Cenni di storia sui monaci della Real Certosa di Collegno
I monaci certosini, originari dalla Grand Chartreuse di Grenoble, dopo molte vicissitudini, si erano trasferiti nel priorato di Avigliana, ma nel 1629 dovettero lasciarlo per ordine del duca Carlo Emanuele I di Savoia in quanto si era reso necessario far ampliare le fortificazioni, ma con l’assicurazione di trovar loro un nuovo monastero. Alla scomparsa del Sovrano, le gravose vicende politiche non permisero al figlio Vittorio Amedeo I di mantenere la promessa, e alla sua morte, avvenuta nel 1637, la vedova Maria Cristina di Francia ne assunse l’impegno.
Così la Duchessa, dopo aver incontrato a Grenoble il fratello re Luigi XIII di Francia ed il Cardinale Richelieu, si recò nell’abbazia della Grand-Chartreuse per pregare con i monaci, rinnovando alla Vergine il giuramento dei Savoia con il voto di far erigere una Certosa nei pressi di Torino.
Grazie al suo munifico dono, nel 1641 i Certosini poterono trasferirsi a Collegno dove rimasero per oltre 200 anni, dedicandosi anche alla coltivazione delle erbe officinali gestendo anche una Farmacia per la vendita di medicinali che diventarono famosi anche all’estero.
La loro proverbiale longevità era dovuta ai ritmi di vita sani e regolari, ma anche alla dieta alimentare intelligente ed equilibrata che prevedeva ogni tanto anche qualche dolce.
Dalle loro ricette originali, solo in parte rielaborate, è stata creata questa antica prelibata torta che attesta nel tempo l'eccellenza gastronomica dei prodotti del Piemonte.
Il complesso monastico, progettato dell’ingegnere Maurizio Valperga, visibile nell'incisione del Theatrum Sabaudiae, si arricchì man mano di opere architettoniche ed artistiche, e con l’apporto di Filippo Juvarra venne realizzato l’ampliamento settecentesco ed il maestoso portale d’ingresso.
Fanno parte del complesso della splendida Real Certosa di Collegno le Tombe dei Cavalieri della SS.ma Annunziata presso la Chiesa omonima, l’Haula Hospitalis.
Nel 1853 la struttura venne destinata a Regio Manicomio per cui furono realizzati, su disegno del torinese Pietro Fenoglio, dei "padiglioni" che, dagli anni ottanta, con la chiusura definitiva delle strutture psichiatriche, sono stati destinati a servizi pubblici, mentre il parco di circa 400.000 mq. ospita importanti eventi culturali e spettacoli musicali.