Ti è mai capitato di vincere una discussione e poi passare tre giorni in un clima glaciale?
Le relazioni importanti si guastano molto prima del litigio che tutti ricordano come l'inizio della fine. Si guastano in momenti che, mentre accadono, sembrano irrilevanti a entrambi. Una risposta data mentre guardi il telefono. Una frase che ti resta in gola e che lasci perdere perché sei stanco. Un complimento che smonti prima ancora che l'altro abbia finito di fartelo.
Nessuna di queste cose, presa da sola, rompe niente. Si accumulano. E il giorno in cui succede il disastro, quello vero, il disastro si prende la colpa di tutto, mentre il lavoro sporco era già stato fatto da mesi di piccole disattenzioni.
Questo libro parla di quei momenti lì.
Sergio Omassi, formatore e life coach, ci lavora da vent'anni. In ventidue capitoli smonta i meccanismi che rovinano le relazioni che contano: la sentenza che pronunci senza accorgertene, il non detto che si accumula, il silenzio usato come arma, i ruoli che ci scambiamo senza saperlo, il corpo che racconta un'altra storia rispetto alle parole, il no che non riesci a dire, il complimento che respingi, la memoria che riscrive i litigi a tuo favore.
Ogni capitolo si chiude con una scheda di riepilogo, per quando riaprirai il libro tra sei mesi in un momento storto.
Un avviso, prima che tu decida di comprarlo.
Qui dentro non c'è nessuna tecnica che ti sistema la relazione in tre mosse. Se stai cercando quella, ci sono scaffali pieni di libri che te la promettono. Quello che troverai è un lavoro noioso e ripetitivo, fatto di attenzioni minuscole da ripetere per mesi, con risultati che si vedono lentamente e che nessuno ti riconoscerà mai. Il tipo di lavoro che quasi nessuno ha voglia di fare, ed è esattamente il motivo per cui funziona su così poche persone.
Ogni affermazione poggia su fonti dichiarate: Bowlby, Watzlawick, Berne, Schein, Bartlett, Loftus, Brené Brown, Marcel Mauss e altri. Le storie sono vere, i nomi sono di fantasia.
Perché un riccio in copertina? Schopenhauer racconta di alcuni ricci che in una giornata gelida si stringono per scaldarsi, si pungono, si allontanano, tornano ad avere freddo. Vanno avanti così finché non trovano la distanza giusta: abbastanza vicini da scaldarsi, abbastanza lontani da non ferirsi.
Questo libro parla di quella distanza.
di Maira Panarelli
En 1852 Aureliano Fernández-Guerra definió Los Monopantos como un caso de imitación al estilo quevediano. Para el editor granadino la ausencia de una fuente original del manuscrito sustentaba la hipótesis de que la obra era, en realidad, una creación de Diego Torres de Villarroel. Desde entonces las lecturas críticas realizadas sobre el opúsculo monopantiano han ido perpetuando esta conjetura, aunque sin aportar pruebas fehacientes que la demuestren, hasta la actualidad. Ante esa laguna epistemológica la presente edición crítica ofrece un análisis exhaustivo sobre la naturaleza estructural y, ante todo, autorial de Los Monopantos. Además, busca resolver los interrogantes que han quedado pendientes desde 1852 proponiendo una profunda revisión crítica centrada en dos ejes: la posible vinculación de Francisco de Quevedo con la obra y la confusión que llevó a identificar el episodio 39 de La Hora de todos con el libelo perdido de La isla de los Monopantos.
di Dimitri Milesi
Tenente urli la carica! un ossimoro esistenziale che, fin dalla soglia, incatena il lettore al centro di una dialettica: l’autorità del comando (Tenente urli) e l’urgenza disperata dell’azione (la carica). Questa raccolta, che si sviluppa come un diario lirico tra il 2012 e il 2020 (con l'aggiunta di una significativa preghiera datata 2025), si offre come una successione di frammenti intensi e lapidari, nei quali l'esperienza si condensa in figure assolute.
di Simone Pinzoni
La duplicità dell'universo, la contrapposizione di due elementi opposti, che in realtà coesistono, sono necessari l’uno all’altro; è nelle contradizioni che troveremo le risposte per il futuro… e così forse avremo modo di comprendere un terzo elemento, che al tempo e allo spazio, manca qualcosa, qualcosa che appartiene a noi.
di Dimitri Milesi
Dima è il cammino di un’anima inquieta, la voce interiore di un uomo che, nel narrarsi, si fa maestro, cercatore, testimone.
Dimitri - che in ucraino diventa Dima - attraversa il tempo e le sue ferite con una domanda semplice e disarmante: perché gli esseri umani non riescono a mettersi d’accordo senza ferirsi, senza distruggersi? È questa la scintilla che accende il viaggio: non una fuga, bensì un pellegrinaggio alla ricerca della verità.
Dima è un ragazzo, un uomo, un essere umano che si smarrisce e si ritrova più volte. Le sue vicissitudini lo conducono infine in una capanna, luogo essenziale e silenzioso, dove l’illuminazione lo raggiunge non come visione astratta, ma come verità viva e concreta: la vita stessa è il fondamento, la risposta, la via.
La vita biologia, semplice e misteriosa: nascere, crescere, amare, creare, morire: un gioco irripetibile di razionalità e mistero, di ordine e imprevedibilità.
Da questa rivelazione nasce un movimento, spontaneo e umano, che invita le persone a ritrovare la propria indipendenza profonda - al di là di religioni, ideologie, appartenenze precostituite.
Un richiamo all’essenziale, all’autenticità, a un’esistenza non più imposta, ma scelta.
Una profezia antica aveva annunciato che Dima avrebbe vissuto fino a 104 anni. E così accade. Ma ciò che resta di lui non è soltanto la leggenda: è la voce limpida di chi ci ricorda che la vita è l’unica verità, e che la nostra libertà più grande è imparare ad abitarla con pienezza, fino all’ultimo respiro.
di Filippo Giuseppe di Bennardo
L’adolescenza è un momento delicato, potente, e pieno di potenzialità inespresse. Pensare un corso di mindfulness per l’“adolescente” significa incontrare la loro inquietudine, la loro sete di senso, e allo stesso tempo la loro fatica nel restare fermi. Serve un linguaggio vivo, immagini che parlano al cuore, esperienze corporee... e anche un po’ di leggerezza.
La mindfulness, così come l’abbiamo pensata in questo percorso, non è una tecnica, ma una disposizione educativa e umana: imparare ad osservare con curiosità, ad accogliere ciò che si prova senza giudizio, a radicarsi nel corpo, nel respiro e nel qui e ora.
È un cammino semplice, concreto, fatto di piccole pratiche, esperienze, riflessioni condivise.
Non è un corso dove si impara qualcosa di nuovo, ma dove siamo aiutati a scoprire, profondamente, cosa vive attorno a noi.
di Filippo Giuseppe di Bennardo
Trenta gesti per tornare a casa “ovunque tu sia”
Ci sono giorni in cui non troviamo il tempo.
Giorni che scorrono via come sabbia tra le dita,
e ci sembra di non aver abitato nulla, davvero.
Eppure, basta poco.
Basta fermarsi per un respiro.
Guardare una foglia.
Sentire la tazza che scalda le mani.
Basta un istante che non scappi via.
Un passo fatto con consapevolezza.
Un gesto che si fa ponte.
Tra il fuori e il dentro. Tra il fare e l’essere.
Questo piccolo quaderno nasce così.
Vuole essere un dono che nasce dall’esperienza.
Non per insegnare, ma per ricordare.
Non per aggiungere, ma per spogliare.
È una raccolta di atti sottili, pratiche leggere,
brevi come sospiri,
ma profonde come radici.
Puoi aprirlo in ordine o a caso.
Ogni giorno.
di Federica Colleoni
Il cinema e la letteratura italiani, dagli anni Sessanta del Novecento in poi, hanno avuto una funzione cruciale di catalizzatori dei mutamenti storico-politici e sociali in un paese che, dal secondo dopoguerra in poi, attraverso la guerra fredda e i suoi postumi, ha dovuto fare i conti con spinte sia eversive sia reazionarie.
Registe e registi, scrittrici e scrittori, hanno lucidamente raccontato questi anni intensi restituendo al pubblico una riflessione ostinata e ineludibile. Nel cinema troviamo i celebri fratelli Taviani, Pontecorvo, Montaldo ma anche il poco conosciuto Orsini; negli anni più recenti, invece, incontriamo Placido e Soavi che portano sullo schermo i romanzi “politici” di De Cataldo e Carlotto; poi Giordana, prolifico e necessario; e ancora Francesca Comencini che si occupa del mondo del lavoro al femminile, a fare buona compagnia a registi d’oltralpe quali Cantet e Loach. In letteratura c’è Montanari con i suoi romanzi horror-politici, per non dire delle narrazioni “violente” di Colotti, Villalta, D’Aloja e Tavassi la Greca.
Attraverso approcci sia filosofici che sociologici, nella sua monografia Colleoni esamina opere note e meno note che tematizzano non solo il retaggio della violenza politica e la memoria di traumi collettivi, ma anche le spinte utopiche che hanno dato vita, nel bene o nel male, a tutto quel grumo di gesti e parole che ancora oggi ci chiede di essere sbrogliato. Perché con i tempi che corrono, non sono certo l’oblio e l’indifferenza la cura adeguata. Piuttosto il contrario: la lettura, l’analisi, la passione, in sostanza la voglia di raccontare e di raccontarsi.
di Federica Colleoni e Francesca Parmeggiani
Il tema della violenza costituisce una preoccupazione centrale nella letteratura e nel cinema italiani. Se pensiamo agli ambiti, ai modi e alle diverse forme in cui la violenza si è manifestata e si manifesta (la ferocia della guerra, la conflittualità esasperata della politica, l’orrore delle pulizie etniche, la distruzione dell’ecosistema…), viene da chiedersi con quale approccio la letteratura e il cinema ci abbiano narrato questi temi. Il presente volume vuole offrire un percorso di riflessione attraverso la proposta di scritti diversi, elaborati da studiosi di vari paesi. Nel volume, realizzato grazie al supporto di James Madison University e Fordham University, compaiono saggi di Fabio Benincasa, Chiara Borroni, Stefano Ciammaroni, Luana Ciavola, Federica Colleoni, Sebastiano Ferrari, Andrea Gallo, Loredana Di Martino, Christian G. Moretti, Christopher Nixon, Marie Orton, Francesca Parmeggiani, Roberto Risso, Francesco Rosetti, Alex Standen e Gabriele Vitello.
di Rosaria Basile
Ci sono momenti in cui la mia anima è inquieta, desiderosa di vita, bramosa di sentimento.
Sono questi i momenti in cui scrivo.
Di me, del mio mondo, delle mie visioni.
Amo la notte, poiché il silenzio e il buio donano la possibilità di scavare dentro noi stessi e di scoprire la nostra essenza.
Amo i colori, perché dipingono il mondo e ci consentono di dialogare con i nostri simboli.
Amo la poesia, perché è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Visto il grande successo dei due saggi Manuale per Relazioni Fondamentali e Manuale per la Relazione con Te, Edibom Edizioni Letterarie ha pensato di accorparli in un unico volume.
In queste pagine, quindi, è possibile godere del viaggio completo in cui Sergio accompagna il lettore attraverso le tecniche relazionali che ritiene più funzionali per interagire con gli altri e con se stessi.
Come recita il sottotitolo, l’attesa che siano gli altri a dover cambiare è quanto mai vana e, quando le nostre relazioni importanti (per Omassi fondamentali) non sono foriere di piacevolezza, sarebbe sano introdurre dei cambiamenti nei nostri comportamenti.
Ciò non significa porgere l’altra guancia davanti a chi potrebbe approfittare della nostra disponibilità, ma quantomeno provare a migliorare la situazione, anziché sperare che le cose cambino per magia o grazie alla divina provvidenza.
di Salvatore Galioto
SINOSSI:
Sperone Speroni fu cofondatore e socio dell’Accademia degli Infiammati di Padova, fondata da Leone Orsini, signore dei Monterotondo, il 16 giugno 1540. Il nome degli Infiammati si rifà all’impresa di Ercole quando fu avvolto dalle fiamme sul monte Oeta. I partecipanti avevano come motto “Arso il mortale, al ciel n’andrà l’eterno”, con l’obiettivo di trovare un buon mezzo, buone idee e uno stile adatto alla scrittura in prosa e in versi anche quando venivano affrontati temi letterari e filosofici.
È un trattatista del suo tempo e la sua produzione affronta le considerazioni formali del genere letterario del dialogo umanistico rinascimentale: tratta le politiche culturali e approfondisce anche l’aspetto linguistico dell’uso volgare della lingua italiana nelle sue diverse varianti dialettali.
Sperone Speroni coltiva il tema dell’amore partendo dall’esperienza soggettiva, ricorrendo all’uso letterario di personaggi dell’aristocrazia dell’ambiente Patavino del suo tempo.
Katjia Torres