Il nucleo originario di questa chiesa è esattamente dove c’è la bussola, dove si trovava l’antica chiesetta romanica; ciò che ne rimane è il basamento e una parte del campanile, mentre la cuspide non è più medievale, ma del 1600.
L’attuale aula è frutto del restauro, di un ampliamento voluto nel 1683.
Come la vediamo oggi è risultato di un restauro del 2005, dove si è cercato di ritrovare i colori naturali del ‘700, ricostruendo anche parte di cornici che erano andate perdute; in origine i colori erano blu cobalto e rosa.
Le opere contenute all’interno della parrocchia
L’opera pittorica più importante è il polittico di Antoine de Lonhy - databile intorno al 1502 - nella seconda metà del 400 de Lonhy soggiorna in Piemonte e dipinge per vescovi e cardinali e anche per abati, oltre che per i duchi di Savoia. (Un atto notarile del 1462 attesta una sua cessione di credito ad un fiduciario).
Il polittico raffigura nella parte centrale la Natività, nella parte sinistra sant’Eldrado che presenta l'offerente, il Conte Andrea Provana, e nella parte destra l’abate Arnulfo, colui che accolse Eldrado al suo arrivo in abbazia. Arnulfo era un ex milite di stirpe germanica.
Nella parte superiore è raffigurato a destra san Paolo, al centro la Resurrezione, e a sinistra un insolito san Pietro non abbigliato alla maniera romana, ma coi paramenti: camice, casula e il pallio dorato, un vangelo tra le mani e le chiavi appese al polso della mano sinistra. Restaurato nel 2015, grazie alla Fondazione San Paolo, avrebbe dovuto raggiungere l’Expo di Milano ma i tempi stretti non l’hanno consentito.
L’opera che solitamente il visitatore ricerca all'interno della Chiesa di Novalesa non è il De Lonhy, che è più antico, ma la copia della crocifissione di San Pietro del Caravaggio; è del 1601 copia che è stata realizzata a Roma per ordine dell'ambasciatore del re di Francia Luigi decimo terzo. L'ambasciatore era amico di Caravaggio e tentò varie volte di avere un'opera del maestro ma non fece in tempo. Quest'opera fu eseguita dal vero nel 1601 all'interno della Chiesa di Santa Maria del Popolo, una volta terminata fu spedita al Louvre come omaggio a Luigi tredicesimo e vi rimase fino a quando Napoleone non decise di regalarla ai Monaci del Moncenisio come ringraziamento per averlo salvato da un congelamento agli arti inferiori; tornato in Francia Napoleone scelse alcune opere da inviare ai monaci per abbellire la grande chiesa del Moncenisio che era disadorna.
Rimanendo nella parte centrale, a sinistra, vediamo una pala erroneamente attribuita a Daniele da Volterra, ma in realtà dipinta da Giulio Campi pittore cremonese componente di una grande famiglia della metà del 1500. Questo quadro si trovava a Parigi presso l'oratorio della misericordia voluto dalla regina Maria De Medici. Durante la rivoluzione francese il quadro viene staccato dall'oratorio diventato bivacco militare e viene conservato al deposito del Louvre: si può ammirare molto bene la Veronica di spalle con una splendida acconciatura e il volto di una dama con diadema, che ci guarda e che rappresenterebbe la regina De Medici; ricorda molto l’affresco della Sistina: forse è per questo particolare che erroneamente fu attribuito a Daniele da Volterra, soprattutto se guardiamo la postura del Cristo che scende dalla croce.
Entrando in presbiterio vediamo la grande Ancona dell’altare, la macchina lignea che racchiude la tela del martirio di Santo Stefano protomartire, patrono di Novalesa, opera di Sebastiano Taricco di Cherasco; accanto abbiamo la statua di San Lorenzo martire compatrono e a destra la raffigurazione dell’abate Eldrado. Nella sommità della macchina lignea abbiamo gli stemmi araldici e il collare dell’Annunziata dell’abate Giovanni Battista Isnardi de Castello di Caraglio, commendatario dell’Abbazia dal 1685 e ministro di madama Reale. Questo ampliamento e questa Ancona d’altare è stata proprio voluta dall’abate, come dono.
Abbiamo poi l’altare attuale, che è dei primi del ‘900; il precedente, del 1700, in materiale laterizio stucco veneziano è stato abbattuto a causa di problemi di umidità ed è stato rifatto con diversi marmi e con il recupero di un antico tempietto, cioè quello che vediamo sopra il tabernacolo che in realtà è un tempio settecentesco dell'altare precedente; questo si nota anche dai marmi che sono molto più antichi, il giallo e il nero. Notiamo anche questo fasciame bronzeo con gli angeli che ricordano molto i tabernacoli romani del Bernini. Sui gradini dell’altare abbiamo poi quattro palme che un tempo racchiudevano delle reliquie che sono state poi tolte, sono del periodo fine Luigi XVI.
All’interno del presbiterio abbiamo altri due quadri: a destra abbiamo una pala “L'adorazione dei pastori” di Le Moine, pittore di Corte di Luigi decimo quinto di cui a Versailles ci sono parecchie opere, il quadro si trovava nella parrocchia di San Rocco a Parigi e quando la chiesa venne adibita ad ambito militare la pala fu portata al deposito del Louvre: splendida proprio anche nel suo componimento dei colori, siamo in pieno rococò, gradevole anche la lettura teologica che si può fare sulla luce sulle colombe sulle uova sull’agnello legato e la luce che infonde il bambino tra le braccia di Maria.
Di fronte invece troviamo un quadro del 1600 della scuola di Rubens. Bottino di guerra di Napoleone questo dipinto si trovava a Colonia, presso il palazzo dell'Elettore del Palatinato; l'imperatore aveva incaricato diversi luogotenenti di occuparsi delle opere d’arte che si trovavano nelle chiese e nei palazzi delle città affidando loro il compito di raccoglierle e spedirle a Parigi. In una lettera si attesta il verbale redatto a Colonia, in cui il luogotenente specifica all’Imperatore che dal palazzo sono state asportate soltanto ottanta tele. Tra queste c’era anche “L’adorazione dei Magi” della scuola di Rubens.
Abbiamo poi l’urna di sant’Eldrado, opera del XII secolo con l’aggiunta sovrastante di una ringhiera in rame dorato con i due pomi e la torre centrale aggiunta un secolo dopo; la cassa attuale racchiude solo le reliquie di Sant'Eldrado il resto del materiale che era contenuto si trova al Museo Diocesano di Susa. L’ultima ricognizione risale al 1998, ai tempi del Vescovo Vittorio Bernardetto. Si pensava che all’interno ci fossero solo i resti di sant’Eldrado ma se ne sono rinvenuti anche altri appartenenti a sant’Arnulfo, di cui da studi approfonditi si è confermata l’origine germanica (in particolare dalla lunghezza dei femori.)
Di fronte all'urna di sant’Eldrado c’è un'altra urna, in stile barocco rococò, contenente alcune reliquie di martiri romani, tra cui quelle di santa Sara, compagna di viaggio e di fede di santa Maddalena.
Dietro l’altare abbiamo un piccolo coro in parte settecentesco con alcuni legni di recupero compreso anche qualche porta e poi un antico corale ligneo che serviva come supporto del lezionario e del salterio.
Ritornando nella parte centrale, di fronte a De Lonhy, c’è un altare dedicato alla Madonna del Rosario realizzato secondo le indicazioni dei fedeli, e autorizzato dall’abate, in sostituzione di un precedente pilone votivo dedicato alla Vergine Maria. La pala che lo orna è datata 1700 e appositamente realizzata da un componente della famiglia Dufour, pittori molto conosciuti in Savoia e in alta valle. La pala rappresenta la Madonna del Rosario, al centro; a sinistra San Domenico con i suoi segni: il rosario e il cane con la torcia e a destra Santa Caterina da Siena.
Gli altari così come si presentano oggi sono della fine del 1600 e la parte sottostante è stata ricostruita dal parroco, quando è stato eretto il nuovo altare nel presbiterio, sostituzione dovuta ai ben noti problemi dovuti ai materiali usati che assorbivano l’umidità.
Guardando il presbiterio, in alto, vediamo un crocefisso della seconda metà del ‘400, di legno, dipinto, anticamente collocato nella parte bassa della chiesa; è stato posto al centro al fine di preservarne colori e materiali.
Sempre all’interno della chiesa si trovano dei tondi seicenteschi che rappresentano gli apostoli. Ritornando all’ingresso della chiesa abbiamo a destra La deposizione dalla Croce di Cristo di Dirck Van Baburen; soggiornò a Roma per due anni, dipingendo in stile caravaggesco, poi ritorna in Patria. Vermeer riproduceva nelle sue tele particolari dei dipinti di Van Baburen; la tela attuale è in parte danneggiata perché in fase di restauro, dimenticata su una fonte di calore, perse il volto del Cristo. Si vede quello che si è stato recuperato.
La tela di fronte rappresenta San Bernardo che dialoga con il Cristo, il quale stacca le braccia dalla croce e lo abbraccia opera del ‘700 attribuita a Ignazio Nepote e commissionato dai Padri Cistercensi dell’Abbazia.
Di fronte al fonte battesimale - dove la parte superiore cioè la vasca è del 1600
Osserviamo una barocca Madonna lignea con bambino, sempre appartenente alla chiesa ed Infine, una lapide a ricordo del doppio passaggio di Pio VII, passato a Novalesa una prima volta nel 1804 in viaggio verso Parigi per incoronare Napoleone e una seconda volta nel 1812, prigioniero dello stesso Napoleone.