Salgo a sera a Passo Croce. E' per me questo un luogo molto familiare, che si raggiunge in meno di mezz'ora lungo un sentiero sopra casa. E' uno dei due valichi (l'altro è il Passo di Dante) che mettono in comunicazione, ai due lati del monte San Giuliano, Lucca con Pisa. Di qui , in breve, ci si affaccia alla pianura costiera e al mare. Un punto di mezzo, un falso piano tra i Monti, con olivi e vecchie case rurali. Un punto panoramico, spostandosi di poco qua attorno.
Qui, la terra è brulla. Affiora il bianco marmo tra le erbe secche in estate. La quota è bassa (270 m circa), ma l'aspetto è un po' quello di montagna. Della catena Apuana, che gli assomiglia in tutto, per substrato, storia e conformazione geologica, paesaggio. Qui, la vegetazione è più spiccatamente mediterranea. La visione e l'aria di mare ti danno il senso di essere in un'isola. E di fatto, il mare lambiva qui il Monte fino a pochi milioni di anni fa, prima che si formasse la pianura alluvionale pisana.
In questo luogo sono venuto spesso, in molte occasioni in compagnia di cari amici, familiari, e per passeggiate solitarie, magari a sera. Anche in esperienze didattiche con alcune classi. Lo conoscevo ed amavo, per il suo ricordo Apuano, anche prima di venire a stare a Catro - la frazione di Santa Maria del Giudice - che s'incontra subito sotto il passo, sul versante lucchese. In particolare, durante quel surreale periodo di isolamento dovuto alla pandemia Covid, mi era divenuto ancora più intimo. Quasi un'oasi o un eremo segreto dove ritrovare senso.
Anche qui, gli aspetti naturalistici da osservare non si esauriscono mai. Le riflessioni che si possono fare sulla storia del pianeta e della vita sulla Terra - osservando delle rocce, delle erbe o alcuni insetti - sono a dir poco sorprendenti. La nostra percezione può solo sfiorare questi fatti, intuirli appena, e poi cercare di capirli, ricercando qualche fonte e informazione in più accessibile, rifletterci sopra, tornare quindi a osservare. Per scoprire magari qualche nuovo particolare. Sperimentare il brivido di qualche nuova piccola scoperta, o semplicemente godere della bellezza di questo paesaggio, che è sempre lo stesso, ma che sempre si rinnova - come le acque in un fiume. Il segreto, grande spettacolo della natura.
Sara
Arturo
Los dos
Ritorno a casa ( Sara, Arturo, Francesco e Lorenzo - figlio di un caro amico)
In questa area il substrato è formato da carbonato di calcio - calcare massiccio ( o "ceroide") o stratificato, con intrusioni di selce. Si tratta di una pietra, del tutto simile al marmo apuano, con cui i Pisani e i Lucchesi hanno prodotto le loro chiese ed edifici storici. Questa roccia ha origine organica. L'epoca della sua formazione è il Mesozoico - l'era dei dinosauri - e il periodo Giurassico. Il super-continente Pangea aveva avviato la sua frammentazione. A latitudini equatoriali, si erano aperti mari e oceani, con acque poco profonde, dove per milioni di anni avevano potuto proliferare organismi marini "costruttori", come i coralli, in un ambiente simile all'attuale Mar Rosso o le isole Bahamas. Tale "piattaforma carbonatica" è all'origine della formazione di queste rocce, che hanno poi subito profonde trasformazioni interne ("metamorfosi"), hanno viaggiato per centinaia di chilometri, grazie alla tettonica delle placche, e si sono sollevate negli ultimi milioni di anni durante l'orogenesi alpina, che ha creato l'ossatura del nostro territorio attuale. Una storia incredibile...
Su questo substrato, si sviluppa tipicamente una vegetazione "xerica", ovvero adattata ad un ambiente secco. Le specie caratteristiche sono quelle della macchia mediterranea e del clima temeprato caldo. Queste hanno perlopiù un portamento arbustivo. Col tempo, la macchia bassa può evolvere a macchia alta ( i residui organici della vegetazione producono humus che crea migliori condizioni per lo sviluppo della vegetazione, che può divenire anche arborea - paesaggio tipicamente dominato da querce sempreverdi come il leccio). Viceversa, la macchia bassa può degradare, in una sorta di "steppa" erbacea mediterranea, detta gariga. La dinamica della vegetazione in questi luoghi è legata a tanti aspetti diversi, ed oltre alle caratteristiche peculiari del terreno, è determinante anche l'uso del territorio (es. taglio, pascolo, incendi). A Passo Croce si può osservare l'evoluzione di questi diversi tipi vegetazionali tipici di una successione ecologica mediterranea.
La "secchezza" di questo ambiente è dovuta ad una particolare reazione del carbonato di calcio - composto chimico caratteristico del calcare e del marmo. Questo reagisce con l'acido carbonico, presente nelle acque piovane e circolanti nel terreno, liberando anidride carbonica. La roccia si dissolve chimicamente, poco a poco, giorno dopo giorno. Si creano fessure e cavità. Inghiottitoi, veri e propri antri e grotte, che possono raggiungere anche straordinarie dimensioni nel tempo geologico. E' questo il fenomeno del carsismo, tipico di quest'area - così come di molte altri territori e regioni diffuse in Italia e nell'area mediterranea, che hanno un simile substrato geologico (rocce carbonatiche). In presenza di fenomeni carsici, l'acqua superficiale si disperde facilmente in profondità. Le piante hanno quindi una scarsa disponibilità idrica.
I licheni sono organismi straordinari. La loro vita si confonde con quella dei minerali delle rocce. I loro tempi di crescita molto lenti. La loro azione trasformativa nell'ecosistema straordinaria nel lungo periodo. Sono i pionieri, che non richiedono quasi nulla per la loro sopravvivenza - solo un po' di acqua, ioni minerali ed aria pulita (sono bio-indicatori di inquinamento atmosferico che soffrono in modo particolare). Sono loro che per primi, insieme ad altri agenti abiotici, disgregano le rocce e producono suolo, dando avvia ad una successione ecologica di ecosistemi, che si succederanno in questo luogo nel tempo, fino al raggiungimento dello stadio di piena maturazione (climax), in equilibrio con le particolari condizioni di stazione e con le caratteristiche della zona climatica locale.
Nel mondo delle piante è questa una delle famiglie di maggior successo adattivo-evolutivo. Hanno conquistato le praterie del mondo e sono diventate la base per l'alimentazione di molti erbivori, degli animali in allevamento, e dell'uomo. I fiori delle graminacee non sono colorati ed appariscenti. Sono raccolti e nascosti, in gran numero, in spighe e pannocchie; sono visibili, se osservati da vicino, quando queste, in primavera, sono ancora verdi. Poi, in estate, le piante seccano; il fusto e le spighe divengono gialle e dorate; si aprono o si disfanno liberando tanti piccoli semi. Sono proprio i semi a conservare il germe della vita, nel cuore della terra secca estiva. Semi ricchi di sostanze alimentari, appetiti da molti.
La fine dell'estate è per molte piante il tempo della morte. In particolare in un ambiente siccitoso come quello della gariga del Monte Pisano. Qui, molte piante sono secche, hanno completato il loro ciclo, "andando a seme". I semi conservano e riproducono nuova vita, al ritorno delle piogge e delle condizioni di crescita ottimali. Così come per le Graminacee questo vale anche per molte altre specie annuali di altre famiglie.
Nella gariga e nella macchia s'incontrano poi molte specie perennanti, ovvero sempreverdi, che continuano a vegetare d'estate, e vivono e si accrescono per molti anni. Anche queste sono perlopiù "a seme", in questa stagione. Si tratta di piante cespitose, arbustive - che possono accrescersi formando anche veri e propri alberi, se le condizioni lo consentono - o striscianti/rampicanti. Hanno generalmente foglie piccole e molto coriacee (piante sclerofille). Questo consente loro di ridurre le perdite di acqua per traspirazione e resistere alla siccità estiva. Molte posseggono anche oli essenziali, che si disperdono nell'ambiente con caratteristici profumi. Anche questo aspetto ha un significato adattativo.
Suolo nudo, gariga, macchia bassa, macchia alta: sono le tappe di una successione ecologica che può evolvere nel tempo, portando fino alla formazione di un vero e proprio bosco mediterraneo; dominato dalle querce sempreverdi (in particolare, il leccio - Quercus ilex); viceversa, fattori di disturbo, possono portare a una dinamica regressiva. Ad ogni modo, anche gli ecosistemi immaturi, come la gariga, possono essere particolarmente ricchi di biodiversità. Qui proliferano, in primavera, molte specie peculiari come le orchidee.
La linea di costa e la pianura, che si possono osservare oggi qui, dall'alto, non esistevano appena due milioni di anni fa - in termini geologici, un tempo molto breve. Il mare circondava il Monte, che appariva piuttosto come un'isola o piuttosto un promontorio. I materiali detritici portati dalle acque, come i fiumi Arno e Serchio, hanno creato questa ampia tavola piana - fatta di ghiaia, sabbia, materiali più fini e resti organici - che separa oggi il Monte dalla linea di costa per diversi chilometri. Una pianura, che senza interventi umani, sarebbe stata coperta di paludi e boschi umidi.
Le cavallette hanno antenne più corte e robuste rispetto ai grilli. Possono anche loro "cantare", sfregando i femori dentellati, come un pettine, sulle venature delle ali anteriori semirigide (tegmine). I suoni emessi sono amplificati da vere e proprie casse di risonanza (timpani) presenti sull'addome. Un modo di fare musica simile a quella prodotta dal guiro, strumento musicale sudamericano.
Questa specie presenta, nascoste sotto le ali rigide anteriori (tegmine), ali posteriori membranose che hanno un colore rosso vivo. L'insetto rimane fermo e nascosto a lungo (mimetismo criptico). Se gli si avvicina troppo, scatta, aprendo le ali rosse, con uno slancio a metà tra il salto e il volo. il rosso improvviso serve a spaventare e disorientare il predatore
Le femmine di questa specie hanno dimensioni maggiori. Dopo l'accoppiamento, depositano le uova fecondate nelle fenditure delle rocce o del terreno
Mi attardo qua in giro. Ho poi un disguido. E scendo quando ormai è quasi notte. Posso vedere le case illuminate dall'alto. Le raggiungo senza difficoltà, seguendo il bianco della via di marmo e un po' di luce, mista di sole e luna. E' qui che la vita mi ha portato a vivere. Un luogo essenziale, cui mi sono legato. Ho anche la fortuna di avere qualcuno che mi aspetta. Arturo mi ha chiamato al telefono, la cena è pronta, e stasera c'è la partita del Milan. Prima di andare a dormire, vado a cercare dei testi che avevo scritto lo scorso anno, salendo quassù, proprio di questo periodo, a fine estate. Un piccolo esercizio letterario, che risente della maniera di quei poeti studiati e amati a scuola. Hanno dentro però qualcosa. Il mio tentativo di entrare in relazione con questo luogo della vita, e di coglierne qualche segreto. Li riporto qua sotto...
Salgo fino qua
per sostare nell’ultima lama di luce
prima che il giorno si chiuda
tra sassi brulli e bianchi
bucati dall’acqua
lavorati dai ghiacci e dal sole
Erbe pungenti di aromi mediterranei
per api e calabroni
e la vita che brulica
di cavallette che saltano
dove metti il piede,
la serpe che sparisce e
la poiana che vigilava
alta e circolare
prima del tuo arrivo
Qui si può godere ancora un po’
il sole dell’estate che muore,
prima che la sera di settembre
ti riporti alla casa,
ed un concerto d’insetti
Qui tutto resta eterno e millenario
Muore il giorno come l’estate
La pianta e la farfalla
per rinascere domani
e restare eternamente qui
In millenni la Terra si trasforma
e forse così poco
Serve ancora di più,
milioni di anni,
milioni di milioni…
Rintrona la terra cava
sotto la corsa del cinghiale
Schiocchi di rami secchi
nella macchia
Anime di pigne rossastre
lasciate dallo scoiattolo
Attenta la volpe grigia
sulla strada si ritira
In un fremito verde d’ali
vola improvviso via
il picchio
Si muove il passo leggero
sul soffice terriccio
Scie di ciclamini
segnano la via
Come in una giungla asiatica
mi faccio strada
in un corridoio di bambù
Fino a un prato di fiordalisi
che attende la notte
sotto la quercia
per metà abbattuta
La luce si sta facendo viola
L’aria più fredda
Oscillo, confuso
Ho perso ogni memoria