Sono arrivato abbastanza tardi in questo variegato mondo delle macchine da caffè, a seguito di una serie di coincidenze che poco hanno a che fare con il caffè.
Nato a metà degli anni ‘50 in Ciociaria, a sud di Roma, laureato in ingegneria elettronica, lavoro dal 1982 nel campo dei servizi informatici. Dopo aver collezionato in età pre-puberale francobolli e Corriere dei Piccoli, avevo giurato a me stesso di non ricadere più in analoga solitaria attività, ma l'acquisto nel 2006 di una vecchia Pavoni Europiccola mi aveva proiettato in un nuovo mondo, che se non fosse stato turbato prematuramente dalla rottura della resistenza pochi giorni dopo l'acquisto, ora non sarei qui a raccontarvelo.
Quello che mi aveva affascinato della mia prima macchina a leva era il design, l'accurata progettazione e la qualità dei componenti. Un puzzle meccanico in cui ogni parte era stata progettata e integrata armoniosamente per dar vita ad un oggetto talmente perfetto da riuscire a rimanere sostanzialmente immutato fino ai giorni nostri.
Per un paio di anni le piccole macchine a leva della Pavoni sono state il mio solo obiettivo, comprate, smontate, pulite, fotografate, rimontate, provate e alcune rimesse in vendita per far spazio alle altre. Un paio di incontri fortuiti con centri assistenza che chiudevano la loro attività mi aveva consentito inoltre di entrare in possesso di strumenti originali e preziose informazioni.
E arriviamo al 2008. Improvvisatomi web master, ho iniziato a rendere disponibili sul mio sito www.francescoceccarelli.eu le informazioni che avevo accumulato sulle macchine da caffè La Pavoni e quella che era iniziata come una dilettantesca occupazione serale, ha cominciato a prendere corpo. Con il sito sono cominciati i contatti con altri collezionisti o semplici utilizzatori, da cui un crescente stimolo a migliorare ed arricchire il sito con frequenza e continuità.
E un anno ancora è passato per rendermi conto che il mondo era più vario di quello che immaginavo e che dalla Arrarex alla Zerowatt molte erano ancora le belle cose da scoprire.
Con lo stesso impegno e determinazione con cui avevo iniziato, ecco estendere il mio interesse a tutte le macchine da caffè a leva prodotte dagli anni '50 ad oggi. Dalle più note e blasonate Gaggia e Faema alle più sconosciute Radaelli o Pedretti. Circa 60 marchi classificati di cui molti con approfondimenti su storia e modelli e più di un centinaio di macchine descritte su schede analitiche.
Un lavoro ripagato dalle decine di migliaia di visite avute e dai molti contatti con collezionisti, consumati utilizzatori o aspiranti tali. Con molti di loro si è creato inoltre un rapporto di fiducia e amicizia consolidato negli anni, così da poter vantare punti di riferimento in quasi tutti i paesi del mondo: australia, stati uniti, taiwan, germania, francia, austria, olanda, israele, nuova zelanda, ecc.
Anche se ogni macchina ha un suo fascino da cui traspare senza pudore il genio italico (non me ne vogliano spagnoli, svizzeri e francesi), per me la Gaggia Gilda primo modello è la vera antesignana di tutte le macchine a leva, sarà forse per la forma cilindrica, i componenti in alluminio, le incisioni che la impreziosiscono, ma è l’unica macchina in grado di trasmettere emozioni che trascendono l’aspetto puramente funzionale. Toccare per credere!
Sogni nel cassetto (macchine desiderate): piccolobar, mokacream, espressina e tante altre che non ho ancora avuto modo di recensire sul sito