Nuova soggettività. L'architettura tra comunicazione e informazione
di Antonino Saggio
Nuova soggettività. L'architettura tra comunicazione e informazione
di Antonino Saggio
Il saggio di Antonino Saggio riflette sugli sviluppi auspicabili dell’architettura contemporanea, alla luce della rivoluzione informatica. L'autore sostiene che la tecnologia digitale non debba essere vista solo come strumento, ma come motore profondo di trasformazione linguistica e concettuale dell’architettura.
Dopo un confronto storico con l’esperienza del Bauhaus, dove si affermava una “Nuova Oggettività” razionale e funzionale, Saggio evidenzia come oggi l’architettura stia riacquisendo una valenza simbolica e narrativa. Esempi come il Guggenheim di Bilbao o la Sydney Opera House mostrano come l’edificio diventi nuovamente monumento comunicativo, catalizzatore di immaginari collettivi.
La vera rivoluzione, tuttavia, è più profonda: l’informazione è oggi la sostanza stessa della nostra realtà e, dunque, dell’architettura. Questa si esprime attraverso il concetto di interattività, che si articola in tre livelli:
Interattività fisica, con edifici capaci di adattarsi dinamicamente.
Interattività scenica, legata all’uso di proiezioni e superfici comunicanti.
Interattività progettuale, con modelli digitali dinamici che ridefiniscono i processi di concezione e gestione dello spazio costruito.
Il saggio si chiude con l’idea che, superata la "Nuova Oggettività", l’architettura contemporanea debba orientarsi verso una "Nuova Soggettività": un’architettura centrata non più sui bisogni collettivi standardizzati, ma sui desideri individuali e sulle esperienze sensibili delle persone.
COMMENTO
Il testo di Saggio è una riflessione densa e lucida che coglie con anticipo temi oggi centrali: architettura informazionale, design parametrico, interattività ambientale. La sua forza risiede nel collegare storicamente i passaggi culturali e tecnologici — da Gropius a Gehry, da Taut al BIM — per spiegare come la rivoluzione digitale stia cambiando non solo il modo di progettare, ma il modo di pensare l’architettura.
Il passaggio da "funzione" a "narrazione", da "trasparenza" a "interattività", segna una svolta epocale: l’architettura torna a raccontare, ma in un linguaggio nuovo, legato all’informazione, ai dati, alla reattività.
Saggio evita di cadere nella retorica tecnologica: non celebra acriticamente l’innovazione, ma ne esplora le implicazioni culturali, etiche e poetiche, chiedendosi cosa può diventare l’architettura in un mondo dove la realtà è sempre più un intreccio di reti e simboli.
In conclusione, il saggio è un invito a superare l’estetica della macchina per abbracciare un’architettura relazionale, dinamica, e umanamente significativa — una nuova soggettività architettonica.