Il settore della Necropoli arcaica di Dermech in corso di scavo da parte dell'INP e "La Sapienza" di Roma (foto 2021).
LA NECROPOLI E LE TIPOLOGIE FUNERARIE
L’area della necropoli fenicia e punica indagata dalla Missione è localizzata nel tratto nord-occidentale dell’insula 7, compresa tra il Cardo XVI e il Decumano IV dell’antica centuriazione romana, in un'area che si estende per circa 140 m2, in lieve pendenza da nord verso sud.
Nel cuore dell’area, a pochi centimetri di profondità, emerge la tenera roccia vergine entro la quale furono ricavate durante il periodo arcaico (VII-VI secolo a.C.) diverse sepolture.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante il periodo del Protettorato francese, quest’area divenne oggetto di scavi archeologici da parte di Maurice Vezat. Gli scavi della Mission archéologique française del 1950, tuttavia, sono ad oggi inediti.
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Sezione e pianta di una delle tombe a camera ipogea con pozzetto d'accesso verticale.
Vista zenitale di una delle tombe a fossa della necropoli arcaica.
Al momento dell'ultima campagna del 2023 sono dodici le tombe individuate nell'area in esame: otto del tipo a fossa, tre a camera con pozzetto d’accesso verticale e una costruita con finta copertura a doppio spiovente.
L’orientamento E-O della maggior parte delle tombe mostra come, a partire da un momento avanzato del VII secolo a.C., fosse già avviato un piano architettonico unitario del cimitero.
Le tombe, al momento dello scavo, sono state trovate per la maggior parte colme di terreno di riporto o di dilavamento. L’assenza dei corredi e delle sepolture è legata da una parte agli scavi degli anni Cinquanta rimasti inediti, dall'altra alle attività edilizie d'epoca successiva all'impianto della necropoli.
Nuovi dati da un saggio di scavo aperto a sud del settore funerario (vedi a seguire nel testo), potrebbero fornire però ulteriori elementi per la ricostruzione del paesaggio funerario arcaico di Cartagine.
L'AMPLIAMENTO MERIDIONALE
Proseguendo nella disamina delle attività effettuate dalla Missione congiunta tuniso-italiana a Dermech, a sud del settore funerario è stato aperto un saggio di scavo di 10 m di lunghezza che ha permesso di distinguere con chiarezza le fasi che si susseguono a Cartagine dopo lo sfruttamento di quest'area come cimitero (fig. a destra). Lo scavo ha restituito un’articolata e complessa sequenza stratigrafica, non inficiata dagli scavi degli anni Cinquanta, che copre oltre otto secoli di storia della città antica, dalla realizzazione della necropoli nel VII secolo a.C. all’edificazione del complesso sistema termale nel II secolo d.C.
Il piano forato della fornace punica individuata nell'ampliamento
A sinistra l'area funeraria, a destra l'ampliamento del 2023-2024.
Tra i principali risultati delle campagne archeologiche si annovera l'individuazione e lo scavo di una fornace punica a pianta approssimativamente circolare.
Questa, rimasta in uso fino alla metà del IV secolo a.C., è stata rasata e sconvolta dagli interventi edilizi d'epoca successiva ma, al momento della scoperta, conservava ancora parzialmente il piano di cottura forato (fig. a sinistra).
Tra i ritrovamenti si annoverano prevalentemente anforacei e ceramiche da mensa di tradizione punica databili dalla fine del V secolo a.C. ma anche distanziatori in terracotta e abbondanti scarti di lavorazione.
La scoperta di un tubulo ovidale indica che la fornace avesse una copertura a volta.
Le più antiche tracce della frequentazione fenicia a Dermech (VIII secolo a.C.)
Lo scavo sistematico all'interno dell'ampliamento, oltre a fornire dati utili sulla storia e sullo sviluppo del sito, ha portato all'individuazione del pianoro roccioso entro il quale erano ricavate le tombe.
Sotto i resti della fornace punica (vedi sopra) è stato messo in luce quello che può essere considerato il limite meridionale della necropoli di Dermech segnalato dalla presenza di un taglio regolare (F.401) che suggerisce la presenza di una tomba la cui realizzazione non è mai stata portata a termine. Verso sud, la roccia vergine è irregolare, non antropizzata. In questo punto si distinguono alcune fossette di forma approssimativamente circolare con reperti databili all'VIII secolo a.C.
Le future indagini archeologiche da parte della Missione congiunta tuniso-italiana INP-Sapienza, grazie all'ampliamento dell'area di scavo e l'approfondimento dello stesso, permetteranno una lettura interpretativa più chiara. Le fosse sono preliminarmente interpretabili come sepolture ad incinerazione precedenti
IL SETTORE B
Il Settore B è un saggio di scavo aperto nel 2021 a sud del Settore A. Nel 2024 sono riprese le indagini archeologiche che hanno portato alla scoperta dei resti di un quartiere artigianale di età punica (IV-III secolo a.C.).
Le scorie di ferro e la presenza di alcuni oggetti di metallo spezzati suggeriscono l'esistenza di attività metallurgiche nell'area.
La scoperta di un'iscrizione punica coeva in cui si legge un'antroponimo costruito a partire dal nome "Kothar", l'Efesto ugaritico, restituisce un'immagine vivida del passato della città di Cartagine e l'importanza delle attività artigianali in quest'area.
Nel 2025 le indagini archeologiche hanno messo in luce i più antichi livelli d'occupazione di Cartagine in questo settore della città contribuendo a redifinire il concetto di interrelazione culturale. Insieme a vasellame fenicio, infatti, erano anche ceramiche autoctone-libiche e importazioni dalle circostanti regioni del Mediterraneo.
Evidenze di attività artigianali nel saggio di scavo aperto nel Settore B
Il Settore C di Dermech, evidenze archeologiche delle fasi più tarde della città antica.
IL SETTORE C
Il Settore C corrisponde all'area più meridionale del sito di Dermech investigato dalla Missione.
Aperto nel 2025 al fine di ottenere una sequenza stratigrafica completa, al momento questo settore restituisce i resti della città paleo-cristiana e bizantina (IV-VII secolo d.C.), dimostrando la straordinaria continuità di vita del quartiere di Dermech.
Le indagini future potranno fornire nuove e più accurate evidenze per le suddette fasi e consentiranno di osservare il rapporto tra la città fenicio-punica e la città romana.
UN EDIFICIO IPOGEO CON DEDICA A ESCULAPIO
La necropoli arcaica è delimitata ad est, da una struttura rettangolare, rimaneggiata probabilmente in età bizantina, divisa in anticamera e vestibolo con ingresso a cinque gradini.
ll piccolo edificio, orientato NNE-SSO, aveva le pareti originariamente intonacate di bianco e presenta lastricati di marmo (opus scutulatum) alternati a mosaici con decorazioni essenziali (opus tessellatum): a semplici tessere bianche nell’anticamera e a motivo floreale stilizzato su fondo bianco nel vestibolo.
All'ingresso si trova un blocco di marmo bianco, un architrave reimpiegato, con iscrizione in latino nella quale si legge “IVUSSU DOMINI AESCV[LAPII]”.