La sacra Scrittura è come uno spartito, la cui musica esiste solo dove e come è eseguita. Chi cerca di leggerla, interpretarla e attualizzarla viene da Essa letto, interpretato e attualizzato. Infatti la parola di Dio è viva ed efficace, scruta i sentimenti e i pensieri del cuore, e tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi (Eb 4,12s).
Il Vangelo racconta quanto Gesù dice o fa per qualcuno. Quel qualcuno è il lettore stesso, chiamato a fare in prima persona l'esperienza di ciò che è narrato: la Parola fa quello che dice, per chi l'accoglie con fede (1Ts 2,13).
L'interesse al racconto può essere di tre livelli diversi.
Può essere rivolto al testo, per vedere come esattamente è, qual è la sua storia, la sua struttura, il suo stile ecc. È un passo previo. Chi però si ferma qui è come uno che vuol mangiare la parola «pane» invece del pane. Non sazia molto!
Può essere anche rivolto a cosa dice il testo: qual è il suo messaggio, come capirlo e vivere oggi ecc. È un secondo gradino, anche questo necessario, ma non sufficiente. Chi si ferma qui è come un figlio che mangia del pane senza sapere che viene dai genitori. Neppure questo sfama fino in fondo.
Può essere infine rivolto al Signore: oltre al testo e a ciò che dice, si è attenti a colui che dice quel testo. Tutta la Scrittura è una lettera che il Padre ha inviato a ciascuno dei suoi figli; dietro ogni parola c'è chi parla, e il suo dirsi è un darsi. Chi raggiunge questo terzo livello ha trovato ciò di cui ha fame.
Il Vangelo di Matteo - nella sua forma attuale (la tradizione parla di un Matteo ebraico, a noi ignoto) - è nato probabilmente in ambiente palestinese o siriano (forse Antiochia di Siria) circa l'anno 80 d. C. Scritto in buon greco da un giudeo ellenistico, racconta come Gesù, il Figlio di Dio morto e risorto, sia il compimento della promessa di Dio fatta a Israele. È attribuito fin dall'inizio a Matteo, chiamato a essere discepolo mentre stava seduto al banco delle imposte (Mt 9,9; 10,3; Mc 2,14 lo chiama Levi).
Escludendo i due capitoli iniziali, Matteo usa per lo più lo stesso materiale di Marco e Luca, riportando parole e azioni compiute da Gesù nel breve periodo che va dal suo battesimo alla sua pasqua. La sua particolarità è aver organizzato il materiale secondo i vari argomenti, condensandolo in cinque grandi discorsi seguiti da altrettante parti narrative che li illustrano.
Il discorso sul monte (cc. 5-7) contiene la «parola» del Figlio ai fratelli; il discorso della missione (c. 10) la porta a tutti gli uomini, a cominciare da Israele; il discorso in parabole (c. 13) mostra come essa agisce nel mondo; il discorso sulla comunità (c. 18) fa vedere come si realizza nella quotidianità dello stare insieme; il discorso escatologico (cc. 24-25) infine la presenta come il criterio di valutazione sull'uomo e la sua storia. I cc. 26-28, che raccontano la morte e risurrezione del Signore, ne sono il compimento.
Matteo è considerato il Vangelo della comunità: è centrato sulla parola del Figlio che ci rende figli del Padre facendoci fratelli tra di noi. La fraternità è la realizzazione del nostro essere figli: nel rapporto con l'altro viviamo il rapporto con l'Altro. Anche per questo è stato il più letto nella Chiesa. Oggi, in un'epoca in cui lo stare insieme si è fatto problematico, torna di particolare attualità. In genere l'attenzione si concentra proprio su ciò di cui si avverte la mancanza.