Ma cos’hai l’argento vivo?
Ha proprio l’argento vivo addosso, non sta fermo un attimo. A molti di noi adulti forse viene in mente questa frase, un ricordo, della mamma o della nonna che pronunciavano queste parole. Era una frase che raccoglieva un misto di rimprovero e orgoglio. Un bambino vivace, a volte troppo, pieno di energia, a volte stancante sì, ma tanto intelligente… Erano tempi in cui le diagnosi erano cose rare, in cui qualcuno veniva spesso punito a casa o a scuola, tempi in cui essere distratti significava non applicarsi, mentre essere sempre in movimento era forse qualcosa che gli adulti legavano al concetto di educazione, di autodisciplina. Poca consapevolezza, poca nomenclatura. Non c’erano farmaci per tutto questo, se non l’attesa di una naturale evoluzione di una vivacità ritenuta in genere legata all’infanzia, all’adolescenza, destinata comunque a cedere il passo alla maturità, alla consapevolezza, al suo superamento. E la chiusa della vicenda era in genere quel bonario quante me ne hai fatto tu da piccolo! Era forse così?