Il tempio votivo per quello che è stato e sarà per sempre un simbolo di questa città e del mondo intero grazie alle sue prodezze in campo calcistico. Se ami il calcio, ami Diego e quindi non puoi perderti questo posto.
Distanza da ILDRAGODISANGIORGIO: 2,000 mt
Maradona è Napoli, Napoli è Maradona. Si avverte, si percepisce. Camminando tra le strade della città partenopea si intuisce, inevitabilmente, il rapporto consacrato tra un popolo intero e uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo, però. Perché Maradona per Napoli è stato il più grande di tutti non unicamente per quello che ha fatto vedere con le scarpette da calcio ai piedi.
Di più, molto di più. Il Pibe de oro per gli azzurri è stato qualcosa/qualcuno in cui credere, letteralmente, capace di offrire alla città una rivincita sociale, identificata nel 'pallone' che i bambini continuano a rincorrere tra i vicoli di una delle città più belle del mondo.
Napoli, Quartieri Spagnoli: sorge qui il monumento più visitato della città. Non è il Cristo Velato, né Napoli Sotteranea, ma il murales dedicato a Diego Armando Maradona. Dopo la morte del campione argentino, il murales, nato nel 1990 da un’iniziativa popolare e restaurato alcuni anni fa, è diventato meta di pellegrinaggio. Accanto all’opera di street art è sorta una cappella e oggi a largo Maradona – così è stato ribattezzato lo spiazzo dai residenti – coesistono con naturalezza sacro e profano.
Il murales fu realizzato nel 1990 da un ragazzo del quartiere, Mario Filardi, per celebrare la vittoria del secondo scudetto del Napoli e onorare il principale artefice dei successi di quegli anni. Filardi lavorò per due giorni interi su un’impalcatura precaria per realizzare l’opera e grazie ai fari delle auto dei suoi amici, finanziata da una colletta popolare, sulla facciata di un palazzo di via Emanuele De Deo. Consunto dal tempo, il murales fu trascurato e negli anni Novanta fu costruita una finestra proprio sul volto di Maradona. Nel 2016 l’artigiano dei Quartieri Spagnoli Salvatore Iodice si offrì di ridare nuova vita all’effige di Maradona. L’anno successivo, l’artista argentino Francisco Bosoletti ridipinse il volto dell’ex calciatore, in chiave più realistica.
Ma soltanto con la morte di Maradona nel novembre 2020, il murales diventa un luogo sacro, e inizia ad attrarrre un numero crescente di visitatori. Oggi sono migliaia i turisti che quotidianamente passano da qui. Moltissimi gli argentini, che vengono a respirare quel legame viscerale che ancora oggi unisce Napoli e Maradona. L’opera sta contribuendo in maniera decisiva al riscatto e alla valorizzazione dei Quartieri Spagnoli, una zona popolare a ridosso del centro antico, che fino a pochi anni fa era considerata pericolosa e dalla quale i turisti erano soliti tenersi alla larga.
Lo stesso Francisco Bosoletti dipinse poi "La Pudicizia" sulla facciata dell'edificio accanto, una delle opere più conosciute, dopo il Cristo Velato, della cappella più visitata della città, dedicata alla defunta e “incomparabile madre” di Raimondo di Sangro, quella Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona morta il 26 dicembre 1710, quando il principe di orgini pugliesi non aveva nemmeno compiuto un anno. Il Corradini - autore tra l'altro del primo bozzetto del Cristo Velato - la scolpì nel 1752 ma morì nello stesso anno. La donna coperta dal velo, però, ha anche un altro significato: quello di Iside velata, dea della scienza iniziativa, intesa come la sapienza da disvelare. Un ulteriore suggestione che potrebbe aver ispirato Bosoletti.
Non riesci a vederla bene? Tutto normale: prova a fotografarla con "un filtro in negativo"...
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