Il processo visivo può essere definito come L’abilità di captare l’informazione visiva e di valutarla come base decisionale dei nostri pensieri e delle nostre azioni (Marr, 1982) nonché come L’abilità globale del cervello di estrarre, elaborare ed agire sull’informazione presentata alla retina (Cool, 1997).
Tali definizioni presuppongono che l’aspetto sensoriale sia solo l’inizio di quello che è il più complesso sistema percettivo nell’uomo: la visione. La visione è un processo che sta alla base di diversi modelli di lettura (Cornoldi, Miato, Molin e Poli, 1985;Sartori, 1984). In questo senso, la visione è un primo ed indispensabile passo nell’ambito delle attività di lettura, infatti nessuna forma di lettura, a eccezione del Braille, è possibile prescindendo dall’informazione visiva.
In letteratura sono riportate numerose evidenze del fatto che molti soggetti dislessici possano presentare un concomitante deficit di tipo visuo-percettivo (Ciuffreda e Tannen,1995; Evans, 2004; Garzia, 1994; Garzia1996).
E’ tuttavia ancora dubbio il ruolo di tale deficit all’interno del processo di lettura, ovvero non vi sono prove del fatto che i problemi visuo-percettivi siano una causa sufficiente o necessaria del manifestarsi di DSA (Garzia e Franzel,1996; Frith, 2003). Tuttavia anche non considerando gli aspetti visuo-percettivi un elemento primario nello sviluppo delle difficoltà di apprendimento è plausibile ipotizzare che tali fattori possano comunque incidere sulle abilità di letto-scrittura nei bambini in età scolare. (Evans, 2004;Garzia, 1994; Garzia, 1996; Garzia e Franzel,1996; Frith, 2003; Birnbaum, 1993). Gli aspetti che possono essere coinvolti nella dislessia sono molteplici e, in uno specifico caso, può essere presente più di un fattore contributivo (Garzia, 1996). I problemi visuo-percettivi e quelli fonologici non dovrebbero essere considerati come contrapposti, perché la presenza di uno non esclude necessariamente la presenza dell’altro, è pertanto possibile che le due condizioni possano essere presenti in comorbilità nello stesso soggetto ( Tacconella giugno 2006 “ruolo dell’optometrista..”) influenzandosi reciprocamente in una spirale negativa che riduce ulteriormente le capacità di apprendimento del singolo soggetto.