A tutti è capitato di affrontare un evento particolarmente stressante, carico di emozioni difficili da elaborare; a tutti è capitato di trovarsi ricorrentemente a provare sensazioni spiacevoli, di disagio, in cui non si capisce bene quali passi fare, quali direzioni prendere.
La sofferenza fa parte della nostra esistenza: un litigio, un dispiacere, fino a lutti e traumi. Ma quando serve l'intervento di uno psicologo e quando è sufficiente una chiacchierata con una persona fidata?
L'intervento dello psicologo, e quindi di uno specialista della mente, è necessario quando quelle sofferenze, quel disagio, entra in tal modo nella nostra quotidianità da rivoluzionare il nostro vissuto andando ad inferire sulle relazioni, sul lavoro, sui sentimenti, sugli impegni quotidiani. Quando, inoltre, porta a a far del male anche fisico a sé stessi ed agli altri.
In tutti questi casi è necessario un intervento strutturato ed efficace, che non è detto che sia prolungato nel tempo per mesi o anni. A volte è sufficiente imparare a conoscersi meglio attraverso tecniche e strategie, cosicché si possa riuscire meglio ad affrontare il malessere attuale, uscire da questo ed affrontare meglio quello futuro.
Quando si ha un'influenza o magari si abbia timore di essersi rotti un dito la prima cosa che diremmo, molto probabilmente, sarebbe: "mi serve un dottore!"
Ovvio, no?
Il medico, come ogni professionista sanitario e non, è esperto di determinati tipi di malessere, dai più gravi a quelli meno.
Ma come il medico potremmo dire qualsiasi altra professione: se dovessimo costruire una casa perché non rivolgersi ad un muratore? O se dovessimo cambiare un impianto elettrico perché non dovremmo contattare un elettricista?
...e se mi sentissi giù di corda, confuso, se faticassi a vedere una soluzione concreta dei miei problemi, anche apparentemente i più banali, perché non dovrei contattare uno psicologo?
Fino a qualche anno fa c'era l'idea che lo psicologo fosse per "i matti", dicendolo anche con tono offensivo. Niente di più sbagliato!
Lo psicologo è un professionista della mente, che si è formato studiando come funziona il pensiero, come l'essere umano agisce, cosa porta a muoversi in una o l'altra direzione. E non necessariamente affronta casi gravi, non occorre essere, o sentirsi, "pazzi".
Semplicemente occorre riconoscere che si è in difficoltà, che abbiamo bisogno di un aiuto e che soprattutto non c'è da vergognarsi nel voler capire meglio ciò che stiamo provando.
Alla pari di come non ci vergogniamo ad andare dal meccanico quando abbiamo si accende una spia sulla nostra auto!
Il primo colloquio è quello in cui, ufficialmente, si rompe il ghiaccio.
La persona entra nello studio, si guarda intorno ed inizia a prendere confidenza anche con l'ambiente. Lo psicologo ha bisogno di conoscere quella persona tanto quanto questa ha bisogno di conoscere lo psicologo.
Solitamente si chiede qual è la difficoltà che ha portato a richiedere aiuto, quali sono gli ambiti in cui questa sofferenza gioca un ruolo maggiore. Si inizia quindi ad esplorare il vissuto, a fare le prime domande orientative. In gergo questa fase, che include anche i successivi colloqui, viene chiamata assessment, ovvero valutazione. Occorre capire bene ciò che si vuole affrontare per definire, al termine dei primissimi colloqui, obiettivi e modalità con cui raggiungerli.
Vengono inoltre offerte dal professionista tutte le informazioni necessarie riguardanti questo rapporto: metodologie che verranno utilizzate, costi e tempistiche dove prevedibili.
Il consenso informato è un documento che viene fatto firmare all'inizio del primo colloquio. Possiamo definirlo come un accordo tra la persona che si rivolge allo psicologo e lo psicologo stesso.
Vengono quindi specificati:
- I dati della persona (nome e cognome);
- Cosa riguarderà la prestazione;
- La durata ipotetica globale dell'intervento;
- Che lo psicologo è tenuto a rispettare il Codice Deontologico ed il segreto professionale;
- Politiche di cancellazione degli appuntamenti;
- Il costo e durata delle sedute;
- La possibilità di interrompere la prestazione professionale in qualsiasi momento.
Questa è una delle domande più frequenti: è credenza comune che servano anni ed anni di sedute o, di contro, che ne basti una o due per poter risolvere tutto.
La realtà sta nel mezzo. Laddove si affrontino problematiche particolarmente complesse non è raro che la persona debba affrontare un percorso lungo, più o meno articolato.
Tuttavia non sempre le cose vanno così: è plausibile che, quando ci si trovi davanti a dinamiche meno intricate, siano sufficienti poche settimane nell'ordine di pochi mesi.
Vi sono moltissimi fattori che entrano in gioco ma, per fare un estremo riassunto, possiamo indicare i seguenti: professionalità dello psicologo, qualità dei contesti in cui la persona si trova a vivere quotidianamente, volontà della persona stessa.
Personalmente dico sempre che non è sufficiente andare una volta a settimana dallo psicologo ma, in molti casi, due sono troppe.
La persona che si rivolge al professionista è necessario che apprenda, che si interfacci e si confronti con lui, e che una volta uscita dallo studio provi a mettere in atto ciò su cui ha lavorato durante la seduta.
Così facendo i tempi d'intervento si accorciano ed il benessere si avvicina!
No.
Lo psicologo non può prescrivere farmaci in quanto ha avuto una formazione esclusivamente psicologica, un percorso di studi che non prevede di affrontare l'universo della farmacologia.
Lo psichiatra può prescrivere farmaci, in quanto laureato in medicina e specializzato conseguentemente in psichiatria, quindi nella salute mentale.