Pur avendo acquisito una buona pratica in relazione alle sedute di psicoterapia online (ad oggi oltre 600 ore effettuate), ho creduto opportuno aggiornarmi in merito. Colgo l'occasione per ribadire che la validità di questo tipo di colloquio è stata confermata dalla comunità scientifica internazionale.
Attestato Abilitazione
STORIA CURIOSA DELL'ESAME DI STATO PER PSICOLOGI
Perché pubblicare un post con l’immagine di un attestato arrivatomi in questi giorni, ma acquisito quattro anni or sono? Credo che accennare alla vicenda sottesa a questo cosiddetto “pezzo di carta” possa essere di qualche interesse.
Cominciamo con qualche notizia storica sull’Esame di Stato, passaggio ancora oggi necessario per conseguire l’abilitazione, indispensabile requisito per i possessori di laurea magistrale in Psicologia, per effettuare l’iscrizione all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi ed essere così autorizzati a esercitare la professione di Psicologo (il titolo di Psicologo è di pertinenza, per il momento, solo a quanti abbiano seguito questo percorso). I possessori di laurea triennale, superando a loro volta un Esame di Stato, possono iscriversi all’albo B dell’Ordine e acquisire il titolo professionale di Dottori in Tecniche o Scienze Psicologiche (con indirizzi diversi), esercitando una serie di attività definite dalle norme vigenti. In ogni caso, resta il fatto che il laureato, triennale o magistrale che sia, non abilitato, ha una possibilità molto ristretta di lavoro nel suo ambito di conoscenze, e non può attribuirsi il titolo di Psicologo.
L’esame di Stato in oggetto nasce con l’applicazione della Legge 18 Febbraio 1989 n.56, intitolata “Ordinamento della professione di psicologo”.
Il laureato in Psicologia non può comunque accedervi se non dopo avere eseguito attività di tirocinio per mille ore, da svolgersi nel corso di un intero anno e non meno.
Le prove di esame, ancora nel 2019, consistevano in:
una prima prova scritta su aspetti teorici e applicativi della psicologia;
una seconda prova scritta in cui doveva essere redatto uno specifico progetto d’intervento psicologico;
una prova scritta applicativa, concernente la discussione di un caso clinico;
una prova orale sugli argomenti della prova scritta, sul tirocinio svolto, nonché su aspetti di legislazione e deontologia.
Se è pur vero che detto esame non aveva fama di essere annoverato tra i più difficili da superare tra gli Esami di Stato esistenti, d’altra parte si poteva osservare un notevole fenomeno migratorio di aspiranti psicologi, in disperata ricerca di sedi di esame aventi fama di maggiore bonarietà rispetto a quelle dove avevano conseguito la laurea.
Per quanto mi riguarda, decisi di affrontare la prova presso l’Università di Parma, dove avevo terminato gli studi. Preparazione e fortuna vollero che conoscessi gli argomenti proposti nelle consegne delle verifiche, così passai l’esame (non con il massimo dei voti debbo confessare) al primo tentativo. Per dovere di cronaca, riporto che in entrambe le sessioni previste nella sede di Parma nel 2019, circa il sessanta per cento degli iscritti non superarono l’esame, dunque qualche difficoltà doveva pur essere presente.
Nel 2020 arrivò il Covid, e con esso mutarono improvvisamente le modalità dei contatti sociali. Essendo impossibile effettuare Esami di Stato in presenza, si è ripiegato su un’unica prova orale a distanza. Fatto curioso, tale colloquio, per indicazione ministeriale, doveva essere equivalente nella sostanza a ben tre prove scritte e una orale svolte in presenza durante quattro giorni. Ogni colloquio, per raggiungere anche solo in parte tale obiettivo, avrebbe dovuto protrarsi per almeno qualche ora, cosa impossibile a realizzarsi. La stessa modalità di esame ancora permane nel 2023, nonostante l’emergenza Covid sia terminata. Infine, da quest’anno, iniziano i corsi di laurea magistrale in psicologia abilitanti alla professione da subito, alla fine del ciclo di studi. Si accenna a rinnovati percorsi di studio e tirocinio, spesso non meglio precisati. Si vedrà strada facendo. Unica certezza consiste nella riduzione delle ore di tirocinio post-laurea da 1000 a 750, da eseguirsi non più in un sesto anno fantasma, bensì nel corso del quinquennio di studi (qualcuno ha pensato che ben un quarto delle ore di tirocinio previste in origine sia del tutto inutile, con buona pace di quanti tale surplus di tempo lo avevano speso pensando di poterne trarre indispensabile esperienza professionale).
Dunque, un iter, quello dell’Esame di Stato per psicologi, quanto meno curioso, essendo passato dallo stato di significativa prova ufficiale in merito alla preparazione effettiva dei laureati, a elemento di secondaria (se non nulla) importanza. Una bella trasformazione, non c’è che dire, che lascia perplessi, e con un poco di amaro in bocca, coloro che hanno impiegato parecchi mesi di studio per acquisire la seria preparazione necessaria all’acquisizione dell’abilitazione (ovvio che ci siano stati anche laureati che non hanno aperto un libro e hanno tentato la sorte, qualche volta con successo, e altri, che pur impegnandosi, non hanno avuto fortuna). Ma attenzione, quel che spiace non è l’aver studiato cose comunque importanti, o avere lavorato quelle 250 ore in più acquisendo esperienza, è piuttosto vedere lo svilimento formale di quanto fatto con fatica e ansia di fallire.
QUARTO ANNIVERSARIO
Da quattro anni collaboro in modo continuativo all'operato dell'ambulatorio dedicato alla diagnosi e cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare, situato all'interno dell'Unità Operativa di Neuropsichiatria Psicologia Infanzia e Adolescenza dell'AUSL di Piacenza.
In questo periodo di tempo ho attivamente prestato la mia opera all'interno dell'equipe (psichiatra, nutrizionista, psicologo) deputata ai numerosi interventi terapeutici gestiti all'interno dell'ambulatorio in questione.
Le ore di colloquio di supporto psicologico individuale con i pazienti ha superato in questi quattro anni la quota 1100.
Ribadisco come questa frequentazione (in corso, come libera professionista incaricata da AUSL ) mi ha permesso di conseguire un'esperienza importante in merito alla gestione psicologica dei disturbi della sfera alimentare, nonché delle problematiche psicologiche di cui possono soffrire adolescenti e giovani adulti.
TERZO ANNIVERSARIO
Il tempo non si ferma, banale ma vero. Ho collaborato, come psicologa volontaria, per il terzo anno consecutivo all'operato dell'ambulatorio dedicato alla diagnosi e cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare (situato all'interno dell'Unità Operativa di Neuropsichiatria, Psicologia Infanzia e Adolescenza dell'AUSL di Piacenza).
Come accaduto negli anni precedenti, ho cooperato alla gestione di parecchi interventi terapeutici promossi dalla responsabile dell'ambulatorio, la dr. Graziella Filati (a lei un sentito grazie per l'opportunità concessami), medico psiconutrizionista.
Le ore di colloquio di supporto psicologico individuale con le giovani pazienti, ha superato in questi tre anni la quota 800.
Questa frequentazione (in corso) mi ha permesso di conseguire un'esperienza importante in merito alla gestione psicologica dei disturbi della sfera alimentare, nonché delle problematiche adolescenziali e della prima età adulta.
SECONDO ANNIVERSARIO
Sono trascorsi 2 anni da quando ho iniziato a prestare opera di volontariato come psicologa, presso l’ambulatorio preposto alla diagnosi e cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare (all’interno dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria, Psicologia, Infanzia e Adolescenza dell’AUSL di Piacenza).
In questo tempo ho partecipato a numerosi interventi terapeutici messi in atto dalla responsabile dell’ambulatorio, la dr. Graziella Filati (che desidero ringraziare per avermi permesso di assisterla), medico psiconutrizionista.
Personalmente ho svolto oltre 500 ore di supporto psicologico individuale (e in qualche occasione di gruppo) a giovani soggetti colpiti da anoressia, bulimia, obesità e disturbi collegati. In generale ho altresì avuto modo di affrontare il disagio psicologico che spesso si lega all’adolescenza, soprattutto quando vissuta in contesti non ottimali.
È stata, e continua a essere, una grande opportunità di acquisire, come psicologa, esperienza sul campo.
Considerando i buoni risultati terapeutici ottenuti dalle partecipanti al gruppo di sostegno per giovani affette da disturbi dell’alimentazione, da me organizzato nel primo semestre del 2020, ho deciso di ripetere l'iniziativa anche quest'anno. L'attenzione del gruppo, considerando l'età delle ragazze, sarà anche rivolta ai problemi adolescenziali in genere. L'esperienza è iniziata per il momento on-line (modalità comunque adeguata, come dimostrato dall'esperienza passata) per maggiore sicurezza personale di tutti, nei confronti di un eventuale contagio da Covid.
La professione di psicologo è frustrante quando non si riesce a supportare come si vorrebbe le difficoltà dell'altro.
GRUPPO DI SOSTEGNO 2020
Il gruppo di sostegno per giovani affette da disturbi dell’alimentazione, avviato su mia iniziativa nel mese di gennaio, presso il CENTRO STUDI E FORMAZIONE di via Nasalli Rocca, prosegue attualmente con successo attraverso collegamento audio-video telematico tra i componenti. In effetti, nonostante i limiti tipici del mezzo di comunicazione utilizzato, le partecipanti hanno raggiunto un buon grado di interazione verbale e di condivisione emozionale. Anche i colloqui psicologici personali da me recentemente svolti on-line, hanno dimostrato di possedere una discreta validità terapeutica. L’uso di questo strumento tecnologico sembra dunque permettere di mantenere, anche a distanza, il supporto psicologico alle persone in difficoltà durante i periodi di emergenza.
ARTICOLO SULL’ESPERIENZA DI SOLITUDINE NEL BAMBINO
Ѐ stato recentemente pubblicato (29 febbraio) un articolo, di cui sono coautrice, sulla rivista Current Psycology edita da Springer Science+Business Media, dal titolo “Self-concept, loneliness, and voluntary aloneness during late childhood”.
In esso vengono analizzati, in chiave statistica, i dati acquisiti da una ricerca effettuata attraverso la somministrazione di questionari atti a misurare aree relative al Sé, all’esperienza solitaria multidimensionale e alla solitudine volontaria, in un campione di bambini dagli otto ai dieci anni.
Rimandando all’articolo nella sua interezza (https://doi.org/10.1007/s12144-020-00675-7), si specifica che il contenuto riguarda l’esame delle correlazioni emerse tra il sentimento di solitudine provato dal bambino e il proprio concetto di Sé, considerato nei suoi vari aspetti, nonché quest’ultimo rapportato all’uso volontario della solitudine.