La prof.ssa Assunta Compagnone, D.S. del nostro Liceo
"In un'epoca di smarrimento politico e di ricomparsa di spettri fascisti, è compito fondamentale della Scuola avvicinare i giovani alla carta costituzionale, opera straordinaria dei padri costituenti che risulta essere trasversale a tutte le discipline scolastiche”.
Queste parole di Elena Falco, coordinatrice del Dipartimento di Filosofia e Storia del Liceo, hanno dato inizio, mercoledì 14 febbraio, al convegno "Vincenzo La Rocca, nolano costituente e l'articolo 4: parliamone oggi"
La Prof.ssa Elena Falco
Il Convegno ha visto ospiti d'eccezione: il dott. Franco Roberti, già Procuratore Nazionale Antimafia, il dott. Luigi Picardi, presidente del Tribunale di Nola, il prof. Luigi Pasciari, presidente dell'associazione Amici di Aldo Masullo, il prof.Umberto Ronga, costituzionalista ricercatore presso l’Università Federico II di Napoli.
Vincenzo La Rocca è stato un “principe del foro napoletano” - così Pasciari nel suo intervento - un intellettuale, un umanista impegnato politicamente che pure intratteneva una corrispondenza con D'annunzio. Con il Partito Comunista - cui aveva aderito dalla prima ora, venne chiamato alla “Commissione dei 75” per l’elaborazione del testo costituzionale, eletto poi alla Camera dei deputati, fu autore di interventisu Terra di Lavoro e questione agricola. Nel 1971 Terracini, che era stato presidente dell'Assemblea Costituente, ricordò il compagno di partito, a tre anni dalla sua morte, come uomo "di rango" che sapeva essere insieme "di popolo”, dotato di una ironia straordinaria, polemista capace di tenere una linea indipendente pur nel rigido PCI degli anni '50, La Rocca era in amicizia affettuosa con Togliatti, che pregò i compagni della segreteria napoletana di riportargli "don Vincenzino” a Roma, all'atto delle candidature alla seconda legislatura, nel '53.
Il Prof. Luigi Pasciari
Nato nel 1894, morto nel 1968, La Rocca è stato, secondo Pasciari, partecipe e protagonista attivo della storia del '900.
Ricordare un uomo politico nolano cui la nostra città dovrebbe rivolgere maggiore attenzione e onori diversi, è l'auspicio dell'Associazione Amici di Aldo Masullo, in occasione dei 50 anni dalla morte di Vincenzo La Rocca.
Il Dott. Umberto Ronga
Il Dottor Ronga riprende la definizione di Terracini: rileggendo gli interventi di La Rocca alla Camera, ci si rende effettivamente conto di come il nolano costituente coniugasse un'ampia visione complessiva ad una straordinaria capacità di rimanere vicino ai problemi locali del proprio collegio elettorale. Commissaro e referente del PCI per due legislature alla Commissione Giustizia della Camera, La Rocca ebbe modo di intervenire su questioni cruciali per la propria terra: l'acqua, le strade, la disoccupazione, la questione agraria.
I nostri padri costituenti, sostiene ancora Ronga, sono giunti ad un "compromesso”. E la parola “compromesso” deve qui essere intesa non solo come "patto", quanto soprattutto in senso etimologico, come una reciproca "promessa": la nascita di un’Italia nuova, riunita, migliore.
Non si deve pensare che sia stato semplice ed immediato: la Costituzione è prima di tutto un connubio di idee, opinioni e punti di vista differenti, conciliati perché, alla fine, compatibili. Basti pensare all’articolo primo ed alla sua ardua composizione, risultato di una travagliata mediazione: con i esempio, avrebbero voluto la dizione “Repubblica democratica dei lavoratori” ed il compromesso che infine si attestò sulla formula "fondata sul lavoro" che, oltre ad essere meno evocativa delle coeve esperienze in Europa centro-orientale, risultava soprattutto maggiormente inclusiva.
In questo lavoro composito, i diritti soggettivi trovarono bilanciamento negli interessi superiori dello Stato in cui tutti gli Italiani avrebbero potuto e dovuto riconoscersi.
Così l’articolo 3 della Costituzione coniuga e permea di senso l’art.4 sul diritto al lavoro, tentando di tenere assieme il principio di eguaglianza con le dinamiche politiche ed economico-sociali, donando concretezza alla promessa eguaglianza che quindi diviene eguaglianza di lavoratori, di individui che insomma, insieme, materialmente concorrono al benessere della società.
“Che cosa direbbero di fronte allo scenario odierno i nostri padri costituenti?”- è questa la domanda che si è posto Franco Roberti: “Direbbero sicuramente che la mancata attuazione dei principi costituzionali ha alimentato le criminalità organizzate le quali sfruttano le disuguaglianze per permeare di sé il nostro mondo”.
Il Procuratore prosegue con un paragone: “Il mafioso è un soggetto che risulta ai nostri occhi riprovevole, da condannare, estraneo alla società civile". Siamo invece ingenuamente più tolleranti nei confronti del corruttore, senza comprendere che genera a sua volta la corruzione che alimenta le mafie che corrompono ed erodono la nostra società.
“La dignità è il fondamento della Repubblica", il complesso di condizioni che rendono la vita degna di essere vissuta, purtroppo però questa viene calpestata dalle organizzazioni criminali”- continua Roberti.
La frustrazione della dignità è frustrazione di uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione. La lotta al lavoro nero è lotta contro un lavoro non dignitoso, non retribuito dignitosamente, organizzato entro imprese che non guardano alla dignità dei lavoratori.
I rapporti economici, in Costituzione, sono dunque sempre, per Roberti, innanzitutto, subordinati a principi di natura etica, prima che giuridica, e come tali vanno difesi.
Il Dott. Franco Roberti
Il Dott.Luigi Picardi
Citando Pericle, Luigi Picardi parla non solo di dignità e valori, ma introduce un aspetto nuovo: “Non ha senso parlare di diritti, se non si parla di doveri. Quando veniamo meno ai doveri che coinvolgono la collettività violiamo i valori indicati nella Costituzione. Una Costituzione che è un discorso sui valori”
Prosegue Picardi: “Il problema del lavoro è un problema di cultura: in questo paese per essere un cittadino devi avere una cultura del lavoro. Il lavoro è un momento di attiva partecipazione”.
Così che il diritto al lavoro corrisponde al dovere di impegnarsi in un’attività che concorra allo sviluppo sociale ed economico del Paese.
Corrispettivo di tale attiva partecipazione è anche, sostiene il Presidente del Tribunale di Nola, il diritto di contestare e ribellarsi a leggi ingiuste.
Come afferma Roberti “In questi ultimi settant'anni è cambiato il mondo, non possiamo rimanere fermi dinanzi ai cambiamenti. L'ordine mondiale dovrebbe dare una risposta al cambiamento e da qui diventa importante il dialogo e il confronto su ogni genere di problema”. Oggi “riflettiamo su una Costituzione che celebra 70 anni, e che inevitabilmente subisce i segni del tempo”
“La Costituzione dovrebbe cambiare - a questo punto - o i principi dei padri costituenti sono intramontabili?”
Lasciando la questione irrisolta, l’ex procuratore Roberti, cede a noi la responsabilità di una risposta perché, afferma: “Il destino e il futuro sono nelle vostre mani”.