Sento un'intima continuità tra un progetto architettonico,
una canzone e un verso di Petrarca.
La mia è una casa di confine ove  queste arti si fondono in un unico linguaggio.


Chi sono: L'Architettura del Visibile e dell'Invisibile

Sono un’architetto e cantautrice dall’animo multidisciplinare. La mia ricerca si sviluppa in modo trasversale attraverso la progettazione di spazi, l'esplorazione delle tecnologie digitali e la scrittura di testi e brani musicali. Se come architetto mi occupo di ambienti fisici e di rendere abitabile il mondo reale, nel mio percorso creativo questa stessa urgenza si sposta su un piano concettuale ed emotivo. 

Che si tratti di progettare un edificio,
reinterpretare un classico del Trecento o esplorare un dataset digitale,
il mio resta un processo di scavo:
un modo per portare alla luce storie e sensazioni
che non trovano spazio nella realtà fisica.

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Lo spazio fisico e virtuale

Dopo la laurea in Architettura presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", ho avviato un lungo percorso professionale con il Gruppo Dicos di Roma, focalizzato sullo sviluppo tecnico e la progettazione sul campo. Grazie all’esperienza maturata, oggi coordino il team di progettazione del gruppo, gestendo le fasi di pianificazione ed esecuzione dei progetti edilizi.

A questa attività affianco da sempre una forte attenzione verso le evoluzioni tecnologiche. Già alla fine degli anni '90, in collaborazione con il Laboratorio Multimediale di Architettura (LaMA) della Sapienza, ho sviluppato una tesi d'avanguardia sul Museo Virtuale dell'Architettura, esplorando gli ambienti multidimensionali e i flussi di rete come spazi dinamici di interazione. In quegli stessi anni ho tradotto questa visione in opere di interazione urbana, come il sistema di webcam Eyes on the city e The Swan, un'opera concettuale che anticipava la commercializzazione degli immobili sul web.

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L'Intelligenza Artificiale e Atlas Animi

Negli ultimi anni, il mio interesse per il digitale si è orientato verso l'Intelligenza Artificiale applicata all'architettura e alle arti visive. In veste di esploratrice dell'arte generativa — intesa come ponte tra il concettuale e il visibile — realizzo sintografie focalizzate su due filoni principali:

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La Parola e il Suono: Dal Pop a Petrarca

Il mio percorso musicale e discografico nasce sotto lo pseudonimo Leo Nhora, con cui ho esordito nel 1996 a Sanremo Giovani con il brano Bit (Edizioni IT Micocci Dischitalia), una composizione che già nel titolo anticipava la rivoluzione digitale. Nel 2001 è seguita la partecipazione a Musicultura e la collaborazione con il produttore Alessandro Colombini. Successivamente ho scelto la via dell'indipendenza, pubblicando a mio nome l'album Electronic Ballads (2010), un lavoro di pop elettronico intimo e morbido, accolto calorosamente dalla stampa specializzata.

La passione per la cultura umanistica ha guidato i miei progetti più recenti: