Anche le grandi istituzioni storiche pubbliche o private hanno dei momenti di rilassamento e di stanchezza, capita pure agli Stati e ai grandi imperi. Non si può correre nella Storia sempre a passo di corsa con l’entusiasmo degli inizi per molti anni o per secoli attraverso più generazioni.
Il sonno e la stanchezza trapassano nell’oblio e nell’estinzione; proprio come una persona che si spegne dopo lunga malattia. Altre volte si estinguono per l’azione violenta o subdola di pericolosi nemici, diversamente ancora scompaiono per l’incalzare di cambiamenti storici ai quali non sanno reagire. A volte invece continuano a sopravvivere, silenti e invisibili, insospettabilmente vivi e vitali, seppure dormienti, come fuoco sotto la cenere, e, proprio come il fuoco nascosto, all’improvviso riprendono energia e forza e hanno nuova vita, scatenano altri incendi, fanno nuovamente parlare di sé, di nuovo diventano protagonisti. È questa un po’ la storia del nostro gruppo – ormai uno dei più antichi d’Italia – che ha rischiato di non sopravvivere al trauma della scomparsa dei grandi padri fondatori, Fogliato, Zambelli, Rosso e tutti gli altri, e se ne stava dormiente da molti anni, vecchio e acciaccato, asmatico.
La seconda e la terza generazione dei soci si sono trovate nella bufera indotta da una temperie storica che ha visto raggruppati in pochi decenni i più grandi cambiamenti della Storia umana.
E invece no! Morto non era, se ne stava soltanto silente e attonito a guardare, a prendere le misure, a pensare, anche a riposarsi; ma ora siamo di nuovo presenti e guardiamo in avanti e vogliamo partecipare, dire la nostra, lavorare, leggere, ricercare, studiare e cavare, rimettere le mani nella nuda terra che custodisce il passato di tutti. Questa è la missione di un gruppo archeologico e di una prestigiosa istituzione culturale come la nostra.
A volte ritornano, direbbe qualcuno, ma non siamo mai andati via; questo deve essere chiaro.
Se ci sei batti un colpo… sì… è giusto,
la gente vuole sentire qualche rumore,
come prova dell’esistenza in vita,
magari anche solo un rantolo… o addirittura un grido.
Ad un sonoro grido, non certo ad un rantolo,
assomiglierà il nostro “colpo”, il
rumore forte del nuovo corso, della
nuova storia, che poi è il seguito della vecchia.
Credo che sia una buona mossa questa di far uscire un nuovo numero del Bollettino, che sarà contrassegnato con il numero 11, dopo il 10 dell’ormai lontano 2002.
Questo, nel segno della continuità e della coerenza con il nostro passato. L’occasione ci viene dalla recente scomparsa di Aureliano Bertone, socio di antica data e sempre buon amico del gruppo. La sua vicenda personale di ricercatore e archeologo è rimasta intrecciata con quella di Ad Quintum per molti decenni e parte di quello che siamo diventati lo dobbiamo anche a lui e forse, come sempre accade nelle cose della vita, anche lui ha mutuato qualcosa da noi, a partire dalla sua salda amicizia con i nostri fondatori fin dai primi anni Settanta.
Abbiamo pensato per questo di iniziare questo numero del Bollettino con un suo ricordo.
Nel corso del tempo, infatti, Ad Quintum ha inteso superare la univoca e particolare vocazione “archeologica” degli inizi per allargare i suoi interessi alle scienze storiche ed antropologiche collegate, optando per definirsi “Associazione Scientifica e Culturale”.
Gian Paolo Spaliviero