"Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia" (2Tm 3,16)
“Ecco, verranno giorni - dice il Signore Dio - in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la parola del Signore". Se hai sentito o senti questa fame e questa sete, questo vuoto dentro che ti spinge a cercare un nutrimento che ti sazi il cuore, se hai delle domande irrisolte che vuoi porre al Signore, se stai cercando il modo di sapere quello che pensa e di conoscere quello che gli piace, allora sei ben disposto per cominciare a pregare, aiutandoti con la Scrittura.
Ma come “dare il via”? La saggezza della tradizione monastica ci consegna un metodo, molto semplice, ma anche molto efficace, di cui avrai sentito parlare, che è quello della lectio divina. Potremmo riassumerlo in cinque momenti:
Invocare lo Spirito Santo: prima di pregare "scaldiamo il motore"
L’ascolto della Parola di Dio è l’ascolto di Lui che ti vuole parlare, proprio oggi e proprio a te. Non è la lettura di parole di 2000 anni fa, ma di una Voce viva e vivente che desidera rivolgersi al tuo cuore. Quindi anzitutto devi avere questa fiducia e questo desiderio di ascoltare, fuggendo quello che san Giovanni Crisostomo definiva “il grande assalto delle cose”. Di sicuro hai mille preoccupazioni e diecimila pensieri e un gran numero di questioni da risolvere e di cose da fare. Ma… se vuoi metterti in ascolto ci vuole un tempo di stand by. I monaci lo chiamavano “statio”: stai fermo, prendi distanza dalle cose, rientra nel tuo cuore e preparati. Quando viene uno a trovarti cerchi di ordinare un po’ la casa e di preparare un ambiente accogliente. Fa’ così col tuo cuore.
Aiutati trovando una posizione adatta del corpo che esprima il tuo atteggiamento di silenzio e raccoglimento e poi chiedi il dono dello Spirito Santo, affidando interamente a Lui il tempo che dedicherai alla preghiera con la Parola. Solo lo Spirito Santo può rendere attuale e viva per te quella Parola che, altrimenti, rimarrà una lettera morta che non potrà cambiare la tua vita e il tuo cuore. Non sono tanto importanti le parole che dici, quanto l’intenzione e il desiderio: “Vieni, vieni Spirito Santo… ".
2. Leggere attentamente il testo: non occorre essere esperti di bibbia, ma solo aprire il cuore
Dopo esserti sintonizzato con lo Spirito Santo, si tratta ora, semplicemente, di leggere il brano che hai scelto per la preghiera. Non sarà necessario affaticarsi la mente sulla scelta del testo. Soprattutto all’inizio un buon metodo è rimanere sulla Parola che ci dona la Liturgia di ogni giorno. Più in là potrebbe essere utile dedicarsi alla lettura continua di un intero libro della Scrittura, di uno dei Vangeli ad esempio.
Leggo e rileggo il testo che ho davanti a me. Può essere d’aiuto leggerlo ad alta voce. Sto attento ad ogni singola parola, soprattutto ai verbi. Mi soffermo sui personaggi e sulle azioni. Cerco di comprendere il significato di quello che leggo. Può essere utile rispondere alla domanda: “Che cosa dice il testo in sé?”. Magari mi vengono in mente passi della Scrittura che si collegano a quanto sto leggendo: una buona Bibbia mi può aiutare con la citazione di brani paralleli.
L’importante della lettura è proprio il desiderio di cercare. Mentre leggo cerco Dio in quelle parole, il Suo Volto, chi è Lui, quali sono i suoi sentimenti, come agisce, che cosa insegna, come si è comportato.
3. Meditare il testo: quella frase che parla proprio a me
Abbiamo letto con attenzione il brano della Scrittura, si tratta ora di meditarlo, di "rimanerci su" con calma, potremmo dire. Qui ci può essere d’aiuto pensare a quello che fanno le mucche, che sono dei ruminanti! Queste passano tra le 8 e le 10 ore al giorno a masticare il cibo solido che hanno ingerito, a rimescolarlo con la saliva, sminuzzarlo, lasciarlo fermentare fino a poterlo assorbire completamente. Così deve avvenire anche in noi con la Parola che abbiamo letto! Deve passarci dentro, trapassarci direi, fino a riempire di sé le diverse parti della nostra interiorità: la mente, i sentimenti, gli affetti, i sensi…
Se in ogni parola della Scrittura brillano molte luci, dobbiamo in questo momento domandarci quale luce brilla oggi per me, cosa dice proprio a me questo testo. “Tutta la Scrittura è stata scritta per noi”, amava ripetere san Gregorio Magno. Tutta la Scrittura è scritta per me, mi riguarda personalmente, si riferisce a me. Qui si tratta non tanto di capire il significato del testo in sé, ma come parla al mio cuore, cosa "smuove" dentro di me, come mi riguarda? Si tratta di interiorizzare la Parola, di custodirla nel cuore, come faceva Maria con le parole del Figlio, anche quelle che non comprendeva subito. Può essere utile semplicemente ripetere un versetto o una frase, come una specie di mormorio interiore che mi tiene compagnia.
Anche se non ho subito la risposta, se mi tengo la Parola “nella bocca del cuore” e la succhio come una caramella, piano piano mi si dischiude un significato per me, una comprensione nuova, una consolazione, un invito, forse anche un rimprovero o una sollecitazione. È il Signore che si rivolge a me. Quella sua Parola vuole modellare i miei pensieri, le mie scelte, i miei sentimenti, tutta la vita. Lascia allora che la Parola ti faccia da specchio e da spada. Da specchio, per mettere a nudo ciò che realmente sei, il tuo vero volto. Da spada, per ferirti, correggerti, convertirti.
4. Pregare il testo: dalla riflessione al dialogo
Dopo aver preparato il cuore, letto e meditato, ci apriamo ora all’invocazione e alla preghiera. Se infatti, abbiamo lasciato la Parola scendere nel nostro cuore e penetrarci, non potrà non nascere il bisogno in noi di rivolgerci al Signore direttamente, per dialogare con Lui e dirgli ciò che in noi la Parola ha suscitato. «Quando leggi lo Sposo ti parla; quando preghi lo Sposo ti ascolta», ci ricorda san Girolamo.
Potremmo dire che questo momento della "lectio" è quello della nostra risposta alla Parola ascoltata, che può essere diverso a seconda dei movimenti interiori che sono nati in noi. La preghiera potrà essere allora un ringraziamento di fronte a una luce nuova o una consolazione ricevuta, una supplica di fronte alla difficoltà a vivere secondo quella Parola, un bisogno di intercessione per i nostri fratelli, o anche una richiesta di perdono perché quella Parola mi fa prendere coscienza di quanto io sia lontano dalla volontà di Dio.
A volte potrà succederci anche di non trovare parole da dire, potremo avere solo lacrime, o silenzio, o anche una sensazione di aridità. Non c’è da spaventarci: la Parola è fruttuosa anche se sembra cadere in un cuore che sento "deserto". In quei momenti farò piccoli atti di fiducia e cercherò di rimanere perseverante, dicendogli semplicemente: “Mi fido di te, so che mai la Tua Parola rimane senza frutto. Agisci Tu nel mio cuore”.
La via di Maria:
ascoltare, meditare e custodire la Parola di Dio
"Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti alla Parola. Facciamo silenzio dopo l'ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima Parola. Facciamo silenzio prima di coricarci, perché l'ultima Parola appartiene a Dio. Facciamo silenzio solo per amore della Parola".
Dietrich Bonhoeffer
"L’orecchio è il principio dell’ascolto della Parola, il cuore è il principio della crescita: custodita nel ricordo costante, la Parola cresce, fino a trasformare in sé l’uomo. Tutti siamo chiamati ad ascoltare la Parola e darle corpo nella nostra carne mettendola in pratica".
Comunità di Bose