Sono cinque (2021-2025) le campagne di scavo, ricerca e valorizzazione condotte a Cartagine da parte della Missione archeologica INP-Sapienza (MAC).
La missione opera all'interno di due settori dell'antica città dove si susseguono numerose fasi d'occupazione che coprono un periodo di diversi secoli, dall'età fenicio-punica fino a quella bizantina.
Il primo settore, sito nel parco archeologico delle Terme di Antonino, è la necropoli arcaica di Dermech (VII-VI secolo a.C.). Si tratta di un'area funeraria nella quale si dispongono regolatamente tombe a fossa o con pozzetto d'ingresso verticale e camera ipogea scavate nel friabile banco roccioso.
Il secondo settore, all'interno del parco archeologico delle cd. "Ville Romane", è la necropoli punica dell'Odéon (V-II secolo a.C.), dal nome della collina sulla quale sorge. L'area è contraddistinta dalla presenza di tombe con corridoio d'accesso costruite con grandi lastre di calcare sapientemente squadrate.
I risultati preliminari delle campagne sono riportati all'interno dei report di scavo pubblicati sulla rivista di Classe A "Vicino Oriente".
Cartagine, Necropoli di Dermech (parco archeologico delle Terme di Antonino).
Dettaglio di figurina in terracotta punica (VI-V secolo a.C.)
Uno degli obiettivi della Missione congiunta INP-Sapienza a Cartagine è l'esplorazione di un settore della necropoli arcaica di Dermech (36°51’17.95N 10°20’1.00”E) sita all’interno del parco archeologico delle Terme di Antonino, sulle pendici meridionali della collina di Borj-Djedid.
Tra i monumenti all’interno del parco, prime per magnificenza sono le terme pubbliche del II secolo d.C. (fig. in alto) realizzate per volere dell’imperatore Antonino Pio (138-161 d.C.) tra il 157/159 e il 162 d.C. Queste, dopo la distruzione di Cartagine del 146 a.C., rappresentano uno dei più grandi e ambiziosi progetti pubblici a carattere monumentale della nuova Cartagine romana: con un’estensione di quasi 18.000 m2 sono il complesso termale più esteso delle province d’Africa. Il fabbricato monumentale, nonostante il rapido declino iniziato almeno a partire dagli inizi del V secolo d.C. parallelamente alla conquista vandala del 439 d.C., resterà in uso fino al VII secolo d.C.
Insieme alle rovine di età imperiale e del periodo bizantino, all’interno del parco delle Terme di Antonino sono documentati anche i resti della più antica città punica tra i quali si annoverano una fornace punica a pianta circolare, ancora visibile nei pressi della basilica di Dermech II, e alcune tombe – a fossa, a camera o costruite – databili tra VIII e VI secolo a.C.
La necropoli punica dell'Odéon (36°51’26’’N 10°19’49.5’’E) prende il nome della collina sulla quale sorge e si trova all’interno del cosiddetto "quartiere delle Ville Romane".
Come suggerisce il nome, all'interno del parco archeologico spiccano per eccezionalità del ritrovamento e qualità dello stato di conservazione tre ville romane del III-IV secolo d.C. (fig. in alto): la Maison de la Volière, la Maison de la Rotonde e la Maison du Cryptoportique.
Questi edifici straordinari, insieme al teatro romano e al monumento semicircolare cosiddetto Odéon, visibili sulla sommità del colle, costituiscono i più celebri e visitati monumenti del parco archeologico.
Quest'ultimo, però, ospita anche una serie di tombe costruite di periodo punico datate tra IV e II secolo a.C. che costituiscono una parte della cosiddetta "Necropoli Barca" e restituiscono un spaccato della storia più recente della capitale punica.
La necropoli è tristemente nota grazie ai racconti del filosofo e apologeta cristiano di natali cartaginesi Tertulliano che fu testimone dello spoglio e della distruzione delle tombe in occasione della costruzione dell’Odéon agli inizi del III secolo d.C. e che descrisse l'accaduto nel suo De carnis resurrectione.