Non solo Capri, Ischia, Procida e Nisida, ne esiste una quinta di isola su cui Napoli si affaccia: l'isolotto di Megaride, un istmo artificiale di tufo su cui sorge il Castel dell'Ovo.
Distanza da ILDRAGODISANGIORGIO: 3,500 mt
Il castello è circondato ai basamenti da un caratteristico borgo di ristoranti e poche case chiamato Borgo Marinari al quale si può accedere tramite via Partenope.
I culti religiosi in epoca greca si basarono su quelli importati dai fondatori e, certamente uno dei più antichi tra essi fu il culto della sirena Partenope, già noto in Grecia orientale prima della fondazione della città.
Secondo un antico mito, già noto in Grecia orientale ancor prima della fondazione di Neapolis, il corpo della sirena Partenope fu sepolto a Megaride, essendo ella stata trasportata dal mare in quella zona, dopo essersi lasciata morire in seguito al rifiuto di Ulisse. A Megaride fu relegato Romolo Augustolo, ultimo imperatore romano d'Occidente, dopo la deposizione nel 476 d. C.
La leggenda di Partenope
Secondo Esiodo, era figlia di Forco, mentre altre fonti indicano che fu generata da Acheloo e Terra oppure dalla musa Melpomene.
Secondo la tradizione raccolta nelle Argonautiche orfiche (V secolo d.C.), le tre sirene, Partenope, Ligea e Leucosia, vengono battute nel canto da Orfeo e per la disperazione si buttano in mare, dove vengono trasformate in scogli. Nelle più note Argonautiche di Apollonio Rodio (III secolo a.C.), la loro morte viene attribuita all'insensibilità di Ulisse alla malia del loro canto.
In origine le tre sirene erano tre fanciulle, ancelle della dea Persefone e vivevano nell’antica Hipponion (odierna Vibo Valentia). Dopo il rapimento della dea da parte di Ade che la portò nel suo regno per sposarla, le tre fanciulle vennero trasformate in sirene dalla dea Demetra per non aver impedito il rapimento della figlia Persefone. Le tre sirene persa la loro umanità iniziarono ad ammaliare i marinai che passavano lungo la costa vibonese per poi divorarli, fino all’incontro con Ulisse. In tale occasione le sirene non riuscirono nel loro intento e si suicidarono gettandosi in mare per la frustrazione. I loro corpi vengono trasportati dal mare, sicché Ligea finisce a Terina, Leucosia a Posidonia e Partenope alle foci del fiume Sebeto, dove poi i Cumani, con l'espulsione degli oligarchi nell'ambito del clima di stasis (discordia tra fazioni) sotto il tiranno Aristodemo, avrebbero fondato Neapolis.
Il corpo esanime della sirena sarebbe giunto nel luogo in cui oggi sorge Castel dell'Ovo e proprio lì le sarebbe stata dedicata una corsa con le fiaccole, che ogni anno si compiva in suo onore (le cosiddette Lampadedromie). Il Suida, lessicografo bizantino del decimo secolo, ci fa sapere che a Napoli fu eretta una statua della sirena («Νeapolis, urbs Ιtalie celebris, in qua Parthenopes Sirenis statua collocata est»), ma non spiega se ai suoi tempi detto monumento era ancora esistente.
A Napoli Partenope era venerata come dea protettrice; per esempio, Virgilio utilizzava il suo nome in senso metonimico e, da qui a partire dalla prima età moderna, con storici e cronisti aragonesi e barocchi, la sirena veniva utilizzata come esempio antonomastico della doppiezza della natura dei meridionali o della loro lascivia.
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