FREDDIE MERCURY

La fragilità del gigante

"L'eccesso è una parte di me. La monotonia è un male. Ho davvero bisogno di pericolo e eccitazione". Questa frase fu pronunciata da uno dei più grandi cantanti di sempre, il gigante Freddie Mercury. Nato come Farrokh, Freddie fondó nel 1970, assieme a Brian May e Roger Taylor, i Queen, a cui poi si unì John Deacon. Negli anni Settanta, prendendo coscienza della propria omosessualità, ruppe il fidanzamento con Mary Austin, a cui però rimase molto legato. Nel 1986 gli venne diagnosticata la sindrome dell'AIDS. Colui che era stato definito "il più grande frontman di tutti i tempi" morì all'età di 45 anni per una broncopolmonite aggravata dall'AIDS.

Un uomo eccessivo, frizzante ed esplosivo che ha sempre combattuto le proprie insicurezze. Le umili origini, il peso della propria popolarità, la consapevolezza della propria omosessualità e la scoperta della malattia, hanno segnato la sua fragilità, spingendolo a vivere la vita al massimo attraverso l'uso di sostanze stupefacenti. “Freddie era una di quelle persone che si tenevano sempre un po’ di droga per il giorno dopo. Non arrivava mai a consumarla tutta. Sapeva controllarsi” rivelò Freestone, il suo assistente personale, e aggiunse: “La polizia di Kensington era a conoscenza del fatto che Freddie facesse uso di cocaina, ma non è mai stato un problema. Poi Freddie non ha mai assunto droghe in pubblico o attirato l’attenzione in qualche modo. Negli anni felici, quando non era impegnato a scrivere musica memorabile, Freddie si buttava sul sesso. Per lui era un’attività spensierata da praticare senza grandi investimenti emotivi. L’amore di cui cantava apparteneva a un’altra dimensione e non so se l’abbia mai sperimentato di persona". Freestone non nasconde nulla sul passato di Freddie. Parla anche della storia con Bill Reid, ricca di passione e tensione.

L'ultimo fidanzato di Mercury fu Jim Hutton che gli rimase accanto fino alla fine. Quando Freddie scoprì di essere malato, disse a Hutton: "Io ho l’Aids, lo dicono i migliori medici sulla piazza, se vuoi lasciarmi non farò niente per impedirtelo, capirò". Nonostante queste parole Hutton restó.

Articolo di Flavia Di Vaio & Alessia Ciampaglia