Musicoterapia, 10 luglio 2025
Musicoterapia, 10 luglio 2025
La parola musicoterapia è formata da due vocaboli: musica e terapia.
Musica e terapia, a loro volta, rimandano a saperi e prassi disciplinari culturalmente e storicamente tramandati che, per comodità argomentativa, analizzeremo uno alla volta, iniziando da vocabolo terapia.
Il termine terapia significa curare.
Il termine terapia rimanda quindi alla dimensione della cura, dell’assistenza, della salute, del sapere clinico, medico.
A chi è rivolta la cura terapeutica?
La cura terapeutica è rivolta all'individuo.
La cura terapeutica è rivolta a qualsiasi tipo di individuo o a quelli che presentano… cosa?
La cura terapeutica è rivolta a quegli individui che presentano le “disarmonie emotive”.
Il termine “disarmonia emotiva” indica, in modo generico, la situazione-problema affrontata in musicoterapia. In musicoterapia, la cura terapeutica agisce, chiaramente, sulla sfera emotiva del soggetto in cura, cercando di riarmonizzarla.
Chi sono le persone che presentano le “disarmonie emotive”?
Le persone che hanno una diagnosi patologia presentano, generalmente, delle “disarmonie emotive”.
Esistono altresì anche individui che non hanno una diagnosi patologica ma vivono “disarmonie emotive” per cui non li possiamo escludere dal processo terapeutico. In relazione a quanto sopra ne consegue che la cura terapeutica è rivolta agli individui che manifestano “disarmonie emotive” con o senza diagnosi patologica.
Il termine “musico” rimanda a musica ossia a una prassi disciplinare, culturalmente definita da una società, pensata e realizzata che assume la dimensione di una vera e propria presenza acustica.
Musica come presenza acustica… di chi?
In primis, la musica è la presenza acustica dell’individuo in cura per cui, generalmente, in una fase iniziale dei trattamenti, scegliamo le sue musiche per non allarmarlo e tranquillizzarlo.
In secondo luogo possiamo attingere anche alle nostre.
Per cui possiamo utilizzare la musica dell’individuo o anche le nostre purché queste presenze acustiche siano… cosa?
Possiamo utilizzare la musica dell’individuo o anche le nostre purché queste presenze acustiche siano significative ed efficaci per curare la persona.
Sintetizzando la rete concettuale del termine musica con quella di terapia otteniamo l’orientamento teorico di riferimento.
Grazie all’orientamento teorico di riferimento proposto possiamo:
evidenziare il focus dell’intervento musicoterapico, incentrato sulla cura delle “disarmonie emotive” dell’individuo;
giungere alla definizione di musicoterapia.
La definizione proposta è, a sua volta, la sintesi teorica dell’orientamento teorico di riferimento.
Nella definizione proposta troviamo, con estrema chiarezza:
il fine, “curare le “disarmonie emotive” dell’individuo;
il mezzo adottato per raggiungere il fine, “con le musiche che sono maggiormente significative ed efficaci per lui”.
La dimensione specifica di questa prassi disciplinare chiamata musicoterapia risiede nell’oggetto del suo campo disciplinare di studio e di azione terapeutica ossia il riequilibrio emotivo-relazionale e comunicativo della persona curata con la musica.
È evidente che per raggiungere il fine musicoterapico delineato debbo ricercare le musiche adatte e per far ciò seguo un percorso, un metodo, formato da fasi o tappe coerenti e consequenziali.
Per raggiungere ogni tappa del metodo mi avvalgo di strumenti operativi specifici.
L’unione del metodo e degli strumenti utilizzati per raggiungere il fine musicoterapico delineato si chiama metodica.
Qualsiasi tipo di musicoterapia esistente è, fondamentalmente, una prassi metodica.
La musicoterapia è una prassi metodica non casuale che deriva da un “orientamento teorico di riferimento” che la ispira.
Di fatto, non esiste un’unica metodica musicoterapica ma ne esistono innumerevoli in relazione:
all’individuo preso in cura;
alla situazione patologica che vive (se ce l’ha);
alla “disarmonia emotiva” che lo caratterizza;
al contesto di lavoro in cui ci troviamo a operare.
Attualmente la musicoterapia è applicata in innumerevoli contesti, ad esempio: nella disabilità psicofisiche e mentali, nelle paralisi cerebrali, nel fine vita, in neonatologia, nell’autismo, in psichiatria, in svariate sindromi, nelle tossicodipendenze, nel coma, nel cancro, ecc.
Ormai esistono metodiche musicoterapiche epistemologicamente ben definite e collaudate. In questi casi ci troviamo a operare in una situazione ottimale perché possiamo avvalerci di ciò che altri colleghi hanno già elaborato e realizzato.
Quando ci troviamo a operare in contesti diversi da quelli “canonici” ecco che ci troviamo in una situazione da ottimizzare; in questo caso dobbiamo inventare una metodica musicoterapica nuova.