Linchetto
Da bambino passavo le giornate con mia nonna in una casa di campagna. Accanto all'abitazione correva una strada e, subito oltre, si stagliava un oliveto ripido e scosceso, un luogo magnetico ma pericoloso per un bimbo della mia età. Per evitarmi guai, la nonna usava un'arma infallibile: "Non andare di là, perché c'è il Linchetto!".
Il Linchetto, nel folklore delle nostre terre, non è un mostro cattivo, ma un folletto dispettoso. Si diceva che di notte entrasse nelle stalle per annodare le criniere dei cavalli o che si divertisse a intrecciare i capelli di chi dormiva. Per me, però, era una presenza reale da cui stare alla larga; così, senza volerlo, quel folletto mi faceva da custode invisibile, tenendomi al sicuro al di qua della strada.
Crescendo, la paura si è trasformata in curiosità. Un giorno, durante una delle mie lunghe passeggiate nel bosco, scorsi in lontananza una figura strana. Avvicinandomi a un poggio, mi apparve un viso inquietante scolpito nel legno. La mente tornò subito alle parole di mia nonna: "Allora il Linchetto esiste davvero!" mi dissi.
Da quel giorno non ho più smesso di cercarlo. Nelle rughe della corteccia, nelle cavità della terra e negli intrecci dei rami, ho iniziato a scorgere i tratti di molti Linchetti: alcuni buffi, altri più severi, tutti custodi silenziosi di quel mondo selvaggio che oggi non mi fa più paura; anzi, oggi mi sento protetto dalla loro presenza.