STORIA DELL’ABBAZIA
Nel 726 la FONDAZIONE a cura di Abbone rettore della Moriena e di Susa, con atto di fondazione conservato all'Archivio di Stato di Torino, ed in copia conforme all'originale, nel Museo dell'Abbazia.
Alla sua morte Abbone, con testamento, nomina erede universale l’Abbazia di tutti i suoi possedimenti che all’epoca erano vastissimi fino a estendersi al fiume Rodano ad ovest a Ginevra a nord e a Tolone a sud.
Nel 774 CARLO MAGNO conquista il Regno Longobardo e l’Abbazia acquista sempre più potere vista la sua posizione militarmente strategica.
In questo periodo inizia anche un attivo sviluppo culturale con lo “scriptorium” dove venivano “copiati libri di grande formato e diverso argomento” da un Abate molto abile, Frodoino.
Si racconta che Carlo Magno sia rimasto per molto tempo alla Novalesa e che addirittura un suo figlio naturale Ugo sia stato educato alla vita monastica da Frodoino e sia in seguito divenuto abate.
Di certo in questo in questo periodo dobbiamo ricordare SAN ELDRADO, francese di nobili origini, lasciò tutto e si fece pellegrino, arrivò all’abbazia sfinito e rimase prima come monaco e poi come abate per circa 30 anni. Molto amato e rispettato dai suoi monaci (all’epoca circa 500) e dalla popolazione esterna dell’abbazia, alla sua morte venne sepolto nella cappella in vista della valle.
Nei primi anni del X secolo (912) l’abbazia minacciata dalle invasioni dei SARACENI che risalivano dalla valle della Durance provenienti dalla loro roccaforte, l’attuale cittadina di Saint Tropez, viene abbandonata ed i monaci guidati dall’abate Domniverto si rifugiarono prima a Torino nella Chiese dell’Attuale Consolata e poi a BREME dove rimasero fino alla fine del secolo.
Il trasporto raccontato dal “Chronicon” (del quale vi parlerò più avanti),
“…i monaci…abbandonarono il Cenobio della Novalesa con… otto carri …e seimilaseicetosessantasei libri…”
Nel 990 Gezone ritorna a Novalesa “santissima mater” e il monastero riprende vita come priorato dipendente dall’abbazia Lomellina.
Intorno alla metà del secolo XI un monaco di Breme ( e forse più probabile di Novalesa) redige il “Chronicon Novalicense” un fitto scritto su pergamena avvolto in un rotolo sul quale sono indicati informazioni dalla fondazione dell’abbazia fino a quel periodo, Al “Chronicon” si fa riferimento spesso per mettere in ordine le informazioni del primo periodo della Abbazia; anche di questo documento potete vederne copia conforme all’originale nel Museo dell’Abbazia
Nel 1070 ADELAIDE moglie di Oddone di Murienne, concede alla abbazia gli antichi privilegi.
Viene avviato un vasto programma di ricostruzione che nell’arco di due secoli interesserà l’intero complesso abbaziale
Nel 1093 viene restaurata la cappella di S. Eldrado con immagini della vita del Santo e di San Nicola.
Nel 1170 viene costruita l'urna nella quale sono conservati i resti di San Eldrado attualmente conservata nella Parrocchia di S. Stefano in Novalesa e visitabile su appuntamento.
Nel 1202 L’Ospizio del Moncenisio viene assoggettato alla Novalesa
Nel 1350 l’abbazia si svincola definitivamente dal controllo di Breme.
Dal 1480 al 1680 l’Abbazia viene istituita la COMMENDA ed affidata alla famiglia Provana di Leinì.
Nel 1670 Jeans-Louis ROCHEX pubblica “La glorie de l’Abbaye et Vallee de la Novalese” testo dal quale provengono gran parte delle informazioni sulla storia dell’Abbazia dopo il “Chronicon”
Nel 1698 a seguito della rinuncia di Giovan Battista Isnardi nominato vescovo di Mondovì la Chiesa ed il convento passano in mano Regia come beneficio vacante.
In questo periodo i Savoia, a cura dell’ingegnere militare Antonio BERTOLA eseguono una serie di ristrutturazioni e ricostruzioni importanti tra cui la chiesa, il chiostro, e il palazzo abbaziale.
Nel 1798 il governo provvisorio del Piemonte sopprime gli ordini religiosi e i beni dell’Abbazia sono affidati all’ospizio del Moncenisio retto da Padre Antonio Gabet, Trappista; grazie all’influenza di NAPOLEONE che aveva un debito di riguardo ai monaci dell’Ospizio del Moncenisio.
Il Paese di Novalesa era a quei tempi un importante luogo di transito da e verso la Francia, vi consiglio quindi una visita del Paese: La via Maestra, La chiesa Parrocchiale, Il Museo Etnografico dove sono raccolte importanti testimonianze di vita quotidiana della Val Cenischia.
Nel 1820 con decreto Pontificio torna a essere eletto un Abate a Novalesa e l’Abbazia viene aggregata alla Congregazione Benedettina Cassinese.
Nel 1855 la LEGGE RATTAZZI incamera i beni degli istituti religiosi non dediti a beneficenza ed i monaci abbandonano l’Abbazia, la biblioteca ed i quadri vengono affidati alla chiesa parrocchiale di Novalesa.
Cavour stava riorganizzando il regno per affrontare la seconda guerra di indipendenza e occorreva rimpinguare le casse de regno dopo la prima guerra di indipendenza.
Nel 1863 l’Abbazia viene messa in vendita ed acquistata da un privato Angelo Maffoni che ne fece un CENTRO IDROTERAPICO; la chiesa viene trasformata in Caffè ed il titolo di San Pietro viene trasferito alla Cappella di San Michele.
Nel 1884 nuovo passaggio di proprietà al CONVITTO NAZIONALE Umberto I di Torino che ne fa la sede estiva dei convittori; la chiesa riceve una decorazione neo barocca, e le cappelle laterali assunsero nuovamente funzione di culto, la parte meridionale del chiostro viene sopraelevata ed adibita a dormitorio dei convittori, la cappella del San Salvatore viene adibita ad alloggio. Sarà recuperata alle funzioni di culto nel 1963 grazie all’intervento deli Alpini di Novalesa che ne fecero un sepolcro al Milite Ignoto.
L’intero complesso, abbandonata per lungo periodo, viene acquistato dalla PROVINCIA DI TORINO nel 1972 che affida la custodia alla comunità benedettina proveniente dal monastero di San Giorgio Maggiore di Venezia, ed inizia così un importante ciclo di restauro funzionale.
Nel 1995 avviene la solenne RICONSACRAZIONE DELLA CHIESA
Le informazioni relative al periodo che passa dal libro di Rochex del 1607 al 1995 sono in gran parte dovute agli studi ed agli scritti di Padre Giovanni Lunardi Priore dell’Abbazia dal 1990 al 1997.