pochi passi dal campanile nel 1754.
La fontana di Piazza D. Ricci.
La sede del Parco del Frignano con la caratteristica cartina rappresentante l’Italia dipinta su uno dei muri laterali.
La vecchia Via Tamburu’.
Il lavatoio del Borghetto
Fuori dal capoluogo, oltre la borgata della Merizzana, si trova l’oratorio della B.V. di Monticello i cui lavori furono iniziati nel 1848 e venne inaugurato nel 1859; esso è meta di numerosi pellegrini ed è stato eretto presso la vecchia maestà che da tempo ospitava un’immagine della Madonna dipinta su tavoletta da mano ignota e ritenuta miracolosa; danneggiato da un incendio nel 1997 è stato ricostruito in breve tempo grazie anche alle offerte dei numerosi nostri emigranti. E’ stata restaurata anche l’ancona secentesca che sotto vari strati di verniciatura nascondeva la doratura originale in oro zecchino, contenente l’immagine della Madonna.
Il fabbricato che ospita la centrale idroelettrica di Sagradino a Modino (detta anche centrale di San Michele), ultimata nel 1925 e tipico esempio di un’ architettura singolare, che poneva molta attenzione agli elementi decorativi senza trascurare la necessità di un’apertura alla modernità al fine di dotare la montagna di attrezzature e servizi che ne potessero favorire lo sviluppo. L’edificio è opera dell’ingegnere Lapo Farinata degli Uberti (1880-1948), cui si deve anche il primo sviluppo turistico della Valle delle Pozze (oggi Val di Luce in Comune di Abetone).
Di origini romaniche, il ponte della Fola si trova a confine tra Riolunato e Pievepelago, scavalcando, all’uscita di Pievepelago, il torrente Scoltenna, prima che questo si inabissi nella forra che per secoli ha costituito un ostacolo per le comunicazioni dato che il passaggio era possibile solo presso il ponte di Strettara, molto più a valle. Nel 1892 vennero iniziati i lavori di costruzione del nuovo ponte posto a pochi metri di distanza dal vecchio in cattive condizioni. Nel 1897 i lavori terminarono e il vecchio ponte mantenne la funzione di collegamento pedonale. La struttura ad arcate simmetriche e a forma di schiena d’asino mostra alcune analogie con il ponte toscano di Borgo a Mozzano e con quello delle Lazze, forse una testimonianza della breve dominazione lucchese del XIV secolo anche se il primo documento che parla del ponte è del 1028. E’ l’unico esempio noto di ponte in pietra a due arcate di tutta l’Emilia. La struttura muraria è in blocchi di pietra di pezzatura regolare e la pavimentazione è in ciottoli di diverse pezzature raccolti nello stesso Scoltenna.
Nel capoluogo sono presenti: nr. 2 campi da calcio, nr. 4 campi da tennis con annesso bar, nr. 1 palestra ed un palazzetto dello sport , nr. 1 campo da basket e adiacente arrampicata sportiva ed uno da beach – volley all’aperto, numerosi campi da tennis in precedenza usati dalla FIT il cui recupero e riutilizzo è in fase di studio; una piscina scoperta con servizi vari annessi, un laghetto di pesca sportiva in località Modino con punto di ristoro, una bellissima pista pedonale- ciclabile che costeggia il fiume da Modino al Ponte della Fola, un vasto parco gioghi per bambini, punto di relax anche per anziani.
FIUMALBO
A chi giunge al 90 km dalla via giardini e guarda al fondo dell’angusta vallata, appare, nella conca il paese di Fiumalbo. Comune di 1300 abitanti della provincia di Modena, situato a sud del capoluogo, è uno tra i borghi più belli d’italia. Fiumalbo si trova all’interno del parco del Frignano, la conformazione geologica fa si che dagli 800 metri slm, si possa velocemente raggiungere le vette del monte Cimone che toccano i 2165 metri di altitudine. Si pensa che le origini del luogo siano da accreditarsi ai liguri Friniati, che durante il II secolo a.c. si rifugiarono in queste terre a causa delle invadenti conquiste dell’impero romano. Ma è senz’altro all’interno della cittadina montana che si concentrano buona parte della storia e della cultura di questo luogo. La posizione in cui è situato nel fondo della valle, creata dalla confluenza di due rii, insieme al declivio della montagna da una parte e dalla collinetta conica della Rocca hanno determinato la sua conformazione urbana. Il paesaggio che caratterizza Fiumalbo è il paese stesso, in quanto esso sembra essersi prodotto per osmosi da un solo nucleo generatore. I suoi elementi principali: l’edilizia medioevale con le coperture a pianne, la torre campanaria della parrocchiale e gli ampliamenti che da epoca cinquecentesca sono continuati fino al 1700 insistendo sulla tessitura precedente.
L’iconografia di Fiumalbo è visibile in due dipinti, XVII, nella Chiesa dei santi Francesco e Donnino,conosciuta come Chiesa del Seminario. Lo stemma civico di Fiumalbo raffigura la Rocca con tre torri, lo troviamo a sigillo di molti edifici rappresentativi del capoluogo. L’etimologia del nome Fiumalbo, Flumen Album, dalle acque che spumeggiano tra i ciottoli del fiume, oppure Flumen Alpium, risale sicuramente ad un articolazione linguistica pre latina: la base alb o alp significa pietra.
La parrocchiale di S. Bartolomeo fu eretta nel 1588 per dotare il paese di una chiesa più ampia e decorosa, e sostituire l’antica costruzione romanica. Anche a Fiumalbo come a Roccapelago erano anni, quelli della fine del XVI secolo in cui con l’aumento demografico si senti il bisogno di trasformare l’impianto urbano. Il patrono di Fiumalbo è San Bartolomeo e tutti gli anni il 24 agosto si festeggia il Santo patrono.
Altro edificio, attiguo al precedente, che vanta Fiumalbo di essere un centro culturale è il Convento francescano eretto nel 1628. La sede francescana si dedicava all’officio religioso, alla predicazione e all’insegnamento dei rudimenti della lingua e della matematica. Il convento venne chiuso nel 1787 e più tardi, il 5 settembre del 1820, fu istituito negli stessi locali il seminario, diretto dai sacerdoti della congregazione degli oblati di S. Carlo Borromeo.
Una penisola del centro abitato formata da un’ansa del Rio S.Rocco, dal fiume prende il nome il particolarissimo oratorio di S. Rocco , un ambiente raccolto e misurato al quale si accede scendendo un paio di scalini attraverso la piccola porta. La caratteristica principale di questa opera la si comprende solo entrandoci all’interno, l’interezza delle pareti e delle volte è stata completamente affrescata dal pittore carpigiano Saccaccino Saccaccini in un’unica grande opera, l’impatto visivo è forte, l’occhio è invaso dal colore che risalta alla luce che filtra dalle finestre.
Gli eventi importanti della sua storia, legati al ministero religioso, chiariscono la sua propensione generale a trascurare gli avvenimenti politici del resto del paese, quasi come se non fossero una realtà integrante della piccola comunità montana. Stretti contatti culturali con l'area toscana, ricordiamo che l’antica Via Romea, che collegava Fanano con la Toscana (attraverso il passo della Croce Arcana) attraversava la strada che da Fiumalbo scendeva verso la Valle della Lima (attraverso il Passo di Serra alta), chiamata strada romana.
Le inflessioni dialettali mantengono la tendenza al toscano, oltre che al veneto e al ligure, specialmente in antichi vocaboli che caratterizzano la parlata del luogo la quale risulta così particolare da poterla paragonare ad un idioma autoctono nella realtà dialettale emiliano/modenese.
RIOLUNATO
È una località dell’alto Scoltenna, posta a 705 m slm., in una pittoresca conca. In dialetto ardondlà il toponimo corrisponde a “rio lunato”, cioè in forma di luna. Altri ritengono il toponimo basato sulla forma Rivus nonatus, poi lonatus, in rapporto con montem de nona, alpe de Lona denominazione antica dell’attuale Monte Cimone. Comune percorso da numerosi affluenti è dominato a sud dal crinale appenninico sul quale emerge la vetta del monte Cimone.
Come nel resto del territorio Riolunato mantiene tracce e edifici del passato che hanno segnato la sua storia, tracciando il passaggio di popoli che si mantiene tra i toponimi e le diverse leggende. Le chiese parrocchiali ma ancor più gli oratori sono immancabili ed ognuno è caratteristico per stile, arte o storia.
A Riolunato è sicuramente da visitare la Madonna del Caio o più anticamente l’oratorio della Madonna detto dell’ospedale. Fondato con lo scopo di servire da ospizio ai poveri pellegrini. Ad un certo punto smise questa funzione e rimase al solo beneficio collettivo. il piccolo oratorio, che nel 1920 presentava la necessità di un intervento, appare oggi completamente restaurato. Conserva un bellissimo affresco di schietta arte emiliana del 1516, con iconografia della Madonna col Bambino in braccio seduta su un trono. Ai lati sono raffigurati san Martino, o san Geminiano e san Lorenzo martire.
Tra le tracce che restano del passato pagano, ricordiamo un capitello corinzio visibile nella piccola tribuna d’ingresso dell’antica Casa della Comunità, nella Piazza del Trebbo. Apparteneva quasi sicuramente all’edificio primigenio.
Del periodo medievale è il Castello di Riolunato un tempo denominato de’ pelosi appartenente ad obizzo da Montegarullo che ne fece una sua roccaforte. Dal 1920 è rimasto pressoché invariato e conserva intatto il fascino di antiche immagini del nostro frignano.
Tra le tradizioni che ancora oggi vengono rispettate sono i Maggi riolunatesi. Un’antica e spontanea tradizione che vede Il "Maggio delle Ragazze" rappresentato a Riolunato ogni tre anni ed appartiene alla culturale popolare diffusa non solo in Italia ma in gran parte dell'Europa e dell'Asia. La manifestazione di cui si tratta si svolge a Riolunato in due momenti: uno durante tutta la notte compresa fra il 30 aprile e il 1° maggio.
Piacevole caratteristica di questa prima fase del Maggio è "l'ambasciata", che può essere definita, per la verità assai prosasticamente, come una dichiarazione d'amore per interposta persona. Commissionata dall'innamorato desideroso di dichiararsi alla sua bella, viene cantata da uno dei "maggiolanti" dinanzi alla finestra chiusa della ragazza. L'altra parte della festa ha luogo nella seconda domenica di maggio ed ha inizio nel corso della mattinata con la raccolta dei doni offerti da ogni famiglia. La festa prosegue durante il pomeriggio con la sfilata di uomini e donne nei costumi tradizionali, al termine della quale viene allestito un banchetto.
Riolunato ha visto anche personaggi importanti:
racconta il Gigli che nel 1739 la sera del 28 settembre pernottò a Riolunato il serenissimo signore e duca Regnante nostro padrone Francesco III Estense nel ritornare a Modena da Massa Carrara.
Bibliografia:
- M.Gasperini “Lapo Farinati degli Uberti l’ingegnere illuminato, Opere e progetti” – Felici editore s.r.l. 2009
A.Galli “Roccapelago, l’antica fortezza di Obizzo”,Ed.Teic Modena 1980
A.Galli “Pievepelago, carrellata storica”. Edito a cura della Banca Popolare dell’Emilia Romagna –Poligrafico Artioli Modena 1974
P.Mucci, A. Mordini “La Pieve di Santa Maria del Pelago e le sue trasformazioni nel tempo” Ed. Accademia Scientifica letteraria artistica “Lo Scoltenna” – 2007 Tip. Benedetti di Pavullo
G.Boilini,S.Andreapelago, ambiente, arte e storia, Ed. Teic Modena 1980.
L’Appennino Modenese, Ed. a Rocca S.Casciano da Licinio Cappelli nel 1895
Tesi di laurea di Annalisa Antonioni “La tutela del paesaggio e dei beni culturali in Italia. Le problematiche del codice Urbani nell’Alto Appennino Modenese”
Vittorio Pigazzini “Costruire” articolo del 1991 relativo alle Capanne Celtiche
A.Antonioni “S.Annapelago tra Ottocento e Novecento “